Brasile: la nuova offensiva dei Sem terra

Da metà gennaio, circa cinquemila Sem terra stanno occupando alcuni terreni nella zona occidentale dello stato di San Paolo, terreni dichiarati pubblici e che versavano in stato di improduttività.

Questa nuova offensiva del Movimento dei senza terra rappresenta un tentativo di sbloccare la riforma agraria che ha registrato un forte rallentamento durante il governo Lula, battuta d’arresto che ha giocato in favore di quello che i Sem terra definiscono agrobusiness, una sorta di nuova interpretazione delle vecchie piantagioni colonialiste, come ha spiegato tempo fa João Pedro Stedile, uno dei dirigenti più conosciuti del Mst.

Soltanto tre milioni di ettari di terreni sono stati espropriati – in quanto ritenuti improduttivi – dall’amministrazione Lula, una cifra di molto inferiore ai dieci milioni di ettari espropriati dal suo predecessore, il socialdemocratico Cardoso, anche lui per otto anni a Palácio do Planalto.

Ma chi sono e cosa vogliono i Sem terra? Il movimento è nato ufficialmente nel 1984 a causa della coincidenza di due fattori: la crisi economica che il Brasile ha affrontato alla fine degli anni Settanta e la crescente opposizione nei confronti della dittatura militare a cui anche la Chiesa stava gradualmente negando il proprio appoggio.

Ancora una volta sono le parole di Stedile a offrire una semplice, ma efficace, descrizione del movimento dei Sem terra: «Se si dà a un contadino solo la terra continuerà a essere ignorante e manipolabile. Garantire ai poveri soltanto la possibilità di lavorare per se stessi, non risolve né il problema della povertà né quello della disuguaglianza. È per questo che il Mst sostiene che i contadini devono avere diritto alla terra e accesso alla scuola. È questo che li libera, che offre loro la conoscenza e li fa diventare cittadini».

Sebbene ad un primo sguardo il Mst possa apparire molto simile a quello Stato dei Gesuiti in Paraguay che si autogestiva e auto sosteneva applicando i principi del comunismo utopico, con un’analisi più attenta si scopre che si tratta di un movimento che non ha per scopo l’essere avulso dalla società, bensì il contrario.

A dimostrarlo non ci sono solo i principi fondanti del Mst – direzione collettiva, divisione dei compiti, disciplina, studio, lotta di massa, continuo contatto con la base sociale – ma anche le occupazioni delle terre, la nascita di insediamenti e cooperative con coordinamento regionale, statale e nazionale, la creazione di scuole itineranti che garantiscono una formazione continua a tutti gli insediati – più di 350 mila – e accampati – più di 150 mila, per avviarli all’insegnamento e anche alla carriera politica, senza trascurare l’indole e le inclinazioni di ciascun individuo, ma traendo forza da esse.

L’obiettivo è far capire quanto sia realmente importante la riforma agraria per combattere la disoccupazione, produrre materie prime sane e ottenute nel rispetto dell’ambiente e poi, soprattutto, per abbattere il modello neoliberista.

Un accampamento di Sem terra

Curioso l’avanzare del movimento Sem terra proprio nel Paese considerato l’unico, ma potente, alleato in Sudamerica della potenza imperialista per antonomasia: gli Stati Uniti.

Con le nuove occupazioni il Mst, insoddisfatto dalle misure economiche attuate da Lula per arginare il fenomeno delle occupazioni – come per esempio la creazione di Bolsa Familia, un programma di concessione del reddito a tutela delle famiglie – intende cercare di imprimere un’accelerazione alla riforma agraria, contando sul cambio di presidenza e ben consapevole di costituire un enorme problema per Dilma Rousseff che cerca di destreggiarsi tra le richieste del Mst e le rivendicazioni dei grandi proprietari terrieri, i quali spesso rispondono con la violenza agli espropri e alle occupazioni.

Francesca Penza

Foto via:  http://acertodecontas.blog.br http://1.bp.blogspot.com http://2.bp.blogspot.com

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