Cameron taglia ancora la sanità: salgono le proteste

Claire Gerada, contraria ai nuovi tagli del governo (supportstaffhospital.co.uk)

Claire Gerada, contraria ai nuovi tagli del governo (supportstaffhospital.co.uk)

Londra – La riforma del welfare che ha imposto in primavera il premier britannico Cameron è stata solo il primo passo: di oggi l’annuncio di altri sette anni di tagli programmati, per ridurre ulteriormente la spesa pubblica in tema di sanità. Una scelta che ha raccolto moltissime critiche e quasi nessun plauso, tanto da unire nelle proteste le chiese cristiane e i medici di base.

Le ragioni del premier sono presto dette: Cameron vuole trasformare il Regno Unito nel «paese delle opportunità», riducendo la spesa e lasciando nelle mani di ciascuno il proprio destino. Un bel programma liberista che, secondo alcuni, non tiene però conto della situazione drammatica del paese, dove ogni inverno un britannico su cinque deve scegliere se riscaldare la casa o mangiare, mentre quattro leasing su cinque sono investiti per fare la spesa.

L’austerity di Cameron dovrebbe durare ancora sette lunghi anni: «vogliamo arrivare a un surplus di bilancio entro il 2020 – ha detto il cancelliere dello Scacchiere, il corrispettivo del nostro ministro dell’economia – e per fare questo ci aspettano altri sette anni di tagli al welfare».  Nonostante la crescita che comincia a farsi vedere, il governo britannico punta ancora sui tagli. Lineari.

Le misure specifiche non sono ancora note: per ora si conoscono alcune delle proposte, ma non dei tagli. Si parla di fondi per rendere i medici di famiglia operativi sette giorni su sette, dodici ore al giorno. Ma sono gli stessi medici a contestare questa linea, tanto che ieri, nel loro congresso nazionale, hanno fatto notare come negli ultimi tre anni gli investimenti nel settore della medicina di base – quella più usate ma anche la meno redditizia – siano calati di 400 milioni di sterline, un taglio netto del 7% a paziente.

Per molti osservatori – vicini al Labour party ma non solo – è in atto una campagna politica per ridisegnare lo scenario elettorale del 2015: consenso facile per i conservatori, dunque, che scaricano la colpa della crisi sul welfare e sull’immigrazione, bersagli sui quali scatenare l’offensiva dei tagli e delle espulsioni, tanto brandita da ministri e premier Cameron.
Con la catastrofe imminente: «le cifre del nostro studio – ha dichiarato Clare Gerada, presidente dei medici di famiglia – dovrebbero preoccupare il governo: se non sarà rovesciata la tendenza ai tagli progressivi, ci troveremo a dover affrontare una catastrofe».

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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