Crisi della politica. Dalla Lega ai sindacati: tutti in fuga intorno a Monti

bossi

Umberto Bossi

Roma – A guardare la politica italiana la prima sensazione è la seguente: tutti in fuga da tutto e rigorosamente in ordine sparso. Capire poi in fuga da che o da chi è materia interessante.

Lega – Prendiamo il Carroccio. Il partito del Senatur Umberto Bossi è alle scene conclusive. Il colpo di grazia è arrivato dall’esponente leghista Davide Boni indagato per corruzione. Finisce il mito dei padani antropologicamente onesti.

A questo punto o la Lega si rifonda a partire dal cambio di leadership o morrà con tutti i colonnelli lumbard. Nell’attesa, uno di loro si è già deciso: il sindaco uscente di Verona Falvio Tosi ha dichiarato che alle amministrative correrà da solo, senza l’appoggio del partito di cui ormai condivide poco, compresa la fiducia rinnovata a Boni. Tosi ha ragione da vendere. Dati alla mano se corresse solo conquisterebbe il 30% dei voti; insieme al partito il 20%. Sintomi di un distacco dell’elettorato leghista dal Carroccio sempre più pronunciato. Quindi meglio la fuga, che vale come dire che se sconfitta deve essere sarà con merito. Il merito di aver ufficializzato la crisi all’interno della Lega e tracciato il solco tra sé e il cerchio magico bossiano.

D’altronde la Lega di Bossi non pare aver più molto da dire alla base salvo rispolverare il sogno sbiadito della Padania e collocarsi all’attacco del Governo di Mario Monti, senza però alcuna alternativa politica da offrire. Perciò al Senatur rimangono gli insulti, elargiti con generosità nelle più diverse direzioni: al premier, all’ex alleato Berlusconi, ai giornalisti. Troppo poco per riguadagnar consensi.

Pdl – Il partitone azzurro del segretario Angelino Alfano più che in fuga da qualcosa pare affaccendato a digerire l’appoggio obbligato a Monti. Mal di pancia frequenti. Aggravati da ministri che spesso non sanno quel che fanno. Il Guardiasigilli Annamaria Severino, per esempio, è cascata in pieno in un tranello ben articolato. Giorni fa ha invitato il leader dell’Udc Pierferdinando Casini e del Pd Pier Luigi Bersani ad un prevertice dell’incontro tra i big dei partiti Pd, Udc, Pdl e Monti al fine di discutere di Rai e Giustizia. Risultato: furie di Alfano non convitato al raduno informale e vertice saltato causa mancata presenza del segretario, il quale ha mandato al diavolo tutti.

Il fatto è che il Guardiasigilli pare fosse disposta – alla faccia della maggioranza relativa, Pdl, – a concedere all’Udc e al Pd qualche poltrona ed incarico in Rai (direzione generale e Tg1) in cambio del sì ai temi sul lavoro. Ira di Angelino per Severino a cui è seguita l’ira di Angelino per il ministro dell’Intergrazione, Andrea Riccardi, e quel suo sfogo da fuori onda contro il Pdl: ‹‹Questa politica mi fa schifo››. Così se Riccardi è schifato, agli azzurri tocca prendere l’alcaseltz per portare avanti la strategia scelta dal partito al fine di affrontare la crisi attuale: votare il Governo Monti dentro Montecitorio e allontarsene fuori. Insomma, toccata e fuga, evitando che Monti cada.

Pd – Il Partito democratico, invece, è in fuga da se stesso. Non è cosa nuova. Al massimo si tratta di un acuirsi del male dissociativo causato dalle continue sconfitte alle primarie e gli scandaloni finanziari. L’ultimo è quello di Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, accusato di aver mosso circa 200 milioni di euro per il partito ed essersene intascati altri 20 con i quali conduceva la bella vita a base di viaggi costosi, case importanti e spaghetti al caviale.

Recentemente intervistato da un’inviato di Servizio Pubblico e dal vicedirettore di Libero, Franco Bechis, Lusi ha fatto sapere che se decidesse di parlare il Pd salterebbe in aria. Quindi aspettando che la gola profonda passi dallo spaghetto alla confessione, al partito in piena campagna elettorale e in assenza totale di una qualsiasi linea politica condivisa, non resta che dare del folle al tesoriere in disgrazia e adottare la vecchia strategia: attaccare il Pdl. Così se per anni

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Angelino Alfano                             Pier Luigi Bersani

alle richieste di Berlusconi di affrontare i temi della Giustizia e dell’informazione la sinistra rispondeva no, aggiungendo che i problemi del Paese erano altri, oggi si cambia. Alfano ad Orvieto rilancia il tema del lavoro, rifiutandosi di discorrere di magistratura e Rai? Bersani dà il contrordine: bisogna sostenere le iniziative sulla Giustizia e sull’informazione TV. Iperbolica fuga dalla realtà.

Sindacati – E non si creda che il fuggi-fuggi riguardi solo i politici. I sindacati Fiom e Cgil non stanno meglio. Il gruppo del segretario generale Maurizio Landini è a caccia di adesioni tra le frange estreme della sinistra e nel Sel di Nichi Vendola, perciò di loro sostiene ogni iniziativa, tanto quanto essi fanno con lui: No-Marchionne, No-Tav, No-Articolo-18. Identità di vedute. Il leader Cgil Susanna Camusso, dal canto suo, è in disaccordo su un unico punto ma coraggioso: la ‹‹Tav deve essere fatta›› per rilanciare l’economia. Tanto basta perché la Fiom dichiari la rottura con il sindacato madre. Di nuovo fuga in ordine sparso. E si salvi chi può.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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Una risposta a Crisi della politica. Dalla Lega ai sindacati: tutti in fuga intorno a Monti

  1. avatar
    stella 11/03/2012 a 23:31

    Quando torna il sereno,me lo dica un poco segretario Pier Luigi Bersani
    il paese soprattutto ha molto necessità di vedere cose vere giuste,comunque fa piacere che siamo fuori l’emergenza .Saluto…

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