Bright star, una cosa bella è una gioia per sempre

Storia d’amore tra il poeta inglese John Keats e Fanny Brawne: trainata dalle leggiadre redini della poesia la “Fulgida Stella” di Jane Campion

di Santi Sciacca

Locandina

John Keats (1795-1821), tra i più noti poeti Romantici dell’Inghiliterra di inizio ‘800, è l’ispiratore di un intenso lungometraggio che affonda la sua sceneggiatura sull’ondulante e incessante ritmo della poesia. Abbracciando i versi del poeta, la regista Jane Campion propone il racconto dell’amore che più ne segnò la vita, quello per la giovane Fanny Brawne (Abbie Cornish) un amore prezioso nella sua rarità, vissuto negli ultimi fuggenti momenti, per via di una morte che lo stroncò a soli 25 anni.

John Keats (Ben Whishaw) è un giovane poeta, povero e privo di rendita, che si muove sulla soave dimensione della poesia. Il suo intento non è certo di trascurare la vita terrena, al contrario, percepisce il mondo con un’intensità spesso sconosciuta alle altre persone, attraverso il pieno potere dei sensi e lungi dall’uso della fredda ragione. Della sua poesia afferma: “Un poeta non è affatto poetico, è la cosa meno poetica nell’esistenza, non ha alcuna identità, occupa il posto di un altro”. Vive con il Signor Brown  (Paul Schneider), che impersona l’amico più caro, con cui stringe un rapporto talmente profondo da portare quest’ultimo a provare un’accesa gelosia nei suoi confronti. A dire il vero, anche il signor Brown è un poeta e scrittore, ma ricorda spesso, durante il film, come la cosa più importante della sua vita fosse l’arte che ha scoperto dentro il signor Keats, non ancora compresa dal resto del mondo. È fortuito l’incontro con Fanny Brawne, ragazza della campagna londinese di famiglia “semplice”, come ama definirsi, dalla mentalità estremamente pragmatica e dal fare schietto e caparbio, con la quale si comincia a intrecciare una relazione dai toni assai precari.

Inizialmente, l’occasione per vedersi è quella di prendere delle lezioni di poesia, motivo per cui la giovane Fanny viene derisa dal signor Brown. Effettivamente, l’incertezza di poter insegnare la poesia si pone come uno dei primi ostacoli al rapporto. Ricorda dopotutto lo stesso Keats: “Se la poesia non nasce naturalmente come le foglie su un albero, allora è meglio che non nasca affatto”.

Un frame del film

L’abisso che sembra esistere tra i due verrà presto colmato dalla profondità di un sentimento che, lentamente e inconsapevolmente, li stringerà sempre più fino a farli soffocare, a rendere letale per l’uno l’assenza dell’altro, un sentimento che nascerà naturalmente, testimone la sua ineguagliabile potenza. I periodi di lontananza si rivelano strazianti e solo un proficuo scambio epistolare permette loro di restare vivi. “C’è un’altra vita? Mi sveglierò e scoprirò che è un sogno? Deve essere così. Non possiamo essere stati creati per questa sofferenza”. L’amore interviene per generare un rapporto che, a mo’ di climax, si solleverà al di sopra di ogni elemento terreno, trainato dal carro di una delicata e sferzante poesia per raggiungere le più elevate vette del sublime. E, come in un romanzo, la morte arriverà puntuale per lasciare che il sentimento resti per sempre a veleggiare là, in alto.  “Vorrei che fossimo farfalle e vivessimo tre soli giorni d’estate- tre giorni così con te, sarebbero più colmi di delizie di quante ne potrebbero contenere cinquanta anni di vita ordinaria”.

Il punto di vista particolare, per volere della regista, è quello della stessa Fanny, perché proprio a lei si aprirà uno sconosciuto mondo di infinita bellezza e dolore. “Noi incontriamo Keats, scopriamo la sua poesia e lo perdiamo proprio come capita a lei” afferma Jane Campion, che ammette di esser stata ispirata a tale narrazione dopo aver letto una biografia del poeta, e di essersi innamorata proprio di questa storia: “Io ero attirata dal dolore, dalla bellezza e dall’innocenza della loro relazione”.

Assolutamente adeguata si rivela la scelta degli attori, che si prestano a una difficile parte, da cui vengono però passionalmente trasportati. Quando parla di Ben Whishaw, la regista stessa rivela: “Ho guardato questo giovane, questa creatura bella come un gatto, quasi irreale. Quando parlava, sembrava Keats, non era falso”. È infine degna di nota la bellezza di un paesaggio, ripreso da Greig Fraser (direttore della fotografia), che tiene instancabilmente testa alla narrazione di fondo, nella composizione di un ricco dipinto.

Nonostante i ritmi assai veloci (che agevolano l’accessibilità) concorrano talvolta a smorzare l’intensità, e nonstante l’indirizzo di una poesia verbale arrivi a sovrastare eccessivamente l’estetica dell’immagine, il film ambisce e riesce pienamente a sfiorarla, la Bellezza che rivive in una storia tessuta tra un irrefrenabile desiderio e un dolore ineludibile.Una cosa bella è una gioia per sempre, la sua grazia aumenta, non trapasserà mai nel nulla”.

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Una risposta a Bright star, una cosa bella è una gioia per sempre

  1. avatar
    Anonimo 14/06/2010 a 16:56

    Certo bisogna fare una scelta… credere nella poesia di un amore nato per essere vissuto…. o di un amore nato per rimanere disperato ma eterno?….Complimenti!

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