Carlo Cracco, l’agnello condito da vivo e Lercio. What else?

Carlo Cracco costretto a spiegarsi con i fan: 'Non condisco l'agnello da vivo'. Colpa di un articolo di Lercio? No, degli italiani che non sanno informarsi

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Carlo Cracco e gli agnelli della discordia. Per chi non sa verificare le fonti di una notizia… (lercio.it)

Che qualcuno salvi il web dai cattivi frequentatori del web. Quattro giorni fa Lercio, il più geniale sito italiano di fake news, ha condiviso sulla propria pagina Facebook una notizia riguardante il noto chef Carlo Cracco, uno dei protagonisti di Masterchef. Il titolo della notizia era Il segreto del mio agnello? Lo condisco da vivo: un vero e proprio articolo in pieno Lercio-style, con tanto di foto strappalacrime con il fascinoso viso barbuto di Cracco abbinato a tre docili agnellini. Il problema? Che qualcuno – pardon, molti – ci hanno creduto sul serio che Carlo Cracco condisse gli agnelli da vivi, insaporendoli “con olio, prezzemolo, pepe, sale, aglio, coriandolo, noce moscata e rosmarino in modo da farlo abituare a quei sapori sin dalla prima poppata”.

LERCIO CHIAMA, CARLO CRACCO (ADDIRITTURA) RISPONDE – Dopo l’articolo di Lercio, la pagina Facebook Chef Carlo Cracco si è trovata sommersa da decine di commenti di lettori indignati, che consigliavano al nostro eroe – giuro: controllate tra i commenti di questo post… – di insaporire viva la propria madre, piuttosto che accanirsi sui dolci agnellini. La quantità di commenti è stata tale da costringere un seccato Carlo Cracco a prendere posizione con un post ufficiale su Facebook: Mi spiace molto per chi ha creduto che l’articolo sul “segreto del mio agnello fosse condirlo da vivo” fosse vero…già dal nome del sito mi sarei fatto venire qualche dubbio…#nientedimegliodafare

IL CRACCO FURIOSO E L’ITALIANO DISINFORMATO - L’hashtag seccato con cui Carlo Cracco chiude il suo post, fa capire che lo chef ha qualcosa da rimproverare a Lercio. Ma Lercio, e chiunque usi il web non solo per leggere le e-mail e guardare i siti porno, è un sito di satira al 100%, che propone notizie inventate ad hoc. Per ironia, per contrappasso, per puro colpo di genio. Basterebbe cliccare sul link A proposito di Lercio, presente in tutte le pagine del sito, per scoprire che la redazione del sito che sbeffeggia graficamente l’altrettanto (o forse attualmente meno, ndr) noto portale di informazione “leggera” Leggo, è composta interamente da autori di satira. E, a fine identikit, è scritto in bella evidenza “Tutti gli articoli contenuti in questo sito sono falsi (almeno finché non si avverano) e sono stati redatti a scopo esclusivamente umoristico. L’utilizzo di nomi di personalità o aziende è, in questo contesto, strumentale alle finalità satiriche del sito”.

Il problema è che una nutrita maggioranza di utilizzatori del web non sa cosa significhi verificare una fonte. Ed è così che proliferano bufale a gogò da siti di presunta informazione alternativa, come Jedasupport o CatenaUmana (che non a caso ha copiato la notizia di Lercio spacciandola per vera), che promettono di svelare scottanti verità o dare le notizie “che nessun altro può dare”. Ma in realtà fanno click baiting con titoli ad effetto che invitano a cliccare sul link. Salvo poi proporre articoli falsi, tendenziosi o di scarsissima qualità, consapevoli del fatto che in pochi andranno a verificare.

Giudici Master Chef Italia - masterchef.sky.it-carlo-cracco-bastianich-barbieri

Cracco con gli altri giudici di Masterchef Italia, Barbieri e Bastianich (masterchef.sky.it)

LERCIO SU CRACCO: TRE(NTATRE) INDIZI DOVREBBERO FARE UNA PROVA - Analizzando l’articolo di Lercio su Carlo Cracco, quelli che ad un occhio inesperto e/o distratto sono sembrati scandali, sono in realtà piccole perle di comicità. Partendo dall’alto: la località di riferimento è Wellington, realmente esistente ma in realtà più conosciuta per il noto filetto alla Wellington dello chef Gordon Ramsay. Il nome del piatto “dello scandalo” di Carlo Cracco sarebbe il celebre “agnello in lacrima d’agnello”. Talmente celebre che, provando a cercarlo su Google, non esistono risultati che riportino ad esso, se non l’articolo di Lercio. Si potrebbe proseguire all’infinito, passando dal “venditore di torba William Butler” che è in realtà un membro degli Arcade Fire, fino alla strage operata da un gruppo di wombat inferociti in Masterchef Australia (ma quanto ci vuole a verificare una notizia?).

La descrizione della ricetta dell’agnello in lacrima d’agnello rasenta il sublime:

Il segreto è insaporirlo da vivo: preleviamo il latte materno, lo scaldiamo alla brace e lo insaporiamo con olio, prezzemolo, pepe, sale, aglio, coriandolo, noce moscata e rosmarino in modo da farlo abituare a quei sapori sin dalla prima poppata. In questa maniera la carne dell’agnellino acquisisce tutte le sfumature di sapori delle spezie e i profumi della brace in maniera più naturale. Quindi non abbiamo più la semplice materia prima assemblata a degli ingredienti, ma una materia prima che nasce con un’idea e, soprattutto, un agnello che viene svezzato con la mentalità che lo rende già propenso a diventare un piatto vincente. Lui vuole diventare quel piatto, questo fa la differenza

Conclude l’articolo la finta contestazione all’esterno degli studi, quando Carlo Cracco scappa scoprendo che autore delle proteste “non era stato Antonino Cannavacciuolo”. Dopo la precisazione di Carlo Cracco, ad uso e consumo degli sprovveduti da tastiera, è arrivata la pronta risposta di Lercio: “Quella di lei che ‘condisce gli agnelli da vivi’ è solo una delle nostre fake news, d’altronde su di lei ne girano molte. Per esempio c’è quella che dice che lei farebbe la pubblicità alle patatine in busta!“. Geniali e provocatori sino alla fine. Perché, sì, dove si ferma l’alta cucina, inizia il marketing. Il pluripremiato – e un po’ permaloso – chef Carlo Cracco  fa davvero la pubblicità alle patatine in busta, mentre gli italiani ancora non hanno imparato a verificare la fonte di una notizia. Nel dubbio, meglio riderci su.

Francesco Guarino
@fraguarino

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