Crisi. La Ue promuove i conti italiani con un buco di 8 miliardi

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Olli Rehn

Roma – Insomma l’Italia ha o non ha bisogno di una manovra di correzione aggiuntiva ai fini del pareggio di bilancio?

Il mistero aleggia sul Paese da quando ieri la Commissione europea ha presentato il documento di pareggio di bilancio in equilibrio in termini strutturali, ovvero la documentazione che espone lo stato di salute economico/finanziario italiano secondo il raggiungimento del rapporto deficit/Pil nei parametri Ue.

Il rapporto non è in linea, ovvero non è pari allo zero e questo si sapeva. Lo esplicava anche il Documento di economia e finanza approvato dal Governo, secondo cui si prevedeva un deficit sul Pil del 1,4% nel 2012 e un Pil in crescita dello 0,5% nel 2013. Dunque, fin qui, il noto. Il mistero inizia subito dopo.

Secondo il rapporto presentato a Bruxelles si dice che, in termini strutturali, l’Italia può raggiungere il pareggio sia pur con ‹‹un aggiustamento aggiuntivo di oltre mezzo punto percentuale del Pil››. Una dichiarazione che potenzialmente aveva il fragore di una bomba lanciata a mercati aperti. Infatti la bomba è stata prontamente disinnescata. Mezz’ora dopo il comunicato, il vicepresidente della Commissione Olli Rehn ha dichiarato ufficialmente che ‹‹l’Italia non ha bisogno di nuove misure di risanamento›› perché gode di ‹‹Un deficit strutturale bilanciato nel 2013››.

Insomma a sentire Rehn non occorrono correzioni dei conti però ascoltando il report della Commissione, l’aggiustamento sarà inevitabile. Rehn dipana il problema: le manovre adottate dal Governo sono sufficienti. Felice affermazione per cui il premier Mario Monti si è congratulato con se medesimo un secondo dopo. Solo che l’assicurazione pone ulteriori quesiti.

I risultati sul rapporto debito/Pil della Commissione sono ancora più negativi di quelli varati dall’Esecutivo. Secondo Bruxelles nel 2012, il debito pubblico salirà al 123,5% per scendere solo del 121,8% l’anno seguente. Il che produrrà – dice la Commissione – un rapporto debito/Pil di -2% nel 2012 e di -1,1% nel 2013, quindi molto peggio di quello 0,5% certificato dal Governo con la manovra Salva Italia.

Tutto ciò per i finanzieri di Bruxelles si traduce in ‹‹oltre mezzo punto percentuale del Pil››, appunto, ovvero circa 8 miliardi che non ci sono.

Per Rehn, pare di  capire, la cosa non è grave perché nel bilancio continentale sono poco più di bruscolini, tanto più che – dicono alcune fonti europee – Bruxelles ha deciso di dare fiducia all’Italia in ragione dell’ ‹‹ambiente macroeconomico››. Per l’Italia con tassazione record stabile a oltre il 50%, invece, la cifra è tutto tranne che irrisoria e dunque è inevitabile tornare alla domanda : l’Italia avrà o meno bisogno di altri accorgimenti strutturali? Ancora. Poiché quegli 8 miliardi non sono abbuonati sulla simpatia, dove il Governo ha intenzione di raggranellarli, tenuto conto che ‹‹gli interessi sul debito continueranno a crescere››, parola di Ue, e i nostri Titoli di Stato implicheranno un esborso sempre maggiore?

Dice la Commissione: le misure adottate porteranno ad un avanzo primario del 3,4% nel 2012 e del 4,5% nel 2013. Buona notizia ma senza i tagli strutturali di egual misura agli accorgimenti fiscali – sforbiciata dei 10.000 impiegati pubblici a tutti i livelli e abbattimento della spesa pubblica improduttiva di almeno il 30%- il risparmiato ce lo mangiamo ancora prima di averlo messo in cassa. Dunque, come si fa?

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Cariche della polizia contro i manifestanti davanti ad una sede di Equitalia (Napoli)

In attesa di conoscere la risposta viene da pensare al recente passato. La spending review è stata poco più di una presa in giro. Più che altro una serie di dichiarazioni seguite alla nomina di altri tecnici in supporto ai Tecnici che, tutti insieme, non hanno saputo fare nulla di più che chiedere consulenza agli italiani. Dunque, si potrebbe concludere che, malgrado le rassicurazioni di Bruxelles, se al Governo serviranno altri denari, la fonte in cui li pescherà sarà sempre la stessa: le tasche della gente. Solo che oggi il clima è diverso: le sedi di Equitalia sono oggetto di atti violenti, gli ispettori del Fisco vengono picchiati. Ammonisce il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli: ‹‹E’ sbagliatissimo prendersela con Equitalia. Equitalia non è il nemico ma è lo Stato››. Vero.  Anzi sacrosanto. Solo che Grilli non evidenzia il problema: Equitalia è presa di mira proprio perché ritenuta espressione dello Stato fattosi inefficiente e ladro. E dunque nemico. Pericoloso. Pericolosissimo.

Chantal Cresta

foto || ansa.it

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