Crisi di Governo: la maggioranza cade e il Pd non vuole vincere

bersani

Il segretario Pd Pier Luigi Bersani

Roma – Nel panorama politico attuale emergono due evidenze: il Governo è morto o poco ci manca e il Partito Democratico – principale organismo all’opposizione –  vuole a tutti i costi un Esecutivo tecnico che porti avanti la legislatura fino alla scadenza naturale del mandato nel 2013.

Ora, le due circostanze sono in antitesi, questo è un fatto: che l’Esecutivo sia alla frutta, e non è un mistero, ma che l’altra parte non voglia approfittarne, è cosa davvero stupefacente. Merita approfondire.

Maggioranza – Il Governo può cadere da un momento all’altro, ovvero dall’8 novembre in poi: l’approvazione del Rendiconto dello Stato (in Parlamento martedì, appunto); l’approvazione della legge di Stabilità la prossima settimana; la mozione di sfiducia che il segretario Pd, Pier Luigi Bersani vede come meta finale dell’Esecutivo; ogni occasione può celebrare la conclusione del mandato del premier Silvio Berlusconi, il quale ormai manca dei numeri che gli occorrebbero per varare alcunché: pare fermo a 306 voti ed è già una stima ottimistica, tenuto conto che dopo l’uscita del Fli di Gianfranco Fini, adesso tra malpancisti, scontenti, depressi, responsabili della seconda ora, scajoliani e pisaniani, i deputati in fuga verso il gruppo Misto e il Terzo Polo sono tanti e stanno sbriciolando la maggioranza. Odore di fine Repubblica. La seconda questa volta, quella berlusconiana.

Pd delle meraviglie – Tenuto conto della situazione, i vertici del Pd – Bersani con maniche di camicia acciambellate d’ordinanza in testa – dovrebbero desiderare la riscossa e scalpitare pronti alla fuga finale verso Palazzo Chigi, dopo regolare plebiscito. Invece niente.

Il più grande partito all’opposizione, quello che sostiene da anni di voler salvare il Paese da Berlusconi e che ora – statistiche alla mano – riceverebbe i voti necessari per vincere e affossare definitivamente la maggioranza senza ambiguità e papocchi tecnici, non vuol andare al voto. Inevitabile chiedersi perché e, senza dubbio la risposta si chiama Unione Europea.

Europa – Il tema è bruciante per l’aspirante partito di Governo. Il Pd dovrebbe attuare le misure approvate da Bruxelles e necessarie alla salvezza economica della nazione, dell’Europa e dell’euro. Roba seria, che per giunta non si sbriga con un raduno di piazza in compagnia dei sindacati. Occorre lungimiranza, concertazione politica con gli alleati Sel e l’IDV di Antonio Di Pietro, nonché il coraggio di assumersi scelte molto impopolari. Difficile accada giacché i tre dissentono nei programmi tranne per un particolare: l’introduzione della patrimoniale (e, ora, si sta facendo strada anche l’ipotesi di un nuovo prelievo coatto dai conti correnti, pratica già attuata nel 1992 da Amato). Lo scopo, dice, il trio bello Bersani-Vendola-Di Pietro sarebbe risanare il debito pubblico spaventoso (1.911 miliardi a luglio 2011) che in Borsa fa schizzare lo spread tra i nostri titoli decennali e quelli tedeschi.

La ragione è chiara ma non è logica: i super-prelievi avrebbero un senso solo se ad essi venisse affiancato un rigido taglio degli sprechi e dei costi del comparto pubblico, oltre che una massiccia vendita di beni dello Stato, tutte cose che il neostatalista Vendola e molti radicali piddini non vogliono neppur prendere in considerazione. Dunque, una maxi tassazione senza riduzione della spesa, equivarrebbe a tappare una bottiglia forata al fondo: nulla cambierebbe se non nel fatto di aver impoverito ulteriormente la gente e non aver rispettato le indicazioni UE.

Il Tecnico – E qui si inserirebbe un Governo tecnico ovvero, tecnici simpatizzanti a sinistra come Mario Monti, che facciano il “lavoro sporco” dei “sinistri” senza che questi ci mettano e
rimettano la faccia nella prossima turnata del 2013. Poco male, poi, se un Esecutivo Monti non avrebbe né l’autorità né il mandato per presentarsi a Bruxelles e, tanto meno, essere una figura sulla quale i mercati

terzo-polo
Francesco Rutelli, Api – Gianfranco Fini, Fli – Pierferdinando Casini, UDC (Terzo Polo)

sarebbero pronti ad investire.

P.S. A dar per morto Berlusconi spesso ci si è sbagliati. In queste ore il Cavaliere, per garantirsi i voti, sta avvicinando i radicali di Marco Pannella a loro volta in rotta con il Pd. Se poi neppure questo dovesse bastare e le emorragie della maggioranza continuassero, al premier rimarrebbe comunque l’extrema razio: farsi da parte per consentire all’UDC  di Pierferdinando Casini e al Fli, entrambi sul punto di accogliere i transfughi guidati da Giuseppe Pisanu (Pdl), di far il loro ingresso nell’Esecutivo. Cosa possibile, secondo i desiderata di Pierferdy, solo se Berlusconi se ne va.

Insomma, un altro pastrocchio, questa volta in salsa destrorsa con contorno di patata incravattata alla Fini. Meglio il voto anticipato, almeno – vada come vada –, l’intruglio sarà il frutto di scelta popolare. Dicono che in democrazia funzioni così.

Chantal Cresta

 

Foto || ansa.it

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