Crisi: i sei punti del patto sociale tra sindacati, imprese e governo

Sei punti presentati dalle parti sociali (sindacati e imprese) al governo. Sei punti concordati quasi all’unanimità – con il dissenso parziale della Cgil su uno dei punti – e sottoposti al ministro dell’Economia Giulio Tremonti e al premier Silvio Berlusconi nel vertice anticrisi in corso a Palazzo Chigi.

Palazzo Chigi (cn24.tv)

Tremonti ha garantito di voler proseguire nella strada intrapresa per la riforma fiscale, mentre Berlusconi ha detto di essersi convinto che entro settembre si giungerà ad un accordo complessivo tra le parti, poiché solo «la partecipazione di tutti gli attori economici e sociali può favorire un’uscita condivisa dalla crisi».

Sindacati ed imprese hanno sottoposto sei punti che necessitano di provvedimenti per uscire dalla crisi: pareggio di bilancio nel 2014, costi della politica, liberalizzazioni e privatizzazioni, sblocco degli investimenti, semplificazioni e pubblica amministrazione, mercato del lavoro.

Per il pareggio di bilancio le parti hanno chiesto «provvedimenti strutturali capaci di incidere sulle tendenze di fondo della spesa pubblica». Sui costi della politica si è chiesto di anticipare da subito le riduzioni contenute nella manovra. Non è stata ritenuta necessaria l’istituzione di una Commissione per valutare i tagli da fare in relazione agli standard europei. In merito a privatizzazioni e liberalizzazioni si è convenuta la necessità di avviare un grande piano combinato, da mettere subito in atto.

Lo sblocco degli investimenti è stato invece richiesto con misure eccezionali, per le opere che siano già state finanziate con risorse pubbliche e private. Per la Pubblica Amministrazione e gli strumenti di semplificazione si è ritenuta valida l’impostazione governativa, ma si è ritenuto necessario esortare la rapida approvazione dei provvedimenti all’esame del Parlamento. Concludendo con il mercato del lavoro, le parti sociali si sono dette intenzionate a proseguire l’impegno per modernizzare le relazioni sindacali.

La Cgil, nella persona di Susanna Camusso, si è detta non d’accordo solo con le proposte di privatizzazione, in quanto «privato non sempre è meglio e più efficace del pubblico».

Redazione

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