Blues Funeral: il nuovo disco di Mark Lanegan

Mark Lanegan

Mark Lanegan è un musicista poliedrico e talentuoso: sperimentatore e lavoratore instancabile, è diventato ormai una figura di spicco nel panorama rock contemporaneo. Lanegan ha raggiunto il successo negli anni ’90 come cantante degli Screaming Trees (band di Seattle inserita in quel caotico calderone di gruppi che rispondono all’etichetta di grunge), che si fecero notare per un rock dalle venature alternative e psichedeliche, figlie del classic rock e della psichedelica anni ’70.
Sciolti gli Screaming Trees, Lanegan ha intrapreso a tempo pieno una carriera solista di successo, arrivando al settimo album, il nuovo Blues Funeral. Il cantante americano può inoltre vantare numerose collaborazioni con moltissime realtà musicali differenti, su tutte la ben riuscita collaborazione con i Queens of The Stone Age per l’acclamato Songs for the Deaf del 2002. In mezzo a tutto questo lavoro, anche ripetuti problemi con alcool e sostanze stupefacenti, dalle quali Lanegan sembrerebbe essersi allontanato. Ma veniamo a questo nuovo lavoro.

Blues Funeral si apre con The Gravedigger’s Song, primo singolo estratto: una sofferta e martellante ballata di soft-stoner che si snoda su un unico giro di accordi che sorregge a sua volta un arrangiamento profondo e ben riuscito. Segue Bleeding Muddy Water, lenta e triste ballata dove la drogata voce di Lanegan raggiunge uno degli apici del disco per intensità e profondità emotiva. Psichedelia e blues abbracciano una raffinata sperimentazione elettronica. Gray Goes Black ne è l’esempio: un brano in cui affiorano anche reminescenze quasi post-punk.
St. Louis Elegy riprende le atmosfere di Bleeding Muddy Water, per una triste, surreale e tragica ballata. Riot in My House è puro stoner: non a caso vede la collaborazione di Josh Homme (Kyuss, Queens of the Stone Age) in uno dei brani più riusciti del disco, caratterizzato da un pesante rock che penetra nel cervello senza trovare via di fuga. Ode to Sad Disco sconfina nell’elettronica, mentre Phantasmagoria Blues torna sulla strada maestra del disco, mostrando una vena cadenzata e psichedelica.
Quiver Syndrome sfocia quasi nel pop alternativo, mentre Harborview Hospital è un altro brano quasi completamente elettronico, con un finale che ricorda i recenti Depeche Mode.
Leviathan percorre la strada del blues alternativo, mentre Deep Black Vanishing Train ha come protagonista la voce roca di Lanegan, accompagnata da un triste arpeggio. Chiude il disco l’ottima Tiny Grain of Truth, lunga ballata di blues elettronico in crescendo, che conclude 55 minuti di ottima musica.

Un ottimo disco di un artista maturo, che ha alle spalle ormai decenni di esperienza ed è in grado di partorire un lavoro intenso, sperimentale, profondo e mai banale. Parlando di banalità Blues Funeral è una proposta musicale che si discosta dalla maggior parte delle scontate sonorità che stazionano stabilmente nelle classifiche: un album dalle molteplici sfumature e colorazioni che necessita di ascolti prolungati e meditati prima di arrivare al pieno apprezzamento. Nota di merito anche per i testi: tragici, poetici e surreali, figli della miglior tradizione rock.
Per gli amanti di Lanegan e della sua musica ricordiamo i due concerti italiani previsti per il prossimo mese, all’Estragon di Bologna sabato 24 marzo, ed il giorno successivo all’Alcatraz di Milano. Prevendite disponibili sul circuito Ticketone.

Alberto Staiz

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