Bruno Ballardini: se la Chiesa ‘non vende più’… – L’intervista

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Copertina del libro

D: Professore, quando si dice le coincidenze…è incredibile come il film di Moretti finisca proprio dove comincia il suo libro. Dica la verità: ha fatto da consulente occulto non accreditato…

R: Quando una cosa è nell’aria, prima o poi diverse persone finiscono per occuparsene. In questo momento la crisi in cui versa la Chiesa è ormai evidente a tutti (meno che alle gerarchie) ed è per questo che stanno uscendo diversi libri sul tema. Poi il film di Moretti in realtà non affronta questo argomento ma parla del senso di inadeguatezza che i ruoli imposti dalla vita spesso ci causano. E indica “terapeuticamente” anche il rimedio: essere semplicemente se stessi, seguire la propria natura.

D: Nel suo fortunato precedente (direi quasi “prequel”) “Gesù lava più bianco”, lei sosteneva che il marketing sia stato inventato dalla Chiesa. Qui, di fronte ai problemi in cui si dibatte, propone una soluzione tecnica molto più che necessaria ma, forse, poco fattibile visto il carattere globale dei tasselli umani che compongono l’ “azienda”. Il rinnovamento che lei invoca è davvero proponibile? La chiesa può contare ancora realmente, rinnovandole, sulle basi che hanno caratterizzato la sua potenza mondiale da duemila anni a questa parte?
R: Ovviamente si tratta di una dimostrazione per assurdo. La provocazione consiste nell’indicare tutti i passi che la Chiesa dovrebbe compiere per uscire dalla crisi e, probabilmente, scongiurare il suo definitivo tramonto, ovvero i “saldi di fine stagione”. Ma sono soluzioni talmente radicali e “progressiste” che è praticamente impossibile che la Chiesa le adotti. E dunque ne consegue che è destinata ad un lento declino. Nonostante i suoi duemila anni di storia, proprio per l’accelerazione che il mondo moderno sta prendendo soprattutto sul piano tecnologico, la Chiesa cattolica (e in generale la religione) sta diventando sempre più irreparabilmente e definitivamente anacronistica e obsoleta.

D: A volte vien da pensare che, ad esempio, per distruggere la tragica situazione del precariato nazionale, basterebbe che tutti i precari, dalla sera alla mattina, non andassero più a lavorare. Probabilmente, così, molte aziende potrebbero rischiare un crollo, visto il quantitativo di precari impiegati. Succederebbe la stessa cosa se, dalla sera alla mattina, miliardi di persone smettessero improvvisamente di credere in un dio?
R: Credo che sia impossibile in entrambi i casi. Esiste un’esigenza vitale di lavorare per poter sopravvivere. Ed esiste anche una domanda di sacro che non accenna ad estinguersi, ed è altrettanto vitale. Tutto sta a capire quale sia il rapporto costo/beneficio più ragionevole. In fin dei conti, si tratta sempre di uno scambio: nel lavoro c’è una remunerazione in cambio di una prestazione, nella religione ci sono una serie di benefici che soddisfano il “consumatore” di sacro e in cambio la “marca” ottiene la sua fedeltà. I sociologi della religione ammettono oggi che questo particolare tipo di consumatore, quando non è più soddisfatto, si guardi intorno e compia quella che viene definita una “rational choice” cioè una scelta razionale, valutando il rapporto costi/benefici esattamente come si farebbe con qualsiasi altro bene di largo consumo. E non sempre il cattolicesimo esce vincente dal confronto…

D: Lei parla della necessità assoluta di un Concilio Vaticano III. Anzi (per restare in tema di rinnovamento): “3.0”. Ma è davvero possibile riunire sotto lo stesso tetto un numero così elevato di cellule dottrinali senza che si scannino “in nome di Dio” (chissà quale Dio, poi…)?
R: Non ne parlo solo io. Prima di me viene il Cardinale Martini che recentemente ha detto “Un concilio? Qui ce ne vorrebbe uno al mese di concilii…” per dire quanto la Chiesa stia in difficoltà. E mi sembra una risposta doverosa ad un Ratzinger che nel suo penultimo libro “Luce del mondo” ha appena affermato che non occorre nessunissimo concilio… Nel mio libro sostengo che la Chiesa di Roma con la sua crisi di credibilità rischia di trascinare nel baratro tutto il cristianesimo. Per questo occorre che facciano un passo indietro e si rimettano in discussione unificando veramente tutto il cristianesimo e possibilmente smontando l’apparato dogmatico per riportare il prodotto alle origini. Ma è impossibile: il cristianesimo di San Francesco è quanto di più lontano ci sia dalla teologia di Ratzinger. Per ritrovare delle ragioni di esistere, dovrebbero tornare ai valori originari, ad ascoltare la gente, adattare la dottrina alle istanze della vita di oggi, ecc. Per fare questo occorre prendere delle decisioni “pesanti”, quindi occorre un concilio. E questo concilio deve essere aperto a tutti, non un luogo sigillato dove solo le gerarchie parlano e fanno i loro giochi. Con i mezzi di comunicazione che di cui disponiamo oggi sarebbe possibile e per questo potrebbe essere chiamato 3.0…

D: Incursioni di evangelizzazione su Second Life, gruppi su Facebook dedicati a Dio, a Gesù, la Madonna o a chi per loro, comunità virtuali, confessioni in rete e quanto altro. L’utilizzo del “metaverso” virtuale è una scelta comunicativa giusta o rischia di essere solo una ridicola minimizzazione di qualcosa di più alto, di più importante ed imponente?
R: Second Life ormai è morta, o perlomeno non cresce più e non costituisce una piattaforma comunicazionale di cui tener conto. Da quando esiste non ci sono state innovazioni al suo interno in termini di software né in termini di grafica e di usabilità. La Chiesa è entrata in Second Life come in Facebook sempre e soltanto perché sa che non può non esserci anche lei. Semplicemente si adegua al quadro corrente. Non è niente di speciale nemmeno quando un prete sviluppa un’app per iPad e iPhone con dentro tutto il messale: i media possono cambiare ma quello che non cambia è il “prodotto” che è sempre lo stesso.

D: Un futuro senza religioni più o meno dogmatiche (qualunque esse siano) e votato alla centralità dell’espressione dell’individuo come nucleo portante dell’evoluzione di un intero pianeta: fattibile, una bestemmia o impossibile per paura di esser soli in un nulla sia prima che dopo la morte?
R: Io mi sono limitato a contrapporre due diametralmente opposti di intendere il consumo del sacro. Da una parte le religioni di massa, che offrono un prodotto industriale uguale per tutti (quindi mediocre), a bassa performance e scarso di valori, e cercando di imporlo dall’alto. Dall’altra il misticismo, cioè il “consumo sostenibile” di valori originari, individuale, consapevole, libero e soprattutto scelto dal basso. Io sono per il libero pensiero, e la libertà delle scelte individuali. Questa libertà è in conflitto con le religioni, ma non con il misticismo che è cosa ben diversa. Il modello invasivo delle religioni va combattuto e va difesa contemporaneamente la libertà di credere intimamente in ciò che si vuole. La propria eventuale ricerca spirituale è un fatto personale che non può e non deve essere condiviso con altri e nemmeno può essere oggetto di rituali di massa. Quando le religioni si saranno estinte e/o saranno state sostituite da questo modo di intendere il rapporto col sacro, l’umanità avrà fatto un gran passo avanti.

Stefano Gallone

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