Berlusconi forse ai servizi sociali. Intanto la fine la rischia Forza Italia

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Silvio Berlusconi

Roma – Il giorno più lungo per Silvio Berlusconi, quello della vigilia dell’udienza in cui il tribunale di Sorveglianza di Milano  deve decidere come fare scontare all’ex premier la sentenza ad un anno per frode fiscale, sta per finire.

Giovedì Berlusconi non sarà presente in aula dove, invece, saranno presenti i suoi legali che già da mesi hanno fatto richiesta per il loro assistito all’affidamento ai servizi sociali. Ora la corte deciderà se accettare la richiesta o scegliere tra le altre opzioni: domiciliari o carcere. Alternative che per l’ex Cavaliere sarebbero nefaste in quanto gli negherebbero la possibilità di partecipare alla campagna elettorale per le europee, non come candidato, ma come leader di uno dei principali partiti.

BERLUSCONI NON SI PENTE – Nel frattempo le fonti di stampa parlano di un Berlusconi tra lo stanco e l’avvilito, oltre che acciaccato dai dolori al ginocchio che pare lo abbiano colpito negli ultimi tempi.

L’ipotesi di affidamento è nell’aria. Secondo le indiscrezioni di Avvenire, l’ex Cav potrebbe essere destinato ad una struttura per anziani disabili. Cosa a cui si aggiungerebbero colloqui mensili con gli assistenti sociali e poche ore di lavoro settimanali data l’età avanzata dello stesso condannato. Un iter naturale della pena ma che Berlusconi pare considerare disonorevole e irrispettosa dei ruoli di prestigio che ha coperto: imprenditore, politico, capo dello Governo, senatore.

Irritazioni a parte per una condanna ritenuta inaccettabile e liberticida, Berlusconi pare comunque consapevole che solo i servizi sociali consentirebbero una certa possibilità di movimento, previo permesso del tribunale per partecipare a raduni e convegni. Senza contare che così facendo anche la magistratura eviterebbe di offrire al Cav un buon argomento di propaganda presentandosi come un martire.

Quindi, in caso di rifiuto all’affidamento di Berlusconi, resterebbe solo la reclusione nel momento meno opportuno per Forza Italia, spaccato al suo interno e smarrito senza la guida del leader.

LA PROCURA PER LA RECLUSIONE – Così si torna a giovedì. In udienza, il primo a parlare sarà il procuratore generale Antonio Lamanna, il quale darà il suo parere sulla richiesta dei legali di Berlusconi. Parere negativo, dicono alcune fonti giornalistiche. La ragione del diniego è molteplice.

Secondo l’ufficio della Procura generale, il Cavaliere non avrebbe espresso alcun pentimento e il fatto di essere stato condannato anche nel processo Ruby, oltre alla disponibilità economica di cui gode, renderebbero il reinserimento sociale impraticabile. Di conseguenza Lamanna vorrebbe gli arresti domiciliari 24 ore su 24 a Villa San Martino, piantonato in modo che gli siano impedite visite di persone non appartenenti alla famiglia e ogni contatto con media ed estranei.

A ragione di tanto rigore, la Procura si rifarebbe al caso di Gilberto Caldarozzi, coinvolto nel caso del G8 di Genova, che dovette scontare 8 mesi ai domiciliari perché in totale assenza di ‹‹revisione critica del proprio comportamento e delle proprie responsabilità›› nonché per il rifiuto a divulgare ‹‹pubblica dichiarazione autocritica››.

RENZI SCALPITA – Spetta ora alla Corte,  il presidente Pasquale Nobile de Santis, il giudice Beatrice Crosti e due psicologi valutare la situazione e decidere sul caso Berlusconi. Scelta che forse slitterà alla settimana prossima ma intanto il Cavaliere, oltre alle beghe processuali, deve trovare una via maestra per salvare Forza Italia dalle grinfie di Matteo Renzi.

Il presidente del Consiglio, infatti, senza Fi e Berlusconi a fare concorrenza troverebbe la strada spianata e si rincorrono le voci secondo cui, nel mirino dell’ex sindaco, ci sia tutto l’elettorato di centrodestra e centrosinistra. Un gigantesco bacino di voti che, perso i riferimenti politici tradizionali, non troverebbe nulla di meglio che mettere la x su Renzi o non votare. In questo scenario, neppure l’avanzata del Movimento 5 stelle preoccuperebbe più di tanto il segretario del Pd.

Così, Fi potrebbe essere fagocitata da un Partito democratico in perenne conflitto esistenziale che ingloberebbe in sé radicali, centristi, ex comunisti, sindacalisti, Confindustria, mondo della finanza, parti sociali e quanto altro, senza un linea di continuità laddove se destra e sinistra perdono connotati e significati, le nuove identità di scontro potrebbero diventare europeisti ed antieuropeisti.

Chantal Cresta

Foto || formiche.net; tiscali.it

 

 

 

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