Brasile, stop all’aumento del costo dei mezzi pubblici

Tante le emergenze sociali nel Brasile, un paese che cerca l'aggancio al mondo occidentale

Rio de Janeiro – In risposta alle proteste di piazza sempre più violente, e che si stanno diffondendo a macchia d’olio nelle principali metropoli dello Stato, i sindaci di Rio e San Paolo hanno deciso congiuntamente di annullare il previsto aumento del costo dei biglietti dei mezzi pubblici, origine delle manifestazioni.

A San Paolo, in particolare, il biglietto tornerà a costare 1,35 Real (0,46 €), con una diminuzione di 0,09 Real rispetto all’attuale costo. A Rio il nuovo prezzo sarà di 1,24 Real (0,42 €) rispetto agli 1,33 attuali. Stop agli aumenti anche a Porto Alegre e Recife, in un paese dove il PIL pro capite si aggira intorno agli 11.000 euro.

Fortaleza, Brasilia, Belo Horizonte, Rio de Janeiro. Tutte le città hanno visto grandi assembramenti di persone arrabbiate, infuriate con la gestione economica e politica del governo di Dilma Rousseff che, è questa l’accusa della classe media, farebbe poco o nulla per frenare l’aumento dell’inflazione, al quale per contro corrisponde una crescita economica di poco conto, e una fornitura di servizi pubblici sempre più scarsa e inefficiente.

La protesta, però, fa breccia anche nelle classi più agiate, come quella dei calciatori, e per questo le parole rilasciate dal neo-acquisto del Barcellona, Neymar, sembrano come un endorsement nei confronti dei manifestanti: «L’unica forma in cui posso rappresentare e difendere il Brasile è sul campo, giocando a calcio. Ma, a partire da questa partita, contro il Messico entrerò in campo ispirato da questa mobilitazione popolare. Anche io voglio un Brasile più giusto, sicuro, salubre e onesto».

Il giovane calciatore ha voluto anche ricordare che grazie ai sacrifici dei genitori, ai quali lo Stato non garantisce una copertura sanitaria adeguata – come a buona parte dei 196 milioni di cittadini brasiliani – lui e sua sorella sono ora nella possibilità di vivere dignitosamente, diritto questo negato purtroppo ancora a molti, e soffocato da un potere centrale che, per contro, vuole mostrare un’immagine di un paese moderno, organizzando i Mondiali del 2014 e le Olimpiadi del 2016, eventi che catalizzeranno l’attenzione e le aspettative del mondo intero, ma che hanno portato a un enorme dispendio economico, senza che quei soldi fossero impiegati per le reali emergenze sociali.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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