Boldrini, gaffe e antipatia. La presidente è un caso mediatico

laura boldrini

Laura Boldrini alla Camera (Unita.it)

RomaLaura Boldrini è un caso mediatico. Meglio: l’antipatia di Laura Boldrini è un caso mediatico. Ancora meglio: molto di quello che rimarrà della presidenza alla Camera del Governo Letta, sarà l’eccesso di interventismo verbale della sua presidente vendoliana, Laura Boldrini.

Brutto tessere articolazioni sulle disavventure altrui ma il Web non mente: bastano poche chiavi di ricerca ‘Boldrini gaffe’ e i risultati rimandano il ritratto di un membro delle Istituzioni dedito ai capitomboli mediatici con tale frequenza che il riassunto degli episodi risulta difficile. Un’antologia di passi falsi e smottamenti riportati da ogni organo di stampa – dall’Unità a Dagospia, passando per i blog di Palazzo – capace di solleticare la malevolenza anche dei più bendisposti, figurarsi quella dei meno indulgenti. Una sintesi veloce.

APRILE 2013, BOLDRINI GAFFE DA DIFESA - La presidente commentò la sparatoria di uno squilibrato davanti a Palazzo Chigi che quasi uccise due carabinieri con quanto segue: «La crisi rende le vittime carnefici», offrendo così una lettura giustificazionista all’aggressione a mano armata. La risposta piccata del corpo d’Arma arrivò in un baleno.

MAGGIO 2013, BOLDRINI GAFFE FEMMINISTA - «E’ necessario porre limiti all’utilizzo del corpo delle donne nella comunicazione. La mercificazione non è solo disdicevole di per sé, ma se rendiamo la donna solo corpo è chiaro che da lì alla violenza il passo è breve». Apriti cielo. Imprese, aziende di pubblicità, modelle e femministe da destra a sinistra, si risentirono. Le prime difesero un campione commerciale che non può essere confuso con l’istigazione a delinquere, le seconde ricordarono alla presidente che la donna libera è quella che può decidere di fare quel che crede anche e soprattutto con il proprio corpo.

GIUGNO 2013, BOLDRINI GAFFE SCATENATA - Attesa alla cerimonia per la presentazione dei nuovi investimenti Fiat nello stabilimento di Val di Sangro, la presidente non si presenta e invia all’ad del gruppo, Sergio Marchionne, una vibrante lettera con cui dissente dal modello industriale scelto dall’azienda. La Fiom esulta, il Governo glissa, il Sel non si ode ma in compenso i 6 mila lavoratori dello stabilimento si offendono a morte.

Subito dopo la signora torna alla carica su uno dei suoi cavalli di battaglia: la lotta al Web. L’occasione è un seminario per presentare la campagna contro il linguaggio d’odio ‘No Hate Speech’, al fine di trovare soluzioni alla violenza virtuale della Rete. Allo scopo invita anche alcuni genitori i cui figli si sono suicidati perché vittime di bullismo. E fu bagarre: la Rete in persona si scatenò sull’hashtag #Nohatespeech; alcuni accusarono la presidente di voler mettere il velo alla Rete con leggi liberticide e altri di voler strumentalizzare il dolore. Un tombolone.

LUGLIO 2013, BODRINI GAFFE DA PASSERELLA - Risfoderando il femminismo dal sapor islamista, la badessa delle Istituzioni va all’attacco del concorso di bellezza più noto d’Italia,  Miss Italia, e lancia un monito alla Rai:  «Rinunciare a mandare in onda Miss Italia è una scelta moderna e civile. Le ragazze italiane devono poter andare in Tv senza sfilare con un numero. Hanno altri talenti». La Rai lo accoglie e il concorso non va in onda ma la polemica non si ferma.

In settembre la presidente torna sul tema: «Solo il 2% delle donne in Tv esprime pareri, il resto è muto, a volte svestito». Poche settimane e arriva la replica delle giovani partecipanti alla kermesse 2013, da quel di Jesolo (Veneto), fotografate in jeans e maglietta con scritta alla bisogna: ‘Nè nude né mute’. E la presidente fu servita.

laura boldrini san suu kyi

Il Nobel San Suu Kyi in visita a Montecitorio (Ilcannocchiale.it)

OTTOBRE 2013, BOLDRINI GAFFE SCIVOLONE CON CARPIATA - La leader birmana premio Nobel della Pace, Aung San Suu Kyi, è stata fatta attendere su un divanetto vicino all’Ufficio di presidenza, in attesa della Boldrini. Pare si sia trattato di un generoso ritardo, tale che persino il Nobel abbia iniziato ad occhieggiare l’ora. E via con i borbottii di palazzo sullo sgarbo istituzionale.

Viste le sviste, poi non ci si stupisce se la presidente finisce nell’occhio del ciclone anche per nulla. Come quando, giorni fa, usufruì dell’aereo di Stato presidenziale, insieme al compagno, per assistere ai funerali di Nelson Mandela. Una pioggia di accuse di abuso poco convincenti. Come pure lo furono quelle contro Clemente Mastella, d’altronde, quando egli se ne servì nel 2007, grazie al vicepremier Rutelli, per assistere al GP di Monza. L’aereo sarebbe partito in ogni caso, con o senza il ministro a bordo. Ma questa è un’altra storia.

Sulla Boldrini si potrebbe andare avanti a lungo – dalle litigate in Aula con i grillini, praticamente una consuetudine, al capriccio di fare ristampare la carta intestata della Camera con ‘La Presidente’ al posto de ‘Il Presidente’, con costi aggiuntivi per l’Aula – eppure solo una sua dichiarazione la centra in pieno: «Ci si aspetta che faccia il classico presidente della Camera, ma io non sono un presidente classico» (Agosto 2013). Non lo è, infatti. E’ soprattutto un presidente antipatico, cosa che di per sé non sarebbe affare grave. Anzi, potrebbe persino essere caratteristica necessaria allo svolgimento del proprio compito. Compito che per un presidente d’Aula si declina in condizione super partes. Cosa che alla Boldrini, però, non interessa. Così, oltre all’antipatia, bisogna capire cosa resta.

Chantal Cresta

Foto || unita.it; ilcannochiale.it; formiche.net

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