Breaking Bad: quando un finale mette d’accordo quasi tutti

Jesse Pinkman e Walter White (www.socialnewsdaily.com )

Jesse Pinkman e Walter White (www.socialnewsdaily.com )

Finalmente anche in Italia, il 9 novembre, è andata in onda l’ultima puntata di Breaking Bad.  Il telefilm osannato dalla critica e venerato dai fan, con il consueto ritardo, ha chiuso i battenti anche da noi e ora chi è riuscito ad attendere i tempi di doppiaggio e di palinsesto si ritrova come milioni di altri fan in quel limbo di solitudine e apatia che solo le grandi storie sanno generare in chi le segue. Sì, perché una cosa è certa: come per i grandi romanzi, i capolavori del cinema, anche le finali delle serie tv, quando sono fatte bene, ti lasciano un vuoto dentro.

Dopo svariate puntate ogni personaggio diventa un po’ parte di te, quindi quando poi la produzione decide di metterlo a riposo è come se una piccola minuscola elaborazione del lutto fosse necessaria.

La dipendenza, d’altro canto, lo sa bene Walter White (Bryan Cranston), è decisamente una brutta bestia e difficile da curare. Certo, per quanto riguarda Breaking Bad, la questione è sicuramente più complessa visto che il suo protagonista è uno di quei personaggi difficili da definire e di conseguenza anche difficili da amare od odiare in modo assoluto. A fare la forza del telefilm di AMC è stato fin da subito l’aspetto ambivalente di Walter White che, nato per essere un uomo di mezza età con famiglia a carico e con un cancro pronto a stroncarlo, si è evoluto di puntata in puntata in qualcosa di molto complesso, sfaccettato e soprattutto ambiguo. Nel pilota, conosciamo un uomo banale, represso, biasimato dal suo stesso nucleo famigliare che, per  sistemare il futuro dei suoi prima di morire, decide di sintetizzare anfetamine.

Walter White è uno zero sociale senza spina dorsale ma, poi, qualcosa lungo il cammino è cambiato e alla fine di tutto, dopo aver toccato il fondo, è impossibile vedere in lui un personaggio positivo. Da innocuo professore di mezza età, è diventato il cattivo senza margine di redenzione, neanche quando chiede a Jesse di ucciderlo, neanche quando cerca di salvarlo. D’altra parte, per lo showrunner Vince Gilligan non è mai stata una concreta possibilità. In tante interviste, infatti,  il produttore di X-Files ha ripetuto che White è il cattivo, il “badass” che tra bene e male sceglierebbe sempre il male. Magari per codardia, o per una spiccata tendenza alla megalomania, ma pur sempre il male. Era evidente, quindi, che la serie si concludesse con la sua morte (ovviamente a rallentatore) nel tentativo di salvare una delle sue inconsapevoli vittime. Walter protegge Jesse ma viene ferito e lasciato, giustamente, a morire da solo dove tutto è iniziato: nel laboratorio clandestino della meth.

Non stupisce neanche il fatto che questa soluzione abbia convinto praticamente il 90% tra critici e pubblico perché in fondo Felina (così si chiama l’ultima puntata) ha la coerenza del prodotto la cui fine era già stata progettata in anticipo. Una progettazione che, ovviamente, soprattutto per chi predilige il colpo di scena a tutti i costi, è risultata priva di mordente. Qualcuno di certo l’ha trovata lenta e forse anche scontata, ma la realtà è che per arrivare a un buon finale, un finale che sia coeso, credibile e che rispetti le caratteristiche di tutti i personaggi senza stravolgerli, bisogna, appunto, costruirlo lungo il cammino, prendendosi il rischio che qualcuno arrivi a intuire in anticipo la conclusione e perdere l’effetto sorpresa.

Il cast di Breaking Bad (www.screenscribe.tv)

Il cast di Breaking Bad (www.screenscribe.tv)

La mancanza di ritmo è ancora più evidente per Breaking Bad perché si era sempre riuscito a portare la storia e tutti i suoi protagonisti oltre il limite, con intelligenza e genio, motivo per cui questo finale, con alcuni punti irrisolti e a tratti sottotono, è forse più difficile da accettare per alcuni. Quello che però dovrebbe consolare tutti i delusi, tra i quali risalta il nome di un grande come Oliver Stone, oltre alle tantissime parodie e piccole strambe celebrazioni che si continuano a far in onore di Breaking Bad in rete, è che poteva andare molto, molto peggio.

La stessa critica alla violenza irrealistica della scena della sparatoria del regista, che tra le altre cose ammette di non aver seguito la serie per intero,  è davvero un’inezia, contando che la storia della tv è piena di telefilm la cui conclusione ha generato reazioni al limite della follia e di altrettante senza un vero finale, causa cancellazione improvvisa. Assumendoci il rischio che l’ennesimo commento negativo alla sua serie porti Damon Lindelof a espatriare in Papuasia senza dispositivi elettronici per connettersi alla rete, è il caso di ricordare che Lost, per esempio, ha illuso (per non dire fregato) milioni di telespettatori convincendoli che tutto avrebbe avuto una spiegazione e che, presto o tardi, avrebbero scoperto il mistero dell’isola. In realtà si è finiti per ritrovarsi, tutti insieme appassionatamente, in una sorta di purgatorio dai contorni vaghi e senza aver ricevuto neanche una delle tantissime risposte che avevano fatto da motore alla serie per sei stagioni.

Quanto meno Breaking Bad si è concluso con una coerenza interna ineccepibile e insindacabile che probabilmente gli frutterà altri Emmy, da aggiungere al già ragguardevole numero (ben otto) delle scorse stagioni.

Elisabetta Tirabassi

Foto: www.nerdsrevenge.it

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Una risposta a Breaking Bad: quando un finale mette d’accordo quasi tutti

  1. avatar
    Vincenzo 11/11/2013 a 15:24

    Concordo sull’opinione. In particolare, il senso di vuoto che genera adesso è immenso, allo stesso tempo trovo giusto che sia finito così, un po’ scontato ma coerente con la storia. Addio W.W.

    VM

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