Caressa, lettera al vetriolo di Ziliani: “Ora vado in tribunale”

Roma - Fabio Caressa, il più noto telecronista sportivo d’Italia, inconfondibile voce del calcio su Sky, dopo aver scritto un libro sul mondiale del 2006 ed uno sul poker, ha da poco pubblicato anche il suo primo romanzo: «Gli Angeli non vanno mai in Fuorigioco», edizioni Mondadori.

Il libro narra la storia di cinque amici, capitanati da Diego, tredicenne appassionato di calcio, durante un’estate trascorsa in vacanza a Villalago, piccolo paese in Abruzzo. Tra una partitella e l’altra, i ragazzi si imbattono casualmente in un Vecchio, personaggio misterioso, burbero solo apparentemente, che parlerà loro di calcio, dei suoi miti e delle sue leggende, alla scoperta di un mondo a loro sconosciuto: racconterà loro, ed anche ai loro genitori, della Lazio del ’74 di Chinaglia e Maestrelli, della Roma di Liedholm e Falcào, del Milan di Sacchi e Van Basten, della Juve del Trap e di Platini, dell’Italia di Bearzot dell’Inter dei record e del Napoli di Maradona. Aneddoti curiosi ed unici, provenienti da dentro lo spogliatoio, come se lui ci fosse stato sul serio.

Il problema è che tra i tanti racconti ve n’è in particolare uno che ha fatto letteralmente infuriare un altro importante personaggio del giornalismo sportivo italiano, Paolo Ziliani, il quale ha scritto a Dagospia una lettera contente accuse precise e pesanti proprio contro Caressa, colpevole a suo parere di essersi inventato di sana pianta alcuni aneddoti riguardanti la sua vita professionale.

L’episodio incriminato riguarda il mondiale dell’82 durante il quale, secondo Caressa, Ziliani avrebbe scritto sulle pagine de “Il Giorno”, che Paolo Rossi e Antonio Cabrini dormivano assieme; che Rossi era il “marito” e Cabrini la “moglie”; che tutta la nazionale, capeggiata da Zoff e Causio, tentò di vendicarsi passando alle vie di fatto nei confronti del giornalista, compattandosi fino ad arrivare a vincere il Mundial in reazione all’ignominia patita.

Dopo aver spiegato i motivi della sua arrabbiatura, riportando le righe più infamanti del racconto di Caressa, Ziliani parte all’attacco del telecronista, e lo fa usando la mano pesante: “Il fatto che avesse 15 anni e che fosse impegnato a impiastricciarsi le dita attaccando le figurine sull’Album Panini, quando l’Italia vinse i mondiali in Spagna dell’82, non lo esime  dal recitare la parte del Grande Vecchio che tutto sa, dei retroscena del calcio mondiale”.

Paolo mette inoltre a tacere in maniera netta ogni possibile accusa di mancanza di rispetto verso gli omosessuali, dichiarando di votare radicali da 30 anni, proprio come segno di vicinanza a tutte le battagli per i diritti civili che si combattono nel nostro Paese.

Ciò che sembra star più a cuore al giornalista è anche la difesa di proprio figlio, ora deriso dai suoi compagni di scuola per le presunte malefatte del padre. E visto che Caressa dedica il libro al proprio figlio, “perché le belle storie di calcio si devono tramandare di padre in figlio”, Ziliani conclude così la sua lettera: “Poiché questa, per me e per mio figlio, una bella storia non è, né di calcio né di vita, la sola cosa che mi resta da fare è portare Lorenzo, mio figlio, con me in tribunale: perché veda come un’ingiustizia e un affronto, a cui ormai non si può più porre rimedio, possano almeno essere puniti. La favola del calcio raccontata a mio figlio, purtroppo, è passata per Fabio Caressa.

Davide Lopez

 

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Una risposta a Caressa, lettera al vetriolo di Ziliani: “Ora vado in tribunale”

  1. avatar
    Ric85 31/05/2012 a 15:37

    Sto con Caressa, ziliani uomo senza palle non e’ capace a dire le cose in faccia da cagasotto qual’è e si nasconde dietro la penna

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