Caso schiave a Londra: identificata Rosie Davies, una delle tre donne

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Rosie Davies, una delle tre donne tenute segregate e trattate da anni come schiave da una coppia di coniugi (dailymail.co.uk)

Londra – Non si è attenuato ancora il clamore suscitato dalla vicenda delle tre donne segregate e trattate come schiave da una coppia di coniugi, che a distanza di giorni emergono nuovi particolari. Il ritorno alla libertà è avvenuto solo grazie alla segnalazione di un’associazione attiva nel sociale e che si è rivolta a Scotland Yard facendo così scattare i soccorsi, ma potrebbe rivelarsi ben più complicato del previsto.

UNA DELLE DONNE HA UN NOME – Emerge intanto il nome di una delle tre donne schiave. Si tratta della più giovane, la trentenne che proprio nella casa di Aravindan Balakrishnan e la moglie Chanda ha vissuto fin dalla sua nascita. Per gli inquirenti si potrebbe trattare di Rosie Davies, figlia di quella Sian Davies morta nel 1997 in circostanze piuttosto misteriose.

Da quanto si apprende infatti da fonti investigative e dalle poche informazioni diffuse ai media, la madre di Rosie sarebbe morta diversi anni fa, cadendo dalla finestra di un’abitazione proprio della coppia. È possibile infatti che la donna avesse aderito alla loro setta, e quindi alla sua morte, la piccola Rosie sia rimasta nelle mani di quegli aguzzini che l’hanno tenuta segregata per ben trent’anni.

ANCHE LA MADRE VIVEVA SEGREGATA? – Si cerca intanto di ricostruire la vita di Sian Davies e appurare se anch’essa sia stata una delle schiave degli spietati coniugi. Questi, tempo dopo, si trasferirono a nell’appartamento di Brixton, definito ormai dall’opinione pubblica come “casa degli orrori”.

Intanto il nome della ragazza è stato reso noto poiché non è stata appurato su di lei alcun abuso fisico. Gli agenti continuano a presidiare la casa in cui le donne sono state ridotte per anni e anni in schiavitù. Nei giorni scorsi è emerso inoltre che proprio Rosie avesse scritto a uno dei vicini, invocando il proprio aiuto, ma questi non ha mai dato peso a tali richieste.

Angela Piras

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