Bersani prepara lo squadrone Pd: sfida Berlusconi e chiama Renzi

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Pier Luigi Bersani, Silvio Berlusconi

Tripoli – E’ un guanto bianco quello che Pier Luigi Bersani lancia all’avversario di sempre, Silvio Berlusconi: ‹‹Auguri… se sarà sfida la faremo. Non vedo l’ora››. Da Tripoli (Libia), il neo eletto candidato premier, segretario del Pd, si rivolge al padre nobile del Pdl a margine di una serie di incontri politici.

Il segretario gode attualmente delle luci della ribalta dopo la vittoria a mani basse contro lo sfidante alle primarie Matteo Renzi ed è pronto buttarsi in campagna elettorale per le politiche 2013. ‹‹Il dossier più importante è la legge elettorale – esorta il segretario – in relazione allo sbandamento del centrodestra››. ‹‹Se domani il Pdl avrà una riunione per decidere la linea politica, per favore ci faccia sapere cosa pensa precisamente, e sul piano politico, della legge elettorale, perché non capiamo più, è la ventesima proposta, e non conosciamo le intenzioni politiche››.

Tema caldo per la classe politica quello della legge elettorale. Tema che tiene banco soprattutto perché pare sempre più probabile il voto con il famigerato Porcellum. La legge porcata che conviene a tutti: sia al Pdl che avrebbe un margine di calcolo sul quale poter misurare e forse contenere la prossima debacle elettorale, sia al Pd. Pier Luigi, infatti, si garantirebbe le liste bloccate. Poi sull’election day proposto dal centrodestra: ‹‹Ho sempre pensato – dice ancora Bersani ai giornalisti da Tripoli – che sia sensato tenere separate le elezioni regionali e politiche. Dopo di che voglio capire se Alfano e Berlusconi vogliono e come le elezioni politiche a febbraio. Parlare di election day senza capire cosa significa è difficile››.

Bersani dunque preferisce di nuovo inquadrare il nemico nel centrodestra in generale e nel Cav in particolare, tema sicuro di vecchia politica che ancora pare in grado di accendere gli animi degli elettori di sinistra a lui vicini.

Con gli altri, invece, quelli pro-Renzi, la questione sarà più difficile. Il problema è convincere Renzi a farsi coinvolgere in prima persona per accreditarsi il suo bacino elettorale e tutti gli esclusi dai ballottaggi. ‹‹Quello che abbiamo fatto non l’abbiamo fatto io e Renzi – spiega Bersani – non sono voti di Renzi o Bersani. Ticket? Non abbiamo il duopolio, io non pretendo il monopolio ma siamo un collettivo aperto e plurale, discutiamo insieme e poi siamo uno squadrone che vuole servire il Paese››. Ma pare che, per ora, Renzi nello squadrone non voglia entrare personalmente lasciando a Bersani l’onere del problema e se ticket ci sarà, sarà a tutto vantaggio di posizioni sempre più apicali dei renziani all’interno del partito.

Poi sul viaggio in Libia, Bersani chiarisce: ‹‹C’é tantissimo da fare, tante cose buone. Questo è un mondo in evoluzione con grandi cambiamenti che ha un sentimento di amicizia profonda con l’Italia e chiede aiuti politici, economici e culturali. L’Italia ci deve essere mentre ho l’impressione che abbiamo perso la percezione che siamo un grande Paese con un ruolo nel Mediterraneo››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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