Con Paolo Rossi a teatro il Mistero Buffo diventa pop

Un momento dello spettacolo

ROMA – Papa Bonifacio VIII, simbolo del potere temporale della Chiesa e dell’avidità del clero, nonché dell’Anno Santo 1300, diventa l’attuale pontefice Benedetto XVI, comicamente colto nella caduta lungo la navata di San Pietro trasmessa in mondovisione durante la Messa di Natale del 2009. Il grammelot, la lingua ibrida ed onomatopeica usata nel teatro dai giullari e dalle compagnie della commedia dell’arte, diventa il padano antico contaminato dall’itanglese e dall’esperanto del XXI secolo. La nobili dinastie di potenti, sovrani e imperatori medievali, si attualizzano cosicchè Silvio D’Oro I e Ruby si elevano a capostipiti dell’albero «ginecologico» del signorotto prepotente che se la prende con il villano.

Così Paolo Rossi, in scena al Teatro Vittoria di Roma fino al 13 novembre, omaggia Dario Fo e attualizza, più di 40 anni dopo il primo spettacolo del ‘giullare’ lombardo che riprendeva nel 1969 i ‘misteri’ religiosi del teatro popolare medievale, Il Mistero Buffo, proponendone una versione Pop 2.0, come dice il nome stesso piena di scambi e interazioni tra interpreti e pubblico.

Con la regia di Carolina De La Calle Casanova, accompagnato sul palco dalle musiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila, Paolo Rossi porta sul palcoscenico la comicità semplice e diretta, cruda e cinica del teatro popolare. Nei panni di un frate, poi di un contadino, poi del Figlio di Dio e ancora di San Giuseppe o di un regista di teatro, la domanda che l’attore pone al pubblico resta sempre la medesima: Se Gesù Cristo oggi tornasse?

E proprio Gesù, con il suo carisma, è spesso al centro dello spettacolo. Ora in chiave comica e parodistica, quando se ne trasfigura la vicenda così come la conosciamo tramandata dai Vangeli canonici, al punto che la sede del primo miracolo diventa il banchetto delle Nozze di Cannes e la location dell’ultima cena una trattoria frequentata da ubriaconi. Ora in chiave tragica ed attuale, quando novello Cristo, con la corona di spine e inchiodato alla croce, viene posto Goran, personaggio-manichino emblema del lavoratore silenzioso, spesso immigrato, che rischia la vita nei cantieri per pochi euro incassati in nero. 

La locandina dello spettacolo, già andato in scena al Vittoria nel marzo 2011 e quindi riproposto fino al prossimo 13 novembre 2011

Paolo Rossi, allontanandosi per ispirazione e contenuti dalla versione originale del Mistero Buffo di Fo, ne mantiene però la valenza di operazione politica e culturale. Continui e ripetuti i riferimenti ai vizi, e alle virtù quando si può, della società contemporanea, ma soprattutto alle vicende che ogni giorno entrano nella storia del nostro secolo: le promesse non mantenute della politica, i tagli alla cultura, il disprezzo dei beni comuni, la mancata accoglienza verso gli immigrati.

Come in ogni Mistero Buffo che si rispetti, le sferzate anticlericali e la crassa presa in giro dei ricchi e dei potenti trovano poi bilanciamento, per contrappunto, nel tragico lirismo delle laudi, portate in scena al Vittoria grazie alla partecipazione straordinaria di Lucia Vasini, e nella preghiera finale del comico, in cui l’attore chiede venia dell’insolenza e dell’irriverenza.

Nell’epoca pop del 2.0 la richiesta di assoluzione Rossi la affida prima al ‘Vangelo secondo James Joyce’ e poi alla musica pop-rock dei Depeche Mode: perchè dalla sala ogni spettatore, alla fine, esce portandosi dentro un proprio Personal Jesus.

 

Il Mistro Buffo. Versione Pop 2.0
dal 18 ottobre al 13 novembre 2011
Teatro Vittoria – P.za Santa Maria Liberatrice, 11 – 00153 Roma
Per prenotazioni e informazioni sui biglietti 06 5781960  www.teatrovittoria.it

Laura Dabbene  

Foto: Ufficio Stampa Teatro Vittoria; circo.it

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