Berlusconi e il dubbio sul Governo: che fare?

Silvio Berlusconi (notizie.guidone.it)

Roma - È bene fare il punto della situazione. Mercoledì 30 ottobre la giunta per il Regolamento del Senato ha deciso, con sette voti a favore e sei contro, che l’aula di Palazzo Madama dovrà votare a scrutinio palese sulla decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi in seguito alla condanna definitiva per frode fiscale. Comprensibilmente, il Cavaliere è adirato perché ormai ha la certezza che non verrà tutelato. Anzi, è convinto proprio del contrario. Di conseguenza, Berlusconi non ha più ragione per stare al Governo con chi lo sta buttando fuori dal Parlamento. Solamente due cose potrebbero far cambiare idea al leader del centrodestra: un nuovo indulto come quello del 2006 o la grazia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il quale, è bene ricordarlo, è stato rieletto proprio grazie ai voti di Berlusconi.

La grande domanda è: se il Partito Democratico voterà insieme a Sinistra Ecologia e Libertà e al Movimento 5 Stelle a favore della decadenza, il Cavaliere avrà i numeri per far cadere l’esecutivo? Nessuno lo sa, perché il due ottobre scorso il leader del centrodestra ha spiazzato tutti cambiando idea all’ultimo momento votando la fiducia al Governo Letta («Abbiamo ascoltato quanto ha detto il premier circa la riduzione delle imposte sul lavoro e l’impegno per quanto riguarda la responsabilità civile dei giudici. Mettendo insieme tutte queste aspettative di cui l’Italia ha bisogno abbiamo deciso di votare la fiducia»). Le cifre che si leggono in questi giorni riguardo a presunte firme su documenti dei filogovernativi e dei lealisti sono diversi a seconda della fonte, quindi sono inattendibili. A fare da padrone in questa situazione, quindi, è l’incertezza.

Enrico Letta (sportmediaset.mediaset.it)

Ma anche in casa Pd c’è una divisione (tanto per cambiare) fra i filogovernativi e i fautori delle elezioni anticipate. I primi probabilmente non hanno reagito benissimo alla notizia del voto palese («Questo è già di per se un voto difficile e non lo avrei complicato ulteriormente» Rosy Bindi, «Sarebbe stato meglio il voto segreto» Graziano Del Rio, «Voto palese errore, ennesimo regalo a Berlusconi» Beppe Fioroni, «Il voto segreto sulle persone è un principio che andava difeso, invece di arrendersi alla propaganda grillina. Ci sono mancate le palle, in questa storia» Francesco Boccia), avendo capito che da adesso in avanti sarà ancora più difficile mantenere il delicatissimo equilibrio politico che regge le larghe intese. Hanno reagito bene, invece, i renziani. È lecito pensare che se il sindaco di Firenze vincerà le primarie dell’8 dicembre, aspetterà solamente l’approvazione di una nuova legge elettorale per far cadere l’esecutivo alla prima occasione buona.

Il problema all’interno della nuova Forza Italia 2.0 ha un nome e cognome ben preciso: Angelino Alfano. Ora l’ormai ex delfino del Cavaliere è vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro dell’Interno. Se il Governo dovesse cadere, perderebbe tutto. Berlusconi non ha nulla da offrirgli, soprattutto dopo il ritorno a Forza Italia e l’azzeramento delle cariche del Popolo della Libertà. Una cosa è certa, se strappo sarà, sicuramente Alfano non dirà di essere andato contro il suo ex capo, anzi dichiarerà di difenderlo dalla strategia di Matteo Renzi, il quale vuole il voto anticipato. In più, Alfano potrebbe aggiungere che in caso di elezioni, il centrodestra non avrebbe neanche un candidato premier visto che la corte d’Appello di Milano ha ridefinito a due anni l’interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi. Il Cavaliere, però, potrebbe rispondergli in due modi. Innanzitutto ricordando che anche alle ultime elezioni non c’era un candidato premier. E poi annunciando che una delle sue due figlie, Marina o Barbara, sarebbe pronta a sostituirlo. In assenza del Cavaliere in persona, nessuno meglio di un membro della sua famiglia sarebbe in grado di tutelare gli interessi suoi e delle sue aziende. Anche perché gli affari di famiglia le due figlie li conoscono bene visto che Marina è presidente di Fininvest e del gruppo Mondatori e Barbara è consigliere nel consiglio di amministrazione di Fininvest e in quello del Milan. Inoltre, cosa che in una democrazia rappresentativa non è proprio un dettaglio, Marina o Barbara avrebbero più consenso di qualsiasi altro candidato (quanti voti potrebbero prendere da soli Alfano e Lupi? Le storie di Monti, Fini e Casini gli avrebbero dovuto insegnare qualcosa) in assenza del padre. Entrambi potrebbero essere in grado di duellare in campagna elettorale contro Matteo Renzi, già considerato da molti come il sicuro prossimo presidente del Consiglio. Sembra invece che il rottamatore dovrà sudarsi la nuova residenza a Palazzo Chigi fino all’ultimo secondo.

Giacomo Cangi

foto: notizie.guidone.it; sportmediaset.mediaset.it

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