Chi lede la dignità delle donne?

Manifestanti in piazza per "Se non ora quando?"

Qual è il vero “risultato” portato a casa delle tantissime donne che hanno partecipato alla manifestazione “Se non ora, quando”? E quale dignità è stata lesa per far si che il mondo rosa si mobilitasse con tanta passione e ardore?
Il dibattito sulla manifestazione in questione è stato alimentato, sviscerato, aizzato un po’ da tutti i fronti: giornali, tv, politici, semplici cittadini. Tutti a chiederci perché aderire, a riflettere se scendere o meno in piazza, o ad incitare gli altri a farlo per una causa comune. E ora che i numeri promuovono gli organizzatori e i manifestanti sparsi in oltre 230 piazze italiane, cosa rimane di questa giornata scandita da sciarpe bianche, da slogan contro Berlusconi e belle parole a difesa della donna “vittima” di una società che non le riconosce la dignità che merita?

Le sciarpe bianche sono già state piegate e riposte in un cassetto, Berlusconi non si è scomposto più di tanto e ha definito la mobilitazione “faziosa”, “un pretesto per sostenere il teorema giudiziario che non ha attinenza con la realtà”, e questa solidarietà tra donne, questa “sorellanza” che vuole abbattere la rigida separazione (non sempre tutta maschile) tra puttane e spose, che si indigna nel vedere la donna ridotta a mera carne, svenduta e disponibile al miglior acquirente in cambio di risorse o ruoli pubblici, quanto è reale e per quanto tempo sopravvivrà? Credo che a nessuna donna piaccia essere considerata solo un corpo da usare per appagare i desideri maschili, eppure in molte lo diventano. Di chi è la colpa? E’ forse loro o di questi uomini? O bisogna puntare il dito contro una cultura o mentalità depravata che ha perso ogni riferimento morale ed etico? Chi è il carnefice…la tv? Berlusconi? Ovvio che no.

Siamo noi tutti, uomini e donne, madri e padri, figli e figlie ad aver alimentato un sistema “impuro” nel quale ora ci sentiamo terribilmente incastrati.  Solo ora che è stato palesemente smascherato ci sentiamo umiliati e in grado di aggrapparci  ad una coscienza collettiva, che non è solo femminile, incapace di tacere davanti agli harem che allietano i palazzi e ai giochi di poteri che ne derivano. Ma non è nel perbenismo e nell’eccessivo buonismo di una manifestazione che si è rifiutata di contrapporre donne contro donne, o donne contro uomini che si giunge ad una reale presa di coscienza. Perché è vero che siamo liberi di agire come meglio crediamo, ma ognuno di noi deve assumersi le proprie di responsabilità, senza per questo essere giudicata o etichettata. Ma non cadiamo nell’errore di passare per le vittime, perché non lo siamo. Non c’è consapevolezza nel vittimismo.

Il risultato della manifestazione è stato, dunque, quello di mobilitare la piazza, di farla scendere in campo, di lanciare un messaggio che, per quanto discutibile nel modo e nei risultati, ha reso visibile e palpabile un malessere diffuso. E’ pur sempre “azione”, e come tale ben venga anche se risulterà solo un piccolo espediente per svegliarci dal torpore in cui siamo caduti. Che poi sia stata o meno strumentalizzata da obiettivi politici, non è questo punto ma dispiace averla vista trasformarsi in una manifestazione anti-Premier, a suon di “dimettitti” o “Berlusconi offende la dignità dell’Italia”. La sua vera potenzialità stava nel poter porre le basi per la concreta condivisione di un pensiero collettivo che, prima di appartenere a tutti, doveva appartiene solo a noi stessi, a noi in quanto individui: trasmettere degli imput per una profonda autoriflessione che ci permetta di realizzare questo ideale comune nella quotidianità della nostra vita, senza manipolazioni o la necessità di identificarsi contro un nemico per emergere.

Chissà se ci sarà riuscita…

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Nel pezzo pubblicato dalla nostra Chantal Cresta (leggi il suo articolo) si è parlato della manifestazione di ieri sottolineando un aspetto diverso: quelle donne, chiedendo le dimissioni di Berlusconi, si sono schierate dalla parte della magistratura, come garante della legge e della dignità femminile. Non credo sia proprio così e vedo una forzatura nel fare un legame del genere. La legge non deve schierarsi dalla parte delle donne, ma deve tutelare i loro diritti e difenderle, senza per questo creare discriminazioni di alcun genere. Chi ha aderito alla protesta, ma anche chi non lo ha fatto, sa perfettamente che non può far affidamento su un sistema giudiziario pieno di vizi e obsoleto per rilanciare un’immagine diversa o per difendere la propria dignità di donna e di essere umano. Ma condivido in parte la critica: gli esempi di cronaca citati dimostrano come spesso l’eccessivo garantismo non ha tutelato la posizione della donna, ed è giusto chiedersi il perché, in quelle occasioni, non ci siano state mobilitazioni di sdegno e proteste. E sembrano profetiche le parole della nostra collaboratrice “e dove saranno quando un tribunale sfornerà l’ennesima sentenza indecente (quella sì) che lascerà impunito il colpevole di turno? Tutte a casa, probabilmente, perché l’accusato non si chiamerà Berlusconi e, dunque, andrà bene così”. Oggi l’imputato si chiama Luca Delfino, assolto dalla Corte d’Assise per insufficienza di prove, per il delitto della sua ex fidanzata, Luciana Biggi, uccisa in strada nel 2006; lo stesso un uomo che sta scontando una pena di 16 anni e 8 mesi per il delitto di un’altra ex, Antonella Multari.

Sdegniamoci anche per questo.

Valentina Gravina

Foto | Foto via http://www.flickr.com, http://www.omnimilano.it/; http://www.vanityfair.it;

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Una risposta a Chi lede la dignità delle donne?

  1. avatar
    CARLO POCHY RIANO' 14/02/2011 a 19:04

    LA MANIFESTAZIONE DI IERI HA PORTATO IN STRADA LE DONNE CHE HANNO UNA LORO DIGNITA’,E CHE VOGLIONO ESSERE CONSIDERATE PER LA LORO BRAVURA E NON PER LA COSCIA LUNGA O IL SENO PROROMPENTE.CARLO POCHY RIANO’ SEGRETARIO GENERALE POLITICO DELLA C.I.L.CONFEDERAZIONE INTERCATEGORIALE LAVORATORI

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