Berlusconi e la “scossa all’economia”

Silvio Berlusconi

ROMA – Con una maggioranza risicata e un occhio alle vicende giudiziarie, Silvio Berlusconi rilancia l’azione di governo. «Per tornare a crescere – ha detto il premier al TG1 – l’economia ha bisogno di una scossa, e per questo abbiamo predisposto un piano della crescita, che secondo noi dovrebbe dare una grande scossa, forse una delle più forti della storia italiana. L’obiettivo è l’incremento del Pil del 3-4% in 5 anni. In Consiglio dei ministri faremo la modifica dell’art.41 della Costituzione: sarà lecito intraprendere e fare tutto quello che non è vietato espressamente dalla legge senza chiedere un’infinità di autorizzazioni, come accade adesso».

LOTTA AI COMUNISTI – Il presidente del Consiglio sembra già aver abbandonato la via del dialogo col «buon emiliano» Pier Luigi Bersani, che gli ha dato un 2 di picche sulla proposta bipartisan. Berlusconi allora è tornato a picchiare forte sul tasto che più gli è congeniale, l’affondo sui comunisti: «Le vecchie forze politiche che hanno moltiplicato otto volte il debito pubblico negli anni del consociativismo, con i comunisti in primo piano, si stanno coalizzando e hanno in mente una sola idea: tassare gli italiani».

Dal Pd è arrivato il pronto commento del segretario Bersani: «Una scossa certo ci vuole, quando andrà via Berlusconi. È un mentitore che dice da 15 anni le stesse cose e ora scopre la scossa ridicendo i famosi 5 punti, sentiti mille volte aggiungendo una bugia colossale. Noi siamo contrari alla patrimoniale, è lui che sta mettendo la patrimoniale sulle piccole imprese nel decreto sul federalismo».

Pier Luigi Bersani

SOCIAL CARD E PIANO CASA – Rilanciare l’economia sarebbe fondamentale, perché i problemi nel paese diventano ogni giorno più evidenti. I dati parlano chiaro: redditi giù del 2,7% come nel 1995, mentre un’impresa su tre è in perdita. Che il governo si impegni per dare maggiore slancio all’economia è giusto, ma perché non farlo prima? La crisi è stata palesemente sottovalutata e buona parte dei provvedimenti dell’esecutivo hanno deluso ogni aspettativa, due esempi: social card e piano casa che, nella grande metropoli di Milano, ha avuto soltanto 189 richieste di ristrutturazione.

ELEZIONI – I dubbi, insomma, restano molti, soprattutto con un ministro dell’Economia che non arretra di un millimetro dalla via del rigore, come è giusto che sia in tempi di crisi. I tagli lineari, però, non danno la possibilità allo Stato di investire in settori strategici, tanto che anche la riforma Gelmini è rimasta al palo. Viene da chiedersi, allora, se le parole di Berlusconi non siano già un preparativo per la campagna elettorale, un modo per dire: anche stavolta mi hanno impedito di cambiare il paese. In fondo è successo già altre volte.

Nicola Gilardi

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