Berlusconi: “Cossiga nel Pantheon dei liberali e dei democratici”

Il presidente del Consiglio invia un messaggio al Senato in occasione della commemorazione di Francesco Cossiga. Secondo il premier, il defunto presidente fu un paladino dei valori e dei principi liberali

di Sabina Sestu

Ogni occasione è buona per Silvio Berlusconi. Si prende tutti gli spazi possibili e immaginabili per attaccare gli avversari e le istituzioni tutte. L’ultima, in ordine di tempo, è stata quella offerta dalla commemorazione ufficiale in onore di Francesco Cossiga al Senato. Il Cavaliere ha inviato un messaggio, che è stato letto in aula da Gianni Letta, in cui esalta la figura dello statista scomparso. «Aderisco alla solenne commemorazione, certo che tutti gli italiani che lo hanno rispettato non lo dimenticheranno – si legge nella missiva del premier –  Ora e sempre per Cossiga ci sarà un posto nel Pantheon di tutti i liberali e i democratici, di tutti gli uomini di buona volontà che si sono battuti per la verità e libertà».

«Cossiga mi ha concesso il privilegio della sua amicizia, del suo sostegno, della sua ironia. Si è sempre battuto per la legalità con coraggio – ha continuato il capo di governo – umiltà e capacità di autocritica anche in un momento drammatico quando lo Stato doveva trasmettere il senso della fermezza e della certezza del diritto di fronte al “pericolo del terrorismo”». Affermazioni decise quelle di Berlusconi, non suffragate però da un’analisi storica puntuale.  Si potrebbe, infatti, definire esagerata l’azione intrapresa da Cossiga nel 1977, quando come ministro dell’Interno inviò dei veicoli di trasporto truppa blindati (M113) contro gli universitari che protestavano. In quell’occasione morì, per colpi d’arma da fuoco, la diciannovenne Giorgiana Masi, studentessa liceale. È stato così confermato il diritto? E nel qual caso quale? Il diritto dei partiti di mantenere il loro status quo contro il diritto della società di manifestare il proprio malessere?

Ma il punto più alto del messaggio del premier, quello che maggiormente fa discutere, è il passaggio riguardante la Costituzione. «Cossiga non riteneva un dogma la Costituzione – ha scritto Berlusconi – ma una carta che riconosce essa stessa la possibilità di adattare ai tempi le istituzioni, lasciandone intatti i principi ispiratori». È una dichiarazione molto faziosa e strumentale agli stravolgimenti che il premier intende adottare riguardo alla nostra carta costituzionale. Il defunto presidente è stato docente di Diritto Costituzionale e scrittore, ma tra le sue opere non si contempla nessun titolo che tratti di modifiche sostanziali alla Costituzione. Le affermazioni del capo del governo suonano come una rivisitazione personalistica dei pensieri di uno statista controverso.

Fa riflettere anche la sua asserzione riguardo a come la figura dello statista scomparso viene vista dai politici di tutti i tempi:  «al Cossiga uomo di Stato tutte le forze nel tempo di qualsiasi orientamento, anche quelle che lo minacciarono addirittura di impeachment – ha sottolineato, difatti, Berlusconi – hanno riconosciuto di aver introdotto uno stile nuovo fondato sul coraggio e sulla chiarezza nei rapporti politici». Come già affermato, l’ex senatore a vita sassarese scomparso ad agosto di quest’anno, viene ritenuto un personaggio politico controverso. Figura ammantata di luci ed ombre. Nebulosi i suoi rapporti con Gladio, una struttura paramilitare clandestina, anche se Cossiga si autodenunciò quando ne fu rivelata l’esistenza, così come lo fu in tanti altri misteri italiani, come i suoi rapporti con i Brigatisti e la morte di Aldo Moro .

«Da capo dello Stato Francesco Cossiga non esitò a picconare la Costituzione che non riteneva un dogma ma una carta delle regole democratiche che riconosce al suo stesso interno la possibilità di essere adattata». Rivisitazione questa che non ha molta attinenza con la realtà storica. I “sassolini nella scarpa” e le “picconate” dell’allora presidente della repubblica Francesco Cossiga, ebbero come bersagli la Corte Costituzionale, il Csm, i politici democristiani e comunisti, il sistema istituzionale, i magistrati con l’intento di far capire a tutti loro che gli equilibri tra comunisti e anticomunisti si erano rotti  con la caduta del muro di Berlino. Il sistema politico italiano sarebbe stato scosso, come in effetti accadde con pochi anni dopo con “Mani Pulite”, ed era necessario cambiare strategia, non cambiare la Costituzione.

È quindi fuorviante ciò che dichiara Berlusconi. Usare la commemorazione di Francesco Cossiga per autocelebrarsi e rivendicare i suoi presunti meriti, tanto che enfaticamente asserisce che sono «preziosi i valori e i principi che hanno ispirato la sua azione di cattolico liberale – riferendosi allo stesso statista scomparso e continuando –  valori preziosi per me che da imprenditore prestato alla politica ho deciso di scendere in campo per difendere la libertà minacciata da forze illiberali». Quali forze illiberali? Considerando che  lo stesso Cossiga, con le sue “picconate”, ha riconosciuto che il sistema politico italiano post-bellico è scomparso alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, parlare ancora come fa il premier di comunisti, toghe rosse e marxisti che mangiano i bambini è davvero anacronistico e fuori da ogni logica.

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