Crisi economica. Anche le banche italiane soffrono di depressione e sfiducia

sportello

ecodibergamo.it

Non c’era bisogno delle parole pronunciate dal premier Mario Monti in occasione dell’ultima assemblea dell’Abi per capire che il paese, e con esso il nostro sistema bancario, sta attraversando una fase talmente critica da far prefigurare un vero e proprio “percorso di guerra”.

Che le banche siano in estrema difficoltà lo si capisce facilmente dando un’occhiata anche fugace ai bilanci degli istituti di credito: raccolta in costante calo, sofferenze in aumento, prestiti a famiglie e imprese in diminuzione. Sono sufficienti questi pochi indici per avere una idea subito chiara della situazione. Certo, la crisi del sistema non è solo legata alla depressione economica in corso – in cui peraltro le banche giocano un ruolo di carnefice più che di vittima – ma è anche figlia dei tempi: il settore del credito ha cessato infatti da oltre dieci anni di essere  un mercato protetto, e si è gradualmente aperto alla concorrenza internazionale e ai nuovi prodotti finanziari, che hanno fatto del bancario non più un privilegiato, bensì un lavoratore fra tanti.

I piani industriali dei maggiori gruppi bancari italiani parlano chiaro: costi del personale da tagliare, 15-16mila esuberi previsti in tutta Italia, profonda revisione o disdetta dei contratti integrativi, smantellamento di alcune direzioni, è questo il solco stretto entro il quale sindacati, Abi e aziende si stanno muovendo. Il Presidente dell’Abi Mussari punta forte su una maggiore variabilità del salario, da legare sempre più alla produttività, e su una maggiore integrazione del settore a livello europeo: quel che è certo è che ci saranno sacrifici per tutti, e che i prestiti della Bce potranno costituire un’àncora per qualche tempo, non certo una strategia di medio-lungo periodo.

E’ proprio questa l’origine di molti dei mali del nostro tempo, il mostruoso connubio fra banche centrali, sistema bancario e stati nazionali che sta divorando il potere d’acquisto delle famiglie con una politica inflazionistica perseguita proprio attraverso lo strumento dell’espansione del credito bancario. Le banche a riserva frazionaria, che possono di fatto “creare” nuova moneta dal

mussari

dietrolanotizia.eu

nulla senza dovere in cambio produrre e vendere servizi come ognuno di noi è invece costretto a fare quotidianamente, vanno ad aumentarne artificialmente l’offerta, incidendo sia sul potere d’acquisto che sulla struttura dei tassi di interesse. Ne risultano un impoverimento generalizzato ed una serie di scelte di investimento errate, che si risolvono inevitabilmente in una crisi come quella che stiamo vivendo. Peccato che siano in pochi ad accorgersene,  e che anzi, da più parti arrivi al contrario la richiesta di un intervento ancora più deciso da parte delle autorità monetarie.

All’orizzonte però non ci sono solo guai: come ogni cambiamento epocale, anche quello del sistema bancario porta con sé delle grandi opportunità, se solo si avesse la voglia ed il coraggio di affrontare le nuove sfide poste dalla globalizzazione. Il bancario ha la possibilità di rinnovare la propria professionalità, in una caccia senza quartiere alla fiducia del cliente. Nell’era dell’home banking e del virtuale, è ancora chi saprà metterci la faccia di persona che, alla fine, potrebbe vincere la partita.

Leonardo Butini

foto: ecodibergamo.it, dietrolanotizia.eu; pinomasciari.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews