Crisi Governo. Il Porcellum aumenterà il caos dei partiti favorendo gli anti-casta

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Beppe Grillo

Roma – Finora, la cosa più sensata, l’ha detta il presidente della Camera Gianfranco Fini intervistato a Che tempo che fa: ‹‹Purtroppo andando a votare con questa legge elettorale non c’è la certezza che ci sia una maggioranza tanto per governare alla Camera quanto al Senato››. Parole da soppesare, perché sta tutta qui l’acellerazione improvvisa iniziata con la sfiducia del Pdl al Governo Monti, l’annuncio delle dimissioni di quest’ultimo dopo un breve colloquio con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e l’inizio della relativa campagna elettorale del mondo politico a sfondo unico: anti-Cav. E tutto in un week-end. Così è bene focalizzare qualche punto.

Dare addosso a Silvio Berlusconi è roba vecchia e forse, come propaganda, torna ancora buona per spaventare i creduloni. Posto che gli italiani siano portati al voto di pancia ma non son fessi, sarà il caso di non prendersi in giro: Berlusconi è finito da tempo. L’ultima sconfitta arrivò nel novembre del 2011 con le dimissioni da primo ministro. Urlare oggi al pericolo che rappresenta la sua ennesima discesa in campo è ridicolo, sia in sede nazionale che europea. Lo si dica al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, (ancora inviperito per quel “kapò” che si beccò dal Cavaliere nel 2003) e che di lui adesso dice: ‹‹Berlusconi è il contrario della stabilità››. Si faccia notare al tedesco che il ritorno del Cavaliere torna buono anche alla Germania per camuffare ancora il reale problema della solidità Ue: l’assenza di una politica unitaria nonché economica che il Cancelliere Angela Merkel tiene lontana come la peste.

Sicché non meno bizzarre appaiono le dichiarazioni dello stesso Berlusconi che di se stesso, da Milanello, spiega: ‹‹Torno per vincere››. Che sarà pure vero ma la questione si pone: vincere cosa?

Al momento la vittoria più grande sarebbe consentire al Pdl di non sparire dall’emiciclo parlamentare, il che è possibile solo trionfando nelle elezioni regionali in Lombardia, Triveneto, Lazio e Piemonte. La prima è la regione più importante e con la più alta percentuale di successo se il Pdl corresse per sostenere il candidato-segretario della Lega, Roberto Maroni, come pare che accadrà. Sempre che il Cavaliere riesca a convincere l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, a non concorrere. In caso contrario alla Lega non converrebbe trascinarsi dietro il peso scomodo del Cavaliere ma resta un fatto: avere in mano queste regioni chiave (l’altra è il Veneto), potrebbe limitare la vittoria del Pd alle politiche che rimarrebbe senza maggioranza al Senato. E poiché il voto in Lombardia e Lazio è previsto per il 3-4 febbraio (anche se non è ancora escluso una election day il 10 marzo), la miglior strategia è arrivare alle politiche in anticipo per non disperdere voti. In sede nazionale si parlerebbe di circa un 16% di consensi, suddivisi tra un 12% attribuibile alla sola presenza di Berlusconi – percentuale che nessuno nel partito riesce a raggranellare – e un 4% del Pdl.

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Oscar Giannino

La debacle di Monti non dispiace neppure al Pd. Per varie ragioni. La prima è sempre la dispersione dei consensi piovuta sui democrats da dopo le primarie. Un 38% tra gli elettori del centrosinistra merita la fretta di capitalizzare il prima possibile. In secondo luogo il voto con il Porcellum forse limiterà la vittoria in uno dei due rami del Parlamento ma consentirà al futuro premier Pier Luigi Bersani di avere accanto non solo il Sel e forse i centristi di Casini e Fini ma pure un interlocutore come il Pdl. Mica roba da poco se si pensa che gli oppositori non saranno un Di Pietro qualsiasi ma i grillini e, forse, i liberali di Fermare il Declino, guidati da Oscar Giannino.

Del primo già si sa quanto basta: il Mostro a 5 stelle – sondaggi alla mano – si presenterà a Montecitorio come terza forza del Paese con circa il 20%. Del secondo è difficile dare stime ma secondo alcuni analisti le percentuali potrebbero essere altrettanto importanti. Solo ieri, il giornalista e saggista Paolo Mieli, ospite a In Onda (La7), ha ipotizzato un altro 20% di consensi.

Così, se i dati fossero confermati, M5S e FiD si presenterebbero entrambe come forze anti-casta e quindi calamite dello stesso bacino di voti, quello dei delusi-astenuti ma con profonde differenze. Il primo infatti continuerebbe ad attrarre “cacciatori di teste” in cerca di vendetta sia essa rivolta alla politica italiana, europea o capitalista; il secondo si renderebbe appetibile a quanti sono solo in cerca di alternativa politica.

Vada come vada, il quadro rimane caotico e non c’è dubbio che il Porcellum contribuirà a rendere la tenuta di qualsiasi Esecutivo ancora più difficile. Altro che propaganda anti-Cav.

Chantal Cresta

Foto || ilfoglio.it; lospiffero.com; agi.it

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