Cosa c’è a pranzo? Malloreddus al Pecorino

I malloreddus sono uno dei piatti tipici Sardi sempre presente sulle tavole nelle occasioni più importanti: è un tipo di pasta che per la sua semplicità ben si presta ad essere accompagnato con i più svariati condimenti. Vero e proprio vanto della tradizione sarda, il termine Malloreddus, derivante da Malloru che nel sud della Sardegna indica il toro, significa “vitellini” . Il nome Malloreddus probabilmente è stato associato a questo tipo di pasta dalla particolare forma panciuta che nell’immaginario dei pastori li faceva assomigliare a dei piccoli vitellini.

Ingredienti

  • Pasta
    malloreddus 400 gr
  • Pecorino
    sardo fresco 350 gr
  • Pepe
    nero macinato fresco abbondante
  • Sale
    q.b.
  • Zafferano
    1 bustina

Malloreddus al Pecorino

Portate a bollore dell’acqua, che deve essere abbondante, salatela e versatevi i malloreddus (2). Mentre cuociono, grattugiate il formaggio, mettetelo in un recipiente e fatelo sciogliere a bagnomaria (3);

Malloreddus al Pecorino

se dovesse servire, aggiungete poca acqua calda della pasta per favorire lo scioglimento del pecorino (4).
Quando il formaggio sarà ridotto a una crema, aggiungete lo zafferano in polvere (potete anche farlo tostare sulla fiamma  e sfarinarlo)  e mescolatelo alla crema di pecorino (5-6).

Malloreddus al Pecorino

Una volta cotti ma ancora al dente, condite con il composto i malloreddus, ben scolati (7),  amalgamate bene il tutto (8) e serviteli caldi spolverizzandoli di abbondante pepe nero macinato al momento (9).

■ Consiglio

Per questa ricetta è d’obbligo usare del pecorino sardo fresco (dal sapore meno marcato e sapido), che è uno dei formaggi DOP che meglio rappresentano l’indissolubile legame tra un prodotto e l’ambiente geografico d’orgine. Si dice che le prime testimonianze della produzione del pecorino sardorisalgono a finire del XVIII secolo, anche se la tradizione caesaria sarda è certamente antica di secoli.

■ Curiosità

L’impasto utilizzato per ottenere i malloreddus, viene lavorato fino ad ottenere una pasta priva di rugosità, alla quale si dà la forma di bastoncino sottile, tagliato a piccoli tocchi che, fatti rotolare sul fondo di un canestro (ciuliri), assumono la forma ovale di conchiglia vuota, caratterizzata sul dorso da rilievi paralleli.

Foto e ricetta | via Giallozafferano.it

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