Crisi di Governo: la politica del muro contro muro

Napolitano con Bersani

Pier Luigi Bersani e Giorgio Napolitano

Roma - I colloqui appena conclusi tra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e le attuali forze politiche non hanno portato i frutti sperati: non si è trovata quella “soluzione condivisa” necessaria a far fronte alla crisi che stiamo vivendo. Gi incontri ci hanno però lasciato una fotografia, tanto chiara quanto allarmante, della situazione attuale.

Altro che coesione e responsabilità tanto care a Napolitano: quella a cui stiamo assistendo è una politica del muro contro muro. Comportamento muscolare, per nulla incline a lasciare un solo centimetro al nemico o disposta a scendere a patti. Perché il principio secondo cui le difficoltà uniscono sembra non esistere da noi.

La crisi europea, ancor prima che italiana, ci sta chiamando a prendere delle scelte impopolari, “da lacrime e sangue”, e a riforme così importanti che solo un Governo unito e forte, che possa cioè contare su una sostanziosa  maggioranza parlamentare può portare realmente a compimento.

Questo i nostri politici lo sanno, ma forse il loro orizzonte non va oltre il giorno delle prossime (anticipate) elezioni, e sappiamo che assumersi, oggi, la responsabilità di scelte impopolari significa compromettere, domani, il risultato delle urne. Ma nessuno, al di là di roboanti proclami, sembra realmente disposto ad anteporre l’interesse nazionale a quello del suo piccolo partito.

Per questo, dagli incontri al Quirinale ne siamo usciti con un pugno di mosche in mano. L’opposizione intera si è generalmente detta disponibile ad un esecutivo di emergenza, su basi più ampie o che abbia, come ha precisato Bersani, “un sostegno parlamentare larghissimo”. E questo, già di per sé difficile, ad una imprescindibile condizione: che Berlusconi si dimetta.

Nessuno oggi è più disposto a votare gli emendamenti del Governo. Casini lo poteva anche essere tempo addietro, Di Pietro pochi mesi fa si disse pronto a tendere la mano all’eterno rivale e ad agosto ci fu la “convergenza” necessaria per l’approvazione della finanziaria nei tempi previsti. Chissà perché allora si poteva essere responsabili, e oggi, che la situazione è forse  più grave, non più.

Comunque sia la disponibilità dell’opposizione dipende dal passo indietro di Berlusconi.

Ma il caso vuole che Berlusconi, questo passo indietro, non sia assolutamente intenzionato a farlo. Anzi lui e tutta la sua troupe continuano a dirsi sicuri nel riuscire a governare e portare avanti gli impegni sottoscritti. E ad un governo tecnico, che Calderoli definisce un “golpe”, preferiscono le urne.

Maggioranza contro opposizione, destra contro sinistra, muro contro muro. Mentre i nostri compagni di sventura prendono provvedimenti, con la Spagna che tra poco avrà un nuovo governo e la Grecia che si prepara a varare un esecutivo di larghe intese, noi rimaniamo arroccati sulle

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

nostre posizioni, quando invece dovremmo, anzi dovrebbero, i nostri politici, trovare quella “coesione straordinaria” di cui, secondo Napolitano, c’è oggi estremo bisogno.

E invece hanno deciso di non decidere, costretti chi dall’orgoglio a sperare che non scappi anche l’ultimo scontento, chi invece con scaltro opportunismo ad aspettarlo  tra le proprie fila.

Così, continuando a rimbalzare da un muro all’altro, andremo tutti quanti a sbattere contro un altro muro, quello delle scuole elementari con affissi i numeri della nostra sezione elettorale. Perché se Berlusconi cadrà, si andrà probabilmente a nuove elezioni: sarà infatti difficile per Napolitano trovare un’altra maggioranza, trasversale ed unita allo stesso tempo, se c’è già chi parla di “macelleria sociale” (Di Pietro) e chi di “pastrocchio neoliberista” (Stefano Fassina, responsabile economico del Pd) in riferimento ai provvedimenti presenti nella lettera della Bce.

Così, prima di avere un nuovo governo, passeranno mesi di stallo, la situazione certo non migliorerà, i mercati forse peggioreranno, e quando finalmente entreremo dentro quell’urna, ci troveremo ancora davanti alla solita scheda, forse con qualche simbolo diverso, ma con le stesse caselle da segnare: per eleggere i nostri rappresentanti, dovremo ancora aspettare.

Tommaso Tavormina

Foto: online-news.it; legnostorto.it; beta.partitodemocratico.it

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