Priebke in Italia e il ‘Giorno della razza’ in Spagna, l’attualità è dei miserabili

Principe di Spagna presiedendo la sfilata militare

Gli Indiani sono così ingenui e generosi con ciò che hanno che mai negano nulla(…). Ancora non sono riuscito a scoprire se hanno proprietà privata, ma con solo cinquanta uomini gli si può ridurre e portarli a fare ciò che si vuole. Nella prima isola che scoprii, presi un bel po’ di loro con la forza. Vostre Altezze potranno osservare come Le darò tanto oro quanto desiderano in cambio di un po’ di aiuto. Aldilà delle spezie ed il cotone, ci sono schiavi, tutti quelli che si richiedano.

Con queste parole Cristoforo Colombo scriveva nella sua prima lettera ai Re Cattolici poco tempo dopo essere sbarcato in quello che oggi è noto con il nome di San Salvador, il 12 ottobre di quel lontano 1492. Attualmente sappiamo che sotto la copertura economica della corona spagnola, ottanta milioni di persone furono assassinate ed altrettanti schiavizzati. Nonostante tutto, ogni 12 ottobre, in Spagna si celebra la festività nazionale – anche conosciuta come “giorno della ispanità” – commemorando la colonizzazione e lo sfruttamento delle Americhe.

La polemica principale non riguarda soltanto quello che i vecchi colonizzatori spagnoli fecero nel Nuovo Mondo, un passato del quale non vi è nulla di cui andare fieri, aldilà di condividere la stessa lingua. La tensione si crea perchè questa data è stata distorta dalla storiografia spagnola, convertendola nel 1918 anche nel “Giorno della Razza”, e utilizzandola come strumento politico per costruire una identità nazionale uguale a quella che si propugnava durante la dittatura franchista. Ancora oggi non ci siamo resi conto del fatto che, in pieno XXI secolo, celebrare l’unità della nazione a fronte di vicende del genere è un insulto alla cultura democratica di buona parte della società non solo spagnola, ma anche sudamericana. Infatti, in Venezuela o Nicaragua il 12 ottobre si festeggia giusto il contrario: il giorno della resistenza indigena.

La tradizione prevede lo svolgimento di una sfilata militare ufficiale per il centro di Madrid, presieduta dal capo dello Stato, dalla famiglia reale, dal capo del Governo – attualmente Mariano Rajoy – e dai presidenti delle comunità autonome, anche se non tutti si presentano. Quest’anno, però, il re Juan Carlos de Borbòn è stato sostituito, a causa della sua recente operazione, da suo figlio, il principe Felipe, che accompagnato dalla moglie, è stato l’unico rappresentante della Casa Reale, in conseguenza dei recenti scandali finanziari di una delle principesse e di suo marito – il caso Noòs.

Ad oggi, la situazione socioeconomica in Spagna è abbastanza preoccupante e le relazioni che una buona parte della popolazione ha con il governo dell’austerity o con una monarchia non eletta, non sono molto buone. Perciò, il fatto che il festeggiamento sia militare (e non civile) e che il palco presidenziale sia sempre spruzzato dai casi di corruzione, non aiuta affatto a creare una vera identità di popolo che conformi nelle stesse credenze democratiche tutti gli spagnoli. Inoltre, che i gruppuscoli della estrema destra esaltino il proprio orgoglio patriota giusto il 12 ottobre, non è casualità, e che sia proprio in Catalogna dove si esibiscono, neanche. Le altre manifestazioni non ufficiali che si sono svolte a Barcellona iL12 ottobre hanno un forte significato politico, avvantaggiandosi del contesto per fare campagna contro l’indipendenza del territorio catalano e ricorrendo persino alla violenza per frenarla.

Un gruppo di estrema destra per le strade di Barcellona

Mischiando i saluti romani e le bandiere pre-costituzionali del franchismo con l’attuale bandiera spagnola in manifestazioni pubbliche, certamente non si ottiene  alcuna chiamata all’unità, bensì al confronto. Il partito di destra spagnolo (Pp), ad oggi al governo, non si distingue bene da quelli nostalgici della dittatura in una giornata come questa. Priebke, il dibattito sul suo funerale e i nostalgici del boia in Italia, della dittatura invece in Spagna. Un’attualità che vede protagonisti elementi e situazioni che avremmo evitato volentieri.

In una giovane democrazia come la spagnola – che ha appena trentotto anni, nata dopo la morte di Franco – l’appello all’omogeneità della Nazione ha un evidenziato e pericoloso carattere antidemocratico. Perciò molta della simbologia che si ostenta nella festa nazionale divide e allontana la società, altro che unione.

Oltre a uno scontro nel quartiere barcellonese di Sants causato dall’apparizione provocatoria di un gruppo di ultrà di destra, la ricorrenza di quest’anno, tanto a Barcellona quanto a Madrid è trascorsa con normalità, sebbene per molti spagnoli la festa del 12 ottobre non si riduca a nient’altro che un giorno normale, senza nulla da celebrare.

Sandra Alvarez

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Una risposta a Priebke in Italia e il ‘Giorno della razza’ in Spagna, l’attualità è dei miserabili

  1. avatar
    antonio 15/10/2013 a 19:28

    quante sciocchezze in un colpo solo

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