Chi è il padre di Facebook?

Mark Zuckerberg è di nuovo sotto accusa per aver rubato l’idea di Facebook ai legittimi creatori e per aver violato la privacy di alcuni utenti

di Chantal Cresta

social networkMater semper certa, pater nunquam ovvero “E’ sempre certo chi sia la madre, non chi sia il padre”. Questa saggia frase latina veniva utilizzata nei tempi andati per sottolineare le difficoltà che si potevano incontrare nel determinare, con assoluta certezza, la paternità di un individuo. Nei tempi andati, però, mai si sarebbe pensato di poter dire lo stesso anche dei social network. O meglio, del social network più famoso: Facebook.

Qualche giorno fa, il blog Business Insider ha rivolto al 25enne Mark Zuckerberg un’accusa molto chiara, sostenendo ch’egli non sia l’originario ideatore del social network che conta 400 milioni di visitatori al mese e parecchi milioni di dollari all’anno. Sembra, anzi, che Facebook sia stato il frutto di una truffa ben congeniata, da parte dello stesso Zuckerberg, ai danni dei legittimi creatori: Cameron Winklevoss, Tyler Winklevoss e Divya Nerenda.

La vicenda iniziò nel 2003, quando il giovane 19enne, studente al secondo anno di Harvard, Mark Zuckerberg incontrò i tre senior per collaborare al loro progetto, l’Harvard Connection, poi divenuto il ConnectU: una piattaforma interattiva che mirava a offrirsi come un’estensione virtuale delle catene umane, oltre che come un sistema completo di archiviazione degli account degli studenti di scuole e college americani. Si trattava di un’idea innovativa poiché sfruttava le potenzialità del Web. Così innovativa – fa capire il Business Insider – che il giovane Zuckerberg fiutò subito l’affare. Nel momento in cui si presentò come collaboratore al progetto, iniziò una frenetico doppio gioco attraverso cui il giovane Mark poté rubare molti dei codici di ConnectU per portare avanti il proprio personale progetto, il futuro TheFacebook.com poi Facebook.

Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg

Inoltre, secondo i curatori del blog, sembra che Zuckerberg, oltre al furto, si sia macchiato anche di atti di sabotaggio ai danni di ConnectU e di violazione del diritto alla privacy. In effetti, avrebbe sfruttato alcuni difetti di progettazione, non ancora risolti dai tre studenti, per introdursi negli account di alcuni iscritti a ConnectU, modificandone i profili e renderendo le possibilità di ricerca di altri utenti estremamente limitate, al punto che gli stessi account sarebbero divenuti inservibili. Sembra che Zuckerberg, inoltre, si sia introdotto anche negli account di posta elettronica di un paio di redattori del giornale universitario, l’Harvard Crimson, i quali si stavano interessando troppo alla sospetta attività di spionaggio informatico di Mark.

Che le accuse siano vere o meno, il fatto è che nel febbraio del 2004, quando ConnectU era ancora in fase di elaborazione, Zuckerberg lanciò su Internet la sua piattaforma che riscosse subito un largo successo per la facilità di utilizzo. Nella primavera del 2004, Facebook calcolava già 250.000 utenti iscritti che nell’agosto dello stesso anno diventarono 1 milione. Per quanto riguarda ConnectU, nella primavera del 2004 venne proposto ad una quindcina di scuole senza mai andare oltre la definizione di “sistema di archiviazione”.

Nulla di fatto, dunque, per i tre studenti senior di Harvard? Non proprio. Quando, tra il 2004 e il 2005, l’ormai famoso Zuckerberg lasciò il college per la Silicon Valley, i due fratelli Winklevoss e Nerenda avviarono una causa contro Mark, accusandolo di frode e plagio di codici informatici. La causa si protrasse per anni finché, nel 2009, Facebook sborsò a ConnectU 65 milioni di dollari attraverso un accordo extra giudiziale di cui è, però, impossibile dare conto. Alcuni ritengono che Zuckerberg abbia preferito ristorare di tasca propria i legittimi creatori di Facebook, piuttosto che veder screditare ulteriormente la propria immagine in un’aula di tribunale. Altri, invece, pensano che la somma abbia rappresentato il pagamento per l’ultima serie di codici che il giovane non era riuscito a copiare dai tre senior. Non si può dire con certezza, ma sembra che i problemi giudiziari per Zuckerberg non siano finiti perché sulla sua testa pende ancora l’accusa per violazione del diritto alla privacy on-line.

Insomma, i giochi sono ancora aperti e, aspettando di sapere come andrà a finire, l’unico commento tra le parti, arriva dallo staff di Facebook: “Non vogliamo discutere fonti anonime che cercano di riscrivere la storia di Facebook con accuse datate. Il fatto indiscutibile è che Mark, da un sito web college, ha fatto di Facebook un servizio globale”. Questo è davvero innegabile.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews