Crisi di Governo: tutti pronti, in primavera si vota

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Berlusconi riferisce alla Camera

Roma – Tenete pronte le schede elettorali perché tra poco si vota.

Ormai, nessuno crede più alla meta del 2013, questo è chiaro. Se c’erano dubbi in proposito, è bastato il voto contrario di martedì scorso alla Camera sul Rendiconto dello Stato, per spazzare via ogni incertezza.

Altro dato piuttosto acquisito è anche sul quando si apriranno i seggi: primavera 2012. Prima non c’è spazio, non c’è tempo e neppure opportunità. Il perché lo ha spiegato bene il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, giorni fa: si è mai vista una campagna elettorale tra Natale e Capodanno? Tra uno shopping festivo e il menù del Cenone? Tra una settimana bianca e una visita ai parenti? Che senso avrebbero i comizi elettorali in piazza senza elettori, in altre faccende affaccendati? Nessuno. Dunque, è lecito pensare che una volta caduto il Governo alla fine dell’anno, si opterà per una formula di governicchio, magari una sorta di Berlusconi bis, al fine di traghettare la nazione fino alle urne.

Ora, fatti salvi i probabili sviluppi dall’inizio anno in poi, resta da capire cosa mai accadrà da oggi a quel momento. La risposta è quasi banale: si tirerà a campare. Né potrebbe essere diversamente data la posizione di un Esecutivo bersagliato da ogni parte. Ricapitoliamo.

Insidie interne – All’interno della maggioranza sono in agguato: i Frondisti di Claudio Scajola, il quale ha chiarito con il segretario Pdl Angelino Alfano che non negherà la prossima fiducia a Silvio Berlusconi, ma si terrà le mani libere per le altre votazioni; il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che non vede l’ora di avere la rivincita sul Cavaliere e perciò ha iniziato la propria opera di ostruzionismo alla maggioranza. Primo atto: affossare definitivamente il Rendiconto applicando l’iter istituzionale alla lettera. Vedremo quali saranno i prossimi sipari.

Poi c’è il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il quale si sente già ex e pare sempre più indisposto a intraprendere vie riconciliative con il premier e il Pdl tutto.

Insidie esterne – Questo dentro. Fuori dalla maggioranza, invece, le cose vanno meglio. C’è l’opposizione. Dopo il tombolone di martedì il buon Pier Luigi Bersani ha preso in pugno la situazione e ha fatto sapere che il Pd non parteciperà a nessuna votazione in discussione in Parlamento. Anzi, i piddini usciranno dall’Aula per protesta.

Un genuino atto di sdegno per cui il Senatur, Umberto Bossi, prima si è fatto una grossa risata e poi ha commentato ‹‹importante è che non vengano neppure a votare, così abbiamo risolto il problema››. D’altronde, si sa, il vecchio leone leghista sarà pure sdentato ma rimane pragmatico. Non a caso, le liste elettorali saranno una sua prerogativa di compilazione e – c’è da crederlo – soltanto quando saranno state completate fino all’ultimo nome, si potrà passare a definire quando, dove, come e su quale emendamento far cadere Berlusconi. Possibilmente con il suo consenso. Una crisi più pilotata di così, si muore (politicamente).

L’alternativa – Strade alternative sembra non ve ne siano. O meglio, avrebbero potuto esserci se l’Alternativa d’opposizione fosse tale. In tal caso, il Governo sarebbe caduto da un pezzo e al suo posto sarebbe già sorto almeno un Esecutivo tecnico, soluzione questa che, allo stato attuale delle cose, è impraticabile.

Un Governo tecnico sarebbe ora incapace di assumere quel rigore di Sviluppo economico e di Stabilità dei conti che il presidente della Bce, Jean-Calude Trichet e il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, vanno in tutte le sedi istituzionali ad evocare, sperando che a Montecitorio qualcuno oda per agire di conseguenza. Speranze vane. Nessuno vuol mettere il proprio nome su delle misure

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Banchi vuoti dell’opposizione

impopolari che potrebbero sfavorire una futura campagna elettorale. Meglio lasciare la papata bollente al

Cavaliere, finché lui dura. E poi? E poi sarà la volta delle sinistre.

Il Futuro – Il trio bello Vendola-Di Pietro-Bersani potrà finalmente dimostrare all’Italia, con dovizia di prove, che la causa di tutti i suoi mali era l’odiato Silvio.

Non riusciranno invece a dimostrare di essere una compagine di Governo in accordo su qualcosa. Quindi dureranno poco. Forse anche meno dell’ultimo Governo Prodi e per non tombolare e riportare tutti alle urne nuovamente, con crisi dei Mercati a seguito, potranno fare solo una cosa: un Governo tecnico aperto al Pdl e affini. E così, con o senza il Cavaliere, torneremo al punto di partenza.

Chantal Cresta

Foto || lastampa.it; ansa.it

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