Berlusconi: la sua storia è veramente finita?

Silvio Berlusconi (agi.it)

Roma - Il presidente del Consiglio Enrico Letta, parlando di Berlusconi, ha detto che «si è chiusa una stagione politica di 20 anni». Ma è veramente così? Non vi è dubbio che il Cavaliere stia vivendo un momento difficilissimo. Non a causa dei suoi avversari politici che anzi sono al Governo con lui, ma per colpa della magistratura.

Cosa che dovrebbe far riflettere, e non poco, i teorici del complotto secondo cui la magistratura italiana sarebbe d’accordo con la sinistra per eliminare Berlusconi. Se questo accordo ci fosse davvero, allora il Pd non dovrebbe certo stare al Governo con il centrodestra ma approfittare della condanna definitiva per staccare la spina all’esecutivo ed andare alle elezioni. Insomma, dovrebbe affossare definitivamente il Cavaliere adesso che ne ha l’occasione. Invece il Pd ci governa insieme, e lo tiene ancora a galla. Se c’è veramente un complotto, è il peggiore che la storia ricordi.

Ad ogni modo, prossimamente il Senato dovrà esprimersi sulla decadenza da senatore di Berlusconi. Visto che probabilmente il voto sarà segreto, potrebbero esserci sorprese provenienti dal Pd. Dopotutto i 101-120 franchi tiratori che hanno affossato Prodi sono ancora lì. Ma anche se il Senato bocciasse la decadenza, entro la fine dell’anno la Corte d’Appello di Milano determinerà l’entità della pena accessoria, ovvero l’interdizione dai pubblici uffici, la quale «non può avere una durata inferiore a un anno, né superiore a cinque». Ma se la sorte sorriderà per l’ennesima volta al Cavaliere, allora potrebbe tornare più forte di prima.

Enrico Letta ha sempre detto che il suo Governo deve realizzare le riforme in 18 mesi, cioè fino alla fine del semestre di presidenza dell’Unione europea. E poi? Letta potrebbe cambiare idea e decidere di continuare a lavorare per l’intera legislatura. Anche perché c’è chi, all’interno della maggioranza, già ne sta parlando, come Brunetta: «Spero che le elezioni avvengano a scadenza naturale, nel 2018».

Enrico Letta (formiche.net)

Ecco, se il Governo dovesse durare veramente così tanto, e la Corte d’Appello di Milano deciderà che la durata della pena accessoria sarà meno di cinque anni, allora Berlusconi sarà ritornato candidabile entro le prossime elezioni. Si dirà: ma la legge Severino prevede l’incandidabilità per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione. Vero, ma indipendentemente dal caso di Berlusconi, c’è un problema giuridico di fondo: se l’incandidabilità è da considerare come un effetto penale o amministrativo della condanna. Se è da considerare un effetto penale, allora vale il principio di irretroattività previsto dalla Costituzione (articolo 25 comma 2) per cui nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. Se invece la legge Severino è un provvedimento amministrativo, allora non vale il principio della irretroattività. Quindi, se nei prossimi mesi o anni, durante un processo una delle parti solleverà la questione di legittimità costituzionale e la Corte deciderà che si tratta di un effetto penale, allora la legge non sarebbe applicabile nei confronti di Berlusconi, in quanto i fatti per cui è stato condannato sono precedenti all’entrata in vigore della legge Severino. E tornerebbe quindi candidabile dopo che avrà scontato la pena accessoria alla condanna definitiva per frode fiscale. Se la Corte d’Appello deciderà che la pena accessoria deve essere addirittura del minimo previsto, cioè un anno, tornerebbe addirittura candidabile in caso di elezioni dopo 18 mesi di Governo.

E a quel punto, Berlusconi potrebbe ripresentarsi agli elettori come meglio crede. Se il Governo avrà fatto bene, allora potrà dire di aver voluto le larghe intese per primo e che si sono realizzate solo grazie a lui mentre la sinistra pensava a farlo fuori. Se invece il Governo avrà fatto male o non avrà fatto niente, allora darà la colpa al Pd e ai cosiddetti alfaniani che lo hanno tradito. Alfaniani che, alle prossime elezioni, o ritorneranno all’ovile (cioè da Berlusconi) o andranno incontro a un grandissimo flop. I vari Alfano, Lorenzin, Lupi, De Girolamo e Quagliariello non hanno un minimo di appeal politico. L’unico che porta voti, e anche tanti, nel centrodestra, è Silvio Berlusconi. Il quale potrebbe contemporaneamente battere il centrosinistra e i suoi ex cortigiani.

Certo, è un’ipotesi che per concretizzarsi dovrebbe vedere diversi elementi andare a favore del Cavaliere: il Governo dovrebbe durare, la pena accessoria dovrebbe essere meno di cinque anni, e la Corte Costituzionale dovrebbe decidere che la legge Severino è un effetto penale e non amministrativo. Ma non è da escludere a priori.

Per evitare questo scenario, basterebbe che il Pd rompesse di sua iniziativa le larghe intese (cosa che non farà mai perché vorrebbe dire disobbedire agli ordini di Napolitano, il vero segretario del partito) e andare alle elezioni con Renzi candidato premier. Ma, se non si fosse capito, al centrosinistra governare con berlusconiani e i ciellini non dispiace poi così tanto. Motivo per cui Berlusconi può sperare nel suo ennesimo ritorno.

Giacomo Cangi

foto: secoloditalia.it; agi.it; formiche.net

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