Buone ‘vecchie’ nuove da Paz e Pert

Torna “Pertini”, il presidente raccontato dal «più bravo disegnatore (ancora, ndr) vivente»

di Natalia Radicchio

La copertina del Libro di Andrea Pazienza "Pertini", Fandango libri

A poco più di vent’anni dalla scomparsa di Sandro Pertini e Andrea Pazienza, Fandango Libri ripropone il capolavoro in cui sono raccolte le tavole e i disegni che il grande fumettista ha dedicato all’«ultimo esemplare di una razza di uomini duri ma puri come bambini». Così Pazienza definiva il Presidente combattente che aveva saputo conquistare anche la sua indole disubbidiente e impudente a cui si sentiva legato da un forte sentimento d’affetto e stima. Nei lavori a lui dedicati, infatti, non lo ritrae con lo spirito beffardo che in genere serbava agli uomini politici, ma ci scherza con bonomia e complicità.

La serie iniziale degli spassosi sketch umoristici di “Pertini” vede il fido ma svogliato “luogosergente” fare da spalla al temibilissimo partigiano Pert nelle imprese contro i fascisti e i nazisti in nome della libertà e della giustizia. Nella lunga storia che segue, Pert ritorna bambino e sogna di essere diventato Presidente della Repubblica circondato da gente infida, mentre la parte finale raccoglie molte vignette e caricature pubblicate nel corso degli anni sulle riviste alle quali Andrea Pazienza collaborava.

Arricchite da una prefazione di Dario Fo, le storie che compongono la saga sembrano disegnate velocemente, ma con una perfezione incredibile. Sono realizzate con il pennarello e contraddistinte da un gergo divertente fatto di giochi di parole, slang giovanile e inserti dialettali.

Le ambientazioni, tra le quali la Val Camonica, l’Oltrepò, Roccaraso, Padova, Porretta Terme e Viareggio, costituiscono un monumento all’Italia onesta e operosa della Resistenza, straordinario esempio di una dimensione realmente etica dell’agire politico.

Gli italiani, i giovani del ‘77, avevano una fiducia totale in Pertini, poiché era visto come un ribelle, un eroe moderno che palesava umanità e lealtà e incarnava i migliori ideali della nostra Repubblica in un momento di profonda crisi sociale e politica. Questo grande personaggio aveva conquistato anche il genio indiscusso di Andrea Pazienza.

Il Presidente più amato dagli italiani, che aveva attirato la simpatia di tutti col suo fare schietto e confidenziale, diventò uno dei personaggi principali dell’immaginario di Paz, il quale nel dicembre ’79 lo disegnò per la copertina del numero 47 de “Il Male”, una delle più importanti riviste satiriche italiane, fondata a Roma due anni prima da Pino Zac (Giuseppe Zaccaria). «Tenete presente che Pasquini, Sparagna, io e tutti gli altri eravamo persone che sei mesi prima guadagnavano cinquemila lire al giorno, vendevamo cinque pezzi al mese: in pratica non vedevamo una lira e all’improvviso ci troviamo in un’avventura che per due anni sarà clamorosamente bella, divertentissima, un gioco in cui puoi dar sfogo a tutte le stronzate che ti vengono in testa, insieme a persone intelligenti, gente che riconosce al volo il tuo talento, gente con cui litighi, ma con la quale realizzi le tue fantasie, puoi andare oltre ogni aspettativa.[…] E per fare tutte queste cose stupende ti pagano pure», racconta Francesco Cascioli, realizzatore dei bellissimi fotomontaggi de “Il Male”.

Le vignette di Andrea Pazienza

Una delle più geniali invenzioni del settimanale fu l’imitazione, replicata più volte, delle prime pagine dei quotidiani, con titoli assurdi ma altrettanto credibili da far cadere molti nell’inganno. Oltre ad essere stato l’ultimo grande giornale di satira, vignette e fumetti, “Il male” è stato soprattutto l’ultimo esempio di testata satirica ad avere una redazione che si trasformava spesso in autore collettivo, che collaborava in maniera vivace e sinergica per uno stesso pezzo. Spiega ancora Cascioli: «Avevamo capito che pensare un giornale è come allestire uno spettacolo da sfogliare tra le mani, e allora “Il Male” diventa un cabaret, una cosa che apri e a un certo punto… stupore! […] un gioco che si apre anche agli altri, che continua di lettore in lettore, sul passaparola. E questo anche perché non c’era una parte politica che trattavamo meglio delle altre: ne avevamo per tutti, compresi noi stessi. Non ci risparmiavamo: ci insultavamo tra di noi come dei pazzi!».

Appena dopo l’uscita del numero con la copertina a lui dedicata, che faceva riferimento al rapimento di De Andrè e Dori Ghezzi (era il 9 dicembre 1979), Sandro Pertini chiamò tempestivamente in redazione per chiedere la tavola in regalo ed invitare tutti a pranzo al Quirinale, ma Pazienza non poté parteciparvi perché era fuori Roma. Quella sorta di Mister Magoo con baschetto, occhiali, pipa, maglioncino e bastone, che dichiara in una maniera poco ragguagliata ma così umana: «Sono addolorato per De Andrè quel bravo canzonettista. Di lui mi piacevano in particolare “Re Carlo torna dalla Battaglia di Poitiers”, la famosa “Marinella” e “Stasera mi butto. Mi butto con te”», aveva già conquistato tutti i lettori.

Il settimanale cessò le pubblicazioni nel marzo 1982 per un periodo Pazienza non disegnò più il presidente,  anche se il personaggio ritornò presto acclamato sulle pagine delle riviste “Tango” e “Zut”. Nell’estate del 1983, su proposta di Vincenzo Sparagna, allora direttore del mensile “Frigidaire”, il talento irripetibile di Paz diede vita al libro “Pertini”.

C’era una volta e ci sarà sempre Andrea Pazienza, che disegnava sul cielo rubando i colori all’arcobaleno. Era felice il sole d’impastare la luce coi colori, era felice la luna di farli sognare. [...] Quando Andrea se ne andò da questa terra, il cielo pianse lacrime e pioggia, e nell’azzurro sciolse la malinconia. Per fortuna non durò a lungo. Gli passò e quando il sole illuminò una nuvoletta che ballava col vento, si trasformò ridendo in mille facce, animali e cose. Poi sporcandosi d’arcobaleno, macchiava il cielo di mille colori. Il sole pensò: “Adesso il cielo s’infuria.”. Ma la musica era cambiata, le nuvole erano in festa e applaudivano quella nuvoletta monella. Allora anche il cielo applaudì con due ali che gli prestò un gabbiano e sorridendo disse: ” Pazienza…”. (Vincenzo Mollica, dall’introduzione di “Favole”)

 foto via: www.liberonweb.com

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