Condannato a quattro anni il sacerdote che organizzava coca-party

sacerdote

Don Stefano Maria Cavalletti durante una funzione

Sorpreso dalla polizia mentre partecipava ad un coca-party organizzato proprio da lui, Don Stefano Maria Cavalletti parroco di Carciano (Verbania) oggi condannato a quattro anni di reclusione dal gup di Milano Luigi Gargiulo. Il sacerdote si trovava già agli arresti domiciliari.

SPACCIO COCAINA PERCHÉ SONO DEPRESSO – Quando la polizia lo sorprese nel luglio scorso ad un coca- party in casa di alcuni suoi amici a Milano, don Stefano spiegò che aveva iniziato ad assumere cocaina perché depresso, una sorta di autoterapia. Quando gli agenti, chiamati dai vicini di casa, allarmati per le urla e gli schiamazzi che arrivavano dall’appartamento vicino, entrarono nella casa cercò di sbarazzarsi della cocaina e di distruggere il suo passaporto in modo tale da non essere identificato. Uno dei partecipanti al coca party si era anche sentito male a causa dell’abuso della sostanza. Don Stefano non era una faccia nuova per le forze dell’ordine, il sacerdote era stato condannato in primo grado nel 2013 per truffa ai danni di un’anziana che versò ben 22mila euro, tramite bonifico, sul suo conto.

PROCESSATO CON RITO ABBREVIATO – Don Stefano è stato processato con rito abbreviato, il gup lo ha condannato a quattro anni così come richiesto dal pm di Milano Cristiana Roveda che però aveva proposto una condanna a 4 anni e due mesi. Per quanto riguarda la sua condizione di parroco non cambia nulla per don Stefano che come scritto nella lettera che il vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla  scrisse ai fedeli immediatamente dopo l’arresto: «dovrà curare le sue ferite, ricostruire la sua umanità, dopo che sarà chiarita la sua posizione con la giustizia». Il Vescovo in quell’occasione chiese anche perdono alla comunità per non aver sufficientemente vigilato su Don Stefano e per non aver capito le sue ferite e le sue sofferenze: «Chiedo perdono a tutta la comunità, soprattutto ai piccoli, per il turbamento e le ferite profonde che questa storia ha aperto in voi e in noi».

Serena Prati
@Se_Prati

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