Biblioteche pubbliche d’Italia: quale futuro?

Un recente saggio affronta il tema della fruibilità della biblioteca del XXI secolo

di Laura Dabbene

Chi ama davvero i libri, pur desiderandone il possesso nella libreria personale, non può non essere affascinato da quei luoghi nati non solo per raccoglierli e conservarli, ma anche per consultarli senza acquistarli: le biblioteche.

Un interessante saggio di Antonella Agnoli, Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà (Laterza, 2009) offre uno sguardo sull’idea stessa di biblioteca, oltre che un’analisi dello status di queste istituzioni nel nostro Paese. Nel titolo, didascalico, ma evocativo, sono ben condensate le quattro aree tematiche dello studio.

Biblioteche. Questo il soggetto. La biblioteca è da sempre stata luogo di studio, incontro e scambio tra intellettuali. Tale funzione l’ha spesso resa spazio d’elite, capace di creare soggezione, ma altri limiti ne hanno fatto un luogo distante dalla vita reale e dai suoi ritmi: barricate architettoniche che separano utenti e personale, macchinose procedure d’entrata, divieti d’accesso agli scaffali, tristi riti di compilazione in triplice copia di cedolini di richiesta, orari assolutamente inadeguati. Sono mancati un progetto culturale ed una volontà politica per trasformare le biblioteche in luoghi a misura di cittadino, mentre essi costituiscono i fondamenti per renderle spazi dove sentirsi a casa, con postazioni studiate ad hoc secondo le necessità, una segnaletica, semplice, ma efficace, un’illuminazione diffusa e calda, personale che, conservando specifiche competenze professionali, sappia essere vicino al pubblico.

Sapere. Questo l’oggetto. Sapere e conoscenza possono sconfiggere ignoranza e oscurantismo. Rendere la biblioteca accogliente per tutti, senza differenza di età, classe sociale, professione, colore, lingua o religione, significa diffondere un sapere ben più ampio di quello tradizionale, inviando un messaggio di apertura e condivisione. Concepire la biblioteca come spazio di esperienze molteplici, dove incontrare persone diverse da noi, significa imparare che sapere e conoscenza avvicinano.

Piazze. Questi i luoghi cui le biblioteche dovrebbero ispirarsi, sia ideologicamente e culturalmente, sia morfologicamente. Spazi aperti d’incontro e di sosta, dove passeggiare, chiacchierare, discutere. Spazi che costituiscono l’essenza dell’essere cittadino, come l’agorà nel mondo greco, che sublimano l’idea di spazio pubblico accessibile a chiunque.

public library 1Libertà. Questo l’obiettivo. Libertà di accesso e di movimento, libertà di prendere un libro sugli scaffali e avere un posto adatto per appoggiarlo, libertà di fare uno spuntino, di chiedere consiglio o aiuto, ma anche libertà di essere se stessi in uno spazio dove non importano le griffes che ci marchiano o le persone che ci accompagnano, dove non si deve acquistare nulla per essere i benvenuti.

Quanto è realizzabile (o illusorio) ciò che auspica l’autrice? Ognuno risponda secondo la propria esperienza e chi umilmente ritenga di non saperne abbastanza per esprimere un’opinione si procuri in emeroteca (sezione della biblioteca dove si consultano riviste e quotidiani, anche le annate d’archivio, secondo la disponibilità) Il Sole 24 Ore del 26 luglio 2009. Nel supplemento Domenica, a pagina 25, si trovano tre eloquenti editoriali sulla situazione italiana: La scure sui libri. E le auto blu? di Tullio Gregory, Povere biblioteche d’I-taglia di Roberto Coaloa, Mi hanno vietato Rossini di Philip Gosset. Un quarto illustra bene non solo come le biblioteche funzionino nella vicina Germania, ma anche quanto presso i nostri Nachbaren un direttore di biblioteca, donna, italiana, possa essere riconosciuto ed apprezzato motore di cultura: La signora delle lettere tedesche di Alessandro Melazzini.

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