Camp David. Il default ellenico porterà la Ue fuori dalla crisi. Con o senza Grecia

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Mario Monti e Barak Obama

Roma – Non occorreva che la Grecia arrivasse al fallimento perché tutti i capi di Stato delle maggiori potenze occidentali corressero ad un raduno internazionale al fine di arginare la crisi. Occorreva che si giungesse alle soglie della polverizzazione dell’Unione europea causa contagio ellenico perché ciò accadesse. Il che genera almeno due effetti: uno positivo, l’altro incerto.

Il positivo. Dal G8 di Camp David gli equilibri che emergono sono i seguenti: la Francia del neo presidente Fançois Hollande, fresco di nomina, e l’America dell’attuale presidente in campagna elettorale per la rielezione, Barak Obama, si sono alleati. L’asse extra-continentale tra i due Paesi forti potrebbe diventare un polo catalizzatore di tutti gli Stati europei la cui stabilità interna è stata minata dal rigore del cancelliere tedesco Angela Merkel. Questo pare stia già avvenendo.

La Gran Bretagna di David Cameron, rimasta fuori dall’accordo sul fiscal compact, ha colto al volo l’intesa per uscire dalla solitudine nella quale si era relegata. Dice Cameron: la priorità è quella di ‹‹rafforzare le banche, la governance, o firewall, tutte cose che vanno realizzate molto velocemente››. Tutta roba che fa rima con eurobond e maggiori poteri alla Banca centrale europea. Ciò che si potrebbe operare nell’immediato, invece, lo spiega Ambrose Evans-Pritchard, International business editor al The Telegraph: se la Bce intervenisse con massiccia infusione di liquidità nell’area euro, grazie al supporto dell’americana Fed, si potrebbe scongiurare ancora l’uscita della Grecia dall’euro e l’infezione che ne deriverebbe.

Anche l’Italia di Mario Monti pare abbia raccolto la palla al balzo dimostrando verso Hollande una sana sintonia sul tema della crescita. Un’ottima linea strategica che – se verrà seguita – consentirà al presidente del Consiglio di mantenere una posizione di mediazione nello scacchiere internazionale. Laddove egli era stato scelto come il conciliatore tra la Merkel regina d’Europa e il resto del mondo, oggi i denominatori si invertono. Monti potrebbe divenire il mediano tra il nuovo asse e la cancelliera ormai seconda e sempre più isolata. Inoltre il riposizionamento potrebbe giovare a Monti anche in casa rendendo una sua eventuale decapitazione da Palazzo Chigi da parte delle forze politiche ancora lontana.

L’incerto. Buona cosa che la bozza di relazione finale del G8 di Camp David abbia disposto l’impegno di tutti i leader ‹‹a prendere tutte le misure necessarie per rafforzare e rinvigorire le nostre economie e combattere le tensioni sui mercati finanziari, riconoscendo che le misure da prendere non sono le stesse per ciascuno di noi››. Era ora. Il problema è capire se l’ora non sia tarda.

La Grecia attualmente vive nella schizofrenia sociale e nella paranoia politica. Non vuole uscire dall’euro ma sa che restarvi la obbligherebbe a nuovi salassi che non è in grado di onorare. Vuole l’Unione ma è convinta che i Paesi forti cerchino di fare il possibile per annientarla. E forse non a torto. Sempre Evans-Pritchard non fa mistero che perdere la Grecia renderebbe più robusto tutto il complesso europeo. La ragione è intuibile.

La Bce sarebbe tenuta ad agire in fretta per evitare ripercussioni speculative. Ignorerebbe i nein delle Germania timorosa di un aumento dell’inflazione, taglierebbe in modo deciso i tassi di interesse come già suggerito dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e inizierebbe ad acquistare abbondanti quantità di titoli di Stato, soprattutto dei Paesi perifierici – Italia e Spagna in primis – per ricollocarli sul mercato finanziario sotto forma di bond europei, intesi come garanzia sul debito. Così facendo, l’Europa inizierebbe a spartirsi finalmente il proprio passivo avviandosi sulla strada della vera Unione fiscale e del federalismo, con il vantaggio di potersi presentare sui mercati più forte perché senza il rimorchio cigolante della Grecia. Con buona pace di Frau Merkel

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ilpost.it

che sull’instabilità dei Paesi periferici ha assicurato la vivacità della propria economia interna in 3 mosse: a) finanziando il debito tedesco con titoli dal basso rendimento ma alto costo; b) ricapitalizzando le sue banche intossicate più di altre dai titoli spazzatura; c) esportando senza troppi conocorrenti tra i piedi, essendo questi costretti dalla crisi.

Nello scenario in divenire fa dunque piacere sentire il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, affermare che  ‹‹vogliamo che la Grecia rimanga nella zona euro. La Grecia fa parte della famiglia europea e parte del progetto euro››. Poi però non è possibile dimenticare che lui stesso meno di 10 giorni fa aveva commentato la vicenda greca con quanto segue: ‹‹Se un membro di un club non mantiene gli accordi, è meglio che se ne vada››. Allora la domanda è inevitabile: la Ue è una famiglia inclusiva o un club esclusivo? La scelta va fatta. Una volta per tutte.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; tgcom24; il post.it

 

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