Crisi, l’allarme della Fimmg: gli italiani non si curano più

medici di famiglia

Anche i medici di famiglia "sentono" gli effetti della crisi economica

Villasimius – Una crisi economica ha ripercussioni su molti aspetti della vita quotidiana: cambiano i consumi alimentari, si rinuncia ai divertimenti come il cinema o il teatro, si fa economia sull’abbigliamento e si tagliano le spese non necessarie per arrivare a fine mese; ma gli italiani sembrano aver intaccato, in nome del risparmio, anche le spese per il bene più prezioso di tutti: la salute.

Per la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, che in questi giorni è riunita a congresso nella città sarda di Villasimius, la congiuntura economica ha minato ancor più il rapporto paziente-medico, già non idilliaco per alcune categorie professionali, come i dentisti, che risentono di un tariffario spesso inconciliabile con lo stato attuale degli stipendi.

La disaffezione alla figura professionale del medico non colpisce però solo gli specialisti, ma anche il medico di famiglia, una figura da sempre referente nell’ambito sanitario, poiché conosciuta da più tempo e con la quale spesso il paziente costruisce un legame quasi affettivo, di complicità. Proprio secondo i medici di famiglia, la quasi totalità dei pazienti ricevuti negli ultimi mesi (l’88%, per la precisione) presenterebbe i classici sintomi dello stress. Da questi arrivano altre statistiche, tanto interessanti quanto preoccupanti: in media, il 64,6% trascura la propria salute, addirittura al Sud sono quasi il 72%, quasi i tre quarti della popolazione che rinuncia a curarsi pur di non pesare sul bilancio domestico.

Addirittura, il 65% delle persone ha fatto sapere che rifiuta di sottoporsi a controlli approfonditi e visite specialistiche per paura di essere discriminato sul posto di lavoro, apparendo così debole e malato, con la conseguenza implicita di mettere a rischio il proprio posto di lavoro, una “fortuna” alla quale al giorno d’oggi, con la disoccupazione che galoppa verso l’11%, non si rinuncia, anche a costo di qualche acciacco in più.

Per il centro studi Fimmg, infatti, «la crisi incide sul destino della salute della popolazione, che aumenta le diseguaglianze accentuando la divaricazione dei contesti sociali,  che è in grado di condizionare il lavoro e la funzione del medico di medicina generale. Gli italiani stanno peggio, rinunciano a curarsi, hanno la priorità del lavoro e rimandano le cure con ripercussioni potenzialmente devastanti, tutte da valutare».

Il lavoro è importante, fondamentale, per fuggire a dinamiche di povertà che sembrano essersi radicate in maniera patologica. La salute, tuttavia, non può prescindere da nessun lavoro, e in tal senso si deve operare affinché vi sia una quanto mai necessaria, e civica, commistione tra mondo del lavoro e mondo della salute, a garanzia di due aspetti fondamentali della vita.

Stefano Maria Meconi

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