Cassano-Inter, Pazzini-Milan: uno scambio, quattro sconfitti

Giampaolo Pazzini ed Antonio Cassano: vincitori o sconfitti dopo lo scambio? (mister-x.it)

Il colpo di fine estate è arrivato. Quello buono a riempire le pagine dei giornali, ad infiammare i dibattiti da Bar dello Sport e a confermare, se ancora ce ne fosse bisogno, la crisi dei bilanci delle società e dell’intero sistema calcistico della serie A.

Pazzini va al Milan, Cassano si accasa alla Pinetina portando nel borsone 7,5 milioni di euro in dono al presidente Moratti, che realizza in postdatato uno dei suoi sogni, rimpinguando inaspettatamente le casse societarie. Uno scambio la cui logica è solo apparente, ma che, in realtà, si concretizza in una quadrupla sconfitta, seppur su piani diversi: quella dei due giocatori e quella delle società.

HA PERSO CASSANOFantAntonio perde in primis umanamente, perché lascia una società che lo ha atteso dopo un problema fisico dai rischi elevatissimi e che lo ha rimesso in campo al più presto possibile – anche quando lo stato aerobico avrebbe suggerito uno stop più lungo – solo per regalargli la convocazione (poi conquistata) agli Europei. Inoltre Cassano perde tatticamente: all’Inter la presenza di Sneijder, l’arrivo di Palacio e l’ascesa di Coutinho (sul quale Stramaccioni giustamente sta puntando gran parte delle proprie carte) rischiano di oscurarlo sistematicamente e di relegarlo ad un ruolo di comprimario. Utopico ipotizzare una sua compresenza con l’olandese, difficile che Stramaccioni lo preferisca all’ex Genoa o al giovane brasiliano.

HA PERSO PAZZINI – Il “Pazzo” resta in Champions, ma, salvo clamorosi colpi di mercato last minute del Milan, la sua annata rischia di essere infernale non certo per empatia calcistica. Il Milan dello scorso anno ha funzionato alla grande sulla direttrice Nocerino-Boateng-Ibrahimovic, grazie all’intesa tra i tre ed allo strapotere fisico in area dello svedese, in grado di ammansire i difensori avversari e lasciare spazio agli inserimenti da dietro. Pazzini non ha la stesse doti né fisiche né tattiche di Ibrahimovic: è un attaccante a cui piace restare sempre e comunque nei pressi dell’area, restìo ad entrare in meccanismi di movimento o sacrificio. Dubbia la sua compatibilità con Pato, potrebbe andare meglio con accanto Robinho. Ma dal Milan è andato via un fenomeno e Pazzini, con buona pace dei suoi estimatori, vale forse la metà di Ibra. Ed il rischio di finire sepolto dalle aspettative è enorme.

HA PERSO IL MILAN - Se Cassano è andato via, è perché il Milan gli ha fatto capire di non voler puntare esplicitamente su di lui. Intendiamoci: non è la presenza di Cassano a rendere una squadra più o meno competitiva, ma una rosa che ha perso in una sola estate ben nove top players non può permettersi di farne scivolare via un altro con uno scambio tutt’altro che vantaggioso nell’ottica di gioco, nel quale i 7,5 milioni di conguaglio da corrispondere ai cugini nerazzurri sono un vero e proprio regalo di Natale anticipato. Realisticamente, la campagna acquisti condotta finora in quel di via Turati non può regalare ai tifosi milanisti aspettative che vadano al di là di una (sofferta?) qualificazione in Europa League. L’addio di Cassano lascia un vuoto tecnico/tattico in quella posizione del campo, che non può essere colmato né da Boateng, né da Montolivo. Forse l’arrivo di Kakà potrebbe mettere la più classica delle toppe. La parola chiave, però, non è Kakà: è il “forse”, termine irrinunciabile nelle ultime trattative di Galliani & co.

HA PERSO L’INTER – I nerazzurri potrebbero sembrare gli unici vincitori dello scambio – soprattutto in virtù di quei 7,5 milioni di euro di conguaglio – ma non è così. Moratti ha sempre voluto Cassano e la possibilità di averlo, finalmente, lo ha accecato. Il problema è che ad Appiano Gentile arriva un giocatore ormai 30enne, che ha illuminato le sue stagioni con sporadici lampi di genio intervallati da lunghi periodi di buio. Il più scontento di tutti, inoltre, rischia di essere proprio Stramaccioni, a cui è stata sottratta l’unica alternativa effettiva a Milito. E quando Moratti cede il passo all’amore per il giocatore, invece che alle richieste dell’allenatore (vedi Ronaldo, ndr), i risultati sono tristemente noti.

Francesco Guarino

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