Che ‘ConFusione’ Maestro!

Tra ‘Prove d’Autore’ e ‘Note di merito’, un artista a tutto tondo: Franco Battiato

di Natalia Radicchio

Franco Battiato: "Tigre", 2000 - 2010, olio su tela

Arriva sempre il momento in cui ci si crede conquistati dalle raccomandazioni “genitoriali” riguardanti il fatto che d’Arte non si campa. Meglio concentrarsi su aspirazioni più concrete, che di certo ti danno un mestiere. Ma mentre aspiri asfalto, indifferenza, monete spicce, facce latranti o egregiamente mascherate e desolazione, tanta desolazione, quella Mano ti risolleva. E “un rapimento mistico e sensuale” ti imprigiona a lei.

Così inizia il viaggio straordinario in fondo a se stessi, a volte passando per le sette Arti capitali e la loro dimora, il Teatro, a volte in un’unica esclusiva relazione. Nel silenzio e nella condivisione, con coraggio e determinazione, traendo esempio da chi questo viaggio creativo l’ha intrapreso tempo addietro come il nostro caro Maestro Franco Battiato: musicista, cantante, poeta, regista in grado di riservare sempre singolari sorprese, come la presenza in veste di pittore del Drappo del Palio degli Asinelli di Alba (Cuneo), il prossimo 3 ottobre.

Contributo recente alla sua ricerca musicale è l’album dei Pgr ConFusione, una raccolta di 9 brani, due inediti e sette riletti e rivisitati, uscita il 1 giugno scorso. Alla notizia del suo abbandono delle scene, Battiato ha chiamato dispiaciuto Giovanni Lindo Ferretti – voce dei Pgr, già anima poetica e cantante di Cccp e Csi – confidandogli il desiderio di rimettere mano ad alcuni brani del gruppo. Ricevute dal suo noto estimatore (la ricordate la versione dei Csi di “E ti vengo a cercare”?) una quarantina di canzoni, ne sceglie nove “disidratandole musiche e gli arrangiamenti con archi, violini, tastiere e batterie pop, che si sposano mirabilmente con la voce bassa, profonda e pungente di Ferretti, il quale, dopo aver ascoltato quest’opera di incredibile forza emotiva, ha affermato: «alcune cose sono state fatte fiorire, ascoltando una canzone mi sono messo sull’attenti… su un’altra mi sono messo a ballare come i CCCP non sono riusciti a fare, pur volendo fare, come dicevamo al tempo, ‘Musica da ballo per giovani proletari’».

Franco Battiato: “Preghiera”, 1990-2000, litografia su tavola e fondo oro

Il 25 giugno scorso il Maestro ci ha regalato uno straordinario concerto alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma assieme ad Alice, l’inedito trio Carmen Consoli-Marina Rei-Paola Turci, i Radiodervish, il compositore Roberto Cacciapaglia e la cantante di origine catanese Etta ScolloNote di Merito, organizzato dall’associazione Viva la Vita Onlus e finalizzato a raccogliere fondi per sostenere i malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), è stato accompagnato dall’ensemble orchestrale di Roma Sinfonietta magistralmente diretta da Paolo Buonvino. La magia delle loro note si è unita alla proiezione di scene di vita quotidiana dei ‘diversi’, quasi dimenticati dalle istituzioni, e alle letture di Dori Ghezzi, che ha interpretato delle brevi testimonianze “di merito” di alcuni malati, per far vibrare i cuori di tutti i presenti promulgando l’importanza di lottare per dare dignità agli esseri umani.

L’attività, meno nota, dell’artista visivo Battiato può essere gustata in questi giorni, e fino al 17 luglio, nel complesso della Banca Popolare di Lodi progettato da Renzo Piano, con la Mostra Prove d’autore, a cura di Elisa Gradi, che raccoglie 25 dei circa 80 dipinti realizzati dai primi anni ‘90 a oggi, ed esposti in Italia e all’estero in occasioni particolari. Inizialmente, in linea con la sua «sana abitudine di non sfruttare la fama», Battiato si firmava timidamente con lo pseudonimo curdo Süphan Barzani, formato dal nome di un poeta e dal cognome di un condottiero. «Oggi posso dire, finalmente, che potrei cominciare a dipingere, e bene, anche se non so quando», ha esordito il giorno dell’apertura della Mostra, definendosi un dilettante.

L’artista catanese parla della sua relazione con la pittura come una sfida, una terapia riabilitativa nata quando si sentiva come uno stonato con in testa la nota giusta ma in gola quella sbagliata: «io non riuscivo a riprodurre la forma esatta dell’oggetto, anche se quella forma sapevo di averla capita. Era una questione di non manualità. Ora ci riesco meglio, tutto merito della volontà e della disciplina». Nei suoi quadri, che a volte sembrano dipinti dalle mani di un bambino, vivono le visioni di un suo personale oriente, in cui le danze estatiche dei dervisci e i ricordi di miti mesopotamici si affiancano a volti arabi, angeli e moschee, uomini di fede che sorreggono cieli immensi, guardiani dello splendore del creato.

Il percorso espositivo si apre con la sua opera più recente e inedita, Autoritratto di spalle, un trittico di grandi dimensioni in cui si è ritratto nel suo studio, una veranda sul giardino, non nell’atto creativo ma fermo, seduto di spalle come in attesa, mentre guarda al di là della finestra aperta su un lembo di Sicilia, verso la luce, la creazione, la vita. Il quadro diventa mediatore delle sue riflessioni.

Franco Battiato: "Gilgamesh", olio su tela

Pervasa di passione e spiritualità, la sua è una pittura intima, fatta di colori caldi, campiture piatte, e un tratto deciso. Nei ritratti di amici e complici, come il filosofo Manlio Sgalambro e la scrittrice Fleur Jaeggy, la descrizione essenziale e sintetica dei volti sembra voler rispecchiare la personalità del soggetto come in un saggio sulla fisiognomica. Ed è forte, nel silenzio delle figure ritratte nella preghiera e nella meditazione (Gilgamesh, Sufi, Preghiera), la disposizione ad immergersi in un’atmosfera di raccoglimento accompagnata solo dalle note della sua musica. «Una doppia tentazione ci coglie davanti alle sue opere: da un canto si avrebbe voglia di abbandonarsi a un giudizio ingenuo, scompagnato dai clamori che ci vengono della sua leggenda di musicista, cantante e poeta; dall’altra sentiamo di non poterla eludere, codesta leggenda, tanto necessariamente essa cospira a darci il ritratto intero dell’uomo», come testimonia Gesualdo Bufalino, uno degli ultimi grandi scrittori italiani, scomparso nel 1996, cui Franco Battiato ha dedicato un commovente mediometraggio che è possibile guardare alla fine del percorso espositivo.

Presente nella Mostra anche il primo libro d’artista, edito dalle storiche Edizioni La Bezuga, della sua opera lirica Gilgamesh, un cimelio unico contenente testo, partiture musicali, riproduzioni fotografiche dello spettacolo e, soprattutto, i dipinti appositamente realizzati dall’artista a illustrazione del volume, di cui si possono ammirare nell’ultima sala della galleria le originali tavole litografiche. Giuliano Allegri, Presidente e Direttore Artistico della Bezuga, ha inoltre confermato che il dvd della prima di Gilgamesh è in fase di montaggio presso la Rai e quindi presto sarà pubblicato.

Indispensabile il reperimento di questo ulteriore tassello delle forme espressive battiatiane – esplorate con la medesima volontà di ricerca creativa – in cui affiorano tutti i temi cari a questo spirito multiforme e ricco di emozioni. «Come si dice? “Ma l’amor mio non muore”. Finché questi mondi mi riempiranno la vita, anzi: finché avrò la possibilità di conoscerli sempre più a fondo, è lì che continuerò a tornare».

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