Change.org vende i nostri dati? Il Garante avvia un’istruttoria

L'azione dell'Autorità è arrivata in seguito alla diffusione di alcuni articoli relativi alla possibile compravendita di dati da parte della Change.org Inc

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Change.org: dopo l’indagine dell’autorità tedesca, il servizio di petizioni online è finito nel mirino del Garante della privacy (foto: datamanger.it)

Un’istruttoria relativa a Change.org Inc è stata aperta quest’oggi dal Garante della privacy, al fine di valutare il modo in cui il gestore della nota piattaforma internazionale di campagne on line tratta i dati delle persone che aderiscono o promuovono petizioni su www.change.org. Lo riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, secondo cui il Garante avrebbe inoltre spiegato che tale intervento si è reso necessario alla luce delle notizie pubblicate sui media in merito al trattamento dei dati, che potrebbero essere utilizzati per profilazione o ceduti a terzi. Per questo motivo l’Autorità ha chiesto alla società di fornire tutti gli elementi idonei a valutare le misure adottate per tutelare la riservatezza degli utenti italiani.

LE RICHIESTE DELL’AUTORITÀ – In particolare, l’azienda dovrà chiarire il modo e le finalità con cui vengono acquisiti e trattati i dati degli utenti che usufruiscono dei loro servizi. Sarà tenuta inoltre a fare presenta all’Autorità l’eventuale informativa sulla privacy fornita agli utenti e i meccanismi per l’acquisizione del loro consenso all’uso dei dati personali. Inoltre, il Garante dovrà ricevere le dovute informazioni relative al numero degli utenti italiani di Change.org, il luogo in cui sono situate le banche dati, il tempo di conservazione dei dati, la possibile comunicazione a terzi, le misure di sicurezza e le tecniche di anonimizzazione eventualmente adottate.

L’INDAGINE AVVIATA DA L’ESPRESSO – L’attività del Garante della privacy arriva a pochi giorni dalla pubblicazione di un articolo apparso su L’Espresso il 18 luglio 2016. Nel servizio firmato da Stefania Maurizi viene difatti reso noto un prezzario che Change.org applica agli utenti che lanciano petizioni sponsorizzate, promosse ovvero dietro pagamento. Secondo quanto riportato, la lista dei prezzi va da un euro a cinquanta per quanto riguarda ciascun contatto email, se il cliente ne compra meno di 10mila, arrivando a 85 centesimi qualora questi ne compri un numero superiore ai 500mila. In particolare, sembra sia sufficiente che l’utente lasci spuntata la voce “tienimi aggiornato su questa petizione” affinché i clienti che l’hanno lanciata possano ricevere da Change.org, dietro pagamento, il contatto email del destinatario. L’indagine compiuta da L’Espresso è stata portata avanti in base alle dichiarazioni rilasciate sia dalla ong Oxfam, che dalle conferme giunte al settimanale da John Coventry, capo della comunicazione di Change.org, che ha confermato l’esistenza di un prezzario che «varia da cliente a cliente e in base al volume degli acquisti». L’attività del Garante della privacy segue l’inchiesta avviata in Germania dalla Commissione per la protezione dei dati, tuttora in corso.

Carlo Perigli

 

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