Conte e i milionari affaticati: ‘Perché Roma-Juve sabato dopo Champions?’

Antonio-Conte

Antonio Conte (sundul.com)

Calciomercato chiuso, primavera, Champions League, scontri decisivi. È il momento di fare polemica. Ed Antonio Conte ultimamente ne è il maestro. A ragione o, come stavolta, a torto. Nella conferenza stampa di oggi, il tecnico juventino ha criticato il calendario di serie A che, dopo l’incontro di martedì sera in Champions League tra Celtic Glasgow e Juventus, proporrà ai bianconeri la sfida all’Olimpico con la Roma nell’anticipo del sabato sera successivo.

«Sarebbe stato più normale giocare Roma-Juve di domenica, che senso ha giocare di sabato dopo la Champions?» si è chiesto il tecnico pugliese in conferenza stampa. E ancora: «Pensavo fosse più logico mettere una partita del genere di domenica. Non ha senso giocare domani, martedì in Champions e di nuovo sabato contro la Roma. Senza contare che l’impegno in Nazionale ci costringe a preparare la partita in un solo giorno».

Puro gusto della polemica. Nient’altro. Dopo la squalifica di inizio stagione, Conte è stato colto dalla sindrome di Mourinho: uno contro tutti, sempre e comunque. Contro gli arbitri, contro gli avversari, contro i giornalisti, contro il sistema. E anche contro la propria squadra, senza nemmeno rendersene conto. Il ko contro la Samp ed i pareggi con Genoa e Parma sarebbero stati incidenti di percorso accettabili, se i post-match non fossero stati conditi da dichiarazioni roboanti e livore che hanno contribuito ad innervosire l’ambiente. L’eliminazione in Coppa Italia con la Lazio ne è stata lo specchio perfetto: Vucinic steso dal portiere (rigore sacrosanto) che inganna l’arbitro al contrario, alzandosi da terra di scatto per protestare con l’arbitro; Giovinco e Marchisio che falliscono due volte un gol già fatto a pochi passi dal portiere. Specchi di un nervosismo che dagli spogliatoi arriva fino al terreno di gioco.

Ma la frase di oggi in conferenza stampa rende l’idea meglio di qualunque altra parentesi polemica. Tre giorni pieni di defaticamento e lavoro mirato non sono ritenuti sufficienti dall’allenatore bianconero per preparare la sfida contro la Roma. L’avversaria di martedì, il Celtic, giocherà anch’essa sabato in campionato. Alle ore 13.

Le dichiarazioni di Conte sono lo specchio di una mentalità polemica tutta italiana: la “mancanza di tutela” delle squadre impegnate nelle coppe. Già De Laurentiis lo scorso anno azzardò un’invettiva dello stesso genere. Ma il problema è amplificato dal fatto che nel resto d’Europa discorsi di questo tipo non passano mai dai microfoni della sale stampa, né finiscono mai sulle prime pagine dei giornali. Perché chiedere ad atleti pagati milioni di euro di giocare una partita ogni tre giorni – e, si badi, preparati fisicamente a farlo sin dall’inizio dell’anno – non deve e non può apparire come una forzatura innaturale, né si possono implorare posizioni di comodo alla Lega sul calendario, per il quale le stesse società firmano i contratti di cessione dei diritti televisivi, fonte prima di arricchimento delle casse dei club.

Lamentarsi di dover giocare ogni tre giorni non è nient’altro che una pedina mossa sullo scacchiere della polemica bianconera, in cui il condottiero chiede al popolo juventino di fare blocco per avere maggiore pressione mediatica. Peccato che basti alzare lo sguardo al di là delle Alpi per accorgersi che la realtà dei fatti è ben diversa. In Spagna le squadre hanno avuto gli stessi impegni delle compagini italiane, nazionale inclusa. In Inghilterra nelle ultime settimane si è giocato consecutivamente per campionato, Coppa di Lega ed Fa Cup, dopo che i match erano proseguito anche durante le vacanze natalizie, fermandosi solo per una settimana dopo la befana. E poi la nazionale anche lì. Senza nessuna lamentela, perché è la prassi.

Irrispettosa all’intelligenza calcistica è anche la frase «l’impegno in Nazionale ci costringe a preparare la partita in un solo giorno». Nessuna sfida di serie A si prepara in un solo giorno o il giorno prima. Se Conte lo facesse, sarebbe un allenatore tutt’al più da prima categoria, quale non è. Quando ci si ritrova a correre su più fronti, i rischi sono inevitabili. Turnover, gestione della rosa e fortuna (con gli arbitri e non solo) sono fondamentali. Ma Conte eviti la manfrina dei poveri milionari affaticati. Oppure, già che è a Torino, vada a dirlo agli operai di Mirafiori. A suo rischio e pericolo.

Francesco Guarino
@fraguarino

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