Berlusconi è un plutocrate arabo

Silvio Berlusconi in una prima pagina del Financial Times

Roma – Il premier è come il suo amico Gheddafi: un autocrate del mondo arabo. Ad affermarlo è il Financial Times nella sua Lex Column. Il parallelismo fatto dal famoso quotidiano britannico prende spunto dagli ultimi avvenimenti che stanno facendo vacillare molti stati arabi, dalla Libia di Gheddafi all’Egitto di Mubarak per finire in Iran. Nel mondo arabo «autocrati che sembrano aver governato da sempre stanno tremando: e forse anche gli autocrati eletti dovrebbero stare in guardia» afferma il Financial Times e per quanto attiene l’Europa ha un candidato ben preciso in mente: il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi.

L’analisi di Ft è molto dura nei confronti del premier. L’Italia, «condivide molte caratteristiche con il mondo arabo: un’economia stagnante – scrive infatti il quotidiano britannico – una cultura consumata dalla corruzione e dal crimine organizzato e un conflitto generazionale: è controllata da una classe politica gerontocratica arroccata nella politica e negli affari, escludendone i giovani». E come dargli torto? Le notizie riguardanti la disoccupazione giovanile e femminile sono preoccupanti. Il crimine organizzato continua ad avere un grande potere. Ed infine i continui scandali di parentopoli, affittopoli, P3 e la lista potrebbe continuare ancora a lungo, non fanno altro che confermare l’enorme strapotere del mondo della politica, del crimine e della corruzione, oltre che un totale disinteresse per una reale politica economica.

Ma il Financial Times non si ferma al generale e delinea i particolari che accomunano Berlusconi ai tratti tipici del “plutocrate arabo”. «E’ immensamente ricco, controlla la gran parte dei mezzi di comunicazione ed è circondato da yes-men – è la sentenza senza appello del quotidiano – sfida apertamente il sistema giudiziario ogni qualvolta questo si pronuncia contro di lui (come talvolta accade)» e, ciliegina sulla torta, è “il miglior amico di Gheddafi”, il collega che gli ha insegnato l’arte del bunga bunga.

Hosni Mubarak, Presidente egiziano

La “principale virtù” di Berlusconi, infine lo accomuna ancora di più agli autocrati. «Sopravvivere fino all’estremo – asserisce Ft, una strategia che lo accomuna allo “zio” di Ruby” – Hosni Mubarak potrebbe avere qualcosa da spiegare. Tutto quel che il presidente del Consiglio dovrebbe fare per mettere fine a questa poco edificante commedia – conclude la Lex – è indire le elezioni: in questo modo, a ridere ultimi sarebbero gli italiani». Su quest’ultima affermazione in tanti avrebbero delle obiezioni da fare. Nonostante i vari scandali, nonostante le offese rivolte a larga parte dei cittadini italiani, a dispetto delle brutte figure a livello nazionale ed internazionale, ma soprattutto,  sebbene nulla sembri funzionare con il Governo Berlusconi, ancora tantissimi italiani lo rivoterebbero. A ridere sarebbero in pochi.

Sabina Sestu

Preview: www.youtab.it

Foto: bamboccioni-alla-riscossa.org; www.adnkronos.com


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