Crisi. Eurostat e Istat parlano chiaro: il Governo esattore ha fallito

Mario Monti

Roma – Chissà se ora è lecito dire che il Governo Monti è stato un fallimento? Ora che i dati, Eurostat prima e Istat ora, rilanciano ai quattro venti e per tutti i mercati che son bastati pochi mesi di Tecnici e teorici per mettere in ginocchio quel che rimaneva dell’economia nazionale? E chissà se è possibile adesso spostare un attimo l’attenzione dalle buriane giornalistiche pro e anti Napolitano o le risse da bar di partiti e movimenti per parlare di dati e numeri su cui si basarà il futuro nero dello Stivale per almeno due decadi.

Eurostat - Due giorni fa l’Istituto di Statistiche dell’Unione europea ha divulgato i dati sull’andamento dell’economia nell’eurozona rimandando un quadro negativo dell’essetto dei paesi Ue: disoccupazione all’11,3%, il dato peggiore dal 1995. Tuttavia, sono le statistiche riguardanti la salute del comparto Italia a scoraggiare, soprattutto se paragonati agli stessi indici del 2011. Alcuni esempi. Pil – 2° trimestre 2011: -0,2%; 2° trimestre 2012: -2,5%. Debito/Pil – 2°. trimes. 2011: 119,5%; 2° trimes. 2012: 123,3%. Inflazione – luglio 2011: 2,1%; luglio 2012: 3,6%. Disoccupazione – giugno 2011: 8,1%; giugno 2012: 10,8%. Produzione industriale – giugno 2011 (su base 2005): 86,3%; giugno 2012: 82,6%.

Istat -Tanto per non farsi mancare nulla, ora si replica. L’Istat ha diffuso le ultime indagini sulla disoccupazione. Nel secondo trimestre il lavoro sta scomparendo per giovani e giovanissimi: se nel 2007 gli under 34 occupati erano 7 milioni 333mila, nel secondo trimestre 2012 sono 5 milioni 876mila unità, con una perdita di circa 1 milione e mezzo di posti lavoro. Una tendenza che non riguarda la fascia d’età compresa tra i 55 e i 64 anni, la cui inattività è scesa tenuto conto dei maggiori vincoli per l’accesso alla pensione. In compenso si riduce la dimensione degli inattivi che non cercavano lavoro: -4,9% pari a -729.000 unità. Un dato che riguarda soprattutto giovani e donne. Vediamo di sintetizzare: il lavoro manca e quello che e tenuto da una fascia d’età matura a scapito di quella giovanile. Quindi c’è una percentuale di popolazione in aumento a caccia di lavoro che non c’è.

Ora, si potrebbe dire che la responsabilità dei dati di cui sopra non possono essere tutti attribuibili al governo Monti, che la crisi è globale e la speculazione aggredisce tutti. Certo. Ma equivarrebbe negare l’evidenza non ricordare la cura a cui i Tecnici hanno sottoposto il paese: tasse. Una purga che ha depresso i consumi con calo inevitabile di entrate da Iva e imposte. E parlando di tasse, la tasse più temuta, quell’Imu il cui effetto principale e stato far precipitare l’acquisto di case al 62,7%, rispetto al 69,3% del 2011, malgrado la diminuzione dei prezzi (Fonte: finanza.com).

Poi l’aumento delle accise sui carburanti con inevitabile rincaro del costo di alimentari e di generi anche di prima necessità (+550 euro a famiglia. Fonte: Codacons) e delle bollette.

Sul fronte disoccupazione, parte importante ha avuto la riforma Fornero. Quella norma che avrebbe dovuto aprire il mercato e che invece – dati alla mano – lo sta rendendo più rigido in previsione di costi maggiori per il datore, soprattutto nella formazione e nella copertura del nuovo personale. Quei giovani che tra i 20 e i 34-35 anni che magari tanto giovani poi non sono più ma che in compenso potrebbero essere la fetta più produttiva del lavoro e la più attiva nei consumi. Certamente la più fertile. Tutta energia sprecata.

Si torna alla domanda: si può dire che il Governo Monti è stato un fallimento completo e che se tace sui numeri in negativo snocciolati da enti istituzionali come se piovesse, è perché non sa che pesci pigliare?

Angela Merkel 

Perché ha preso atto che tutte le teorie algoritmiche, qualora applicate senza un’interpretazione profonda della realtà, servono a poco? Perché non basta rumoreggiar contro gli evasori e dichiarar loro guerra per spiegare perché i conti non solo non tornano ma sono in progressivo peggioramento?

E infine si può affermare che, se la tendenza continua ad essere questa, il peggio deve ancora arrivare? A ricordarlo la controfirma che Monti ha messo sulla politica fiscale europea approvando il fiscal compact. Quel provvedimento diventato legge costituzionale in un batter di ciglio senza che alcuno sollevasse un dubbio di legittimità o di opportunità. Una norma che se non rispettata obbligherà ad almeno altri 20 anni di manovre e tutto per garantire la serenità attuale del Cancelliere tedesco Angela Merkel. Val la pena dirlo, allora: il pareggio di bilancio nel 2013 – è sempre più probabile – non ci sarà. La ciliegina.

Chantal Cresta

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