Cina, scattano i primi arresti per il rogo di Tianjin

Dirigenti delle aziende coinvolte e funzionari statali sono finiti in manette in seguito alle indagini della polizia cinese in relazione al rogo di Tianjin

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Alle 23.30 del 12 agosto la Cina venne scossa dalle esplosioni avvenute nel deposito chimico di Tianjin. Nella giornata di oggi sono iniziati gli arresti dei dirigenti delle imprese coinvolte e delle autorità publiche (foto: thesocialpost.it)

La polizia cinese ha comunicato l’arresto di 12 persone, coinvolte a vario titolo nell‘esplosione del magazzino chimico Tianjin, che il 12 agosto scorso aveva provocato la morte di 139 persone e il ferimento di circa settecento. Da quanto è emerso dalle prime indagini, l’esistenza stessa del magazzino in quella zona comportava la violazione di diverse norme penali, delle quali ora dovranno rispondere dirigenti sia delle aziende private coinvolte che del governo locale, che avrebbero dovuto vigilare e intervenire di fronte alle irregolarità. In particolare, è emerso che il quantitativo di sostanze chimiche contenute del magazzino era decine di volte superiore alle previsioni di legge. Inoltre, il magazzino non poteva di per sé essere destinato allo stoccaggio di quel tipo di materiale, in quanto era situato ad una distanza di poche centinaia di metri da alcune abitazioni, mentre la legge cinese prevede il limite minimo di 1 chilometro.

I DIRIGENTI ARRESTATI – Gli arresti sono perlopiù legati a nomi eccellenti, come Yu Xuewei e Don Shexuak, rispettivamente presidente e vicepresidente della Tianjin International Ruihai Logistic, finiti in manette insieme a tre vicedirettori della società. Le persone arrestate sono sospettate di stoccaggio illegale di materiali pericolosi. L’indagine in corso ha coinvolto anche la Tianjin Zhongbin Haisheng, società sospettata di aver aiutato illegalmente la Ruihai ad acquisire documenti relativi alle valutazioni sulla sicurezza degli impianti.

IN MANETTE ANCHE FUNZIONARI DEL GOVERNO – La pioggia di arresti non si è comunque limitata ai dirigenti delle due società, estendendosi in maniera piuttosto massiccia verso funzionari del governo locale. Sotto indagine sono difatti finite le autorità dei trasporti, le agenzie di regolamentazione della sicurezza sul lavoro, le autorità per le risorse sul territorio e una società portuale statale di Tianjin, che dovranno rispondere di “abbandono ingiustificato del servizio” e “abuso di potere“.

 

Carlo Perigli

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