Berlusconi, non chiamatelo più Cavaliere

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Il Cavaliere non è più cavaliere, Silvio Berlusconi ha perso anche l’onorificenza che da trent’anni lo contraddistingueva. Tutta colpa della Corte di Cassazione che, ieri sera, ha confermato per l’ex Presidente del Consiglio i due anni di interdizione dai pubblici uffici che gli impediranno di partecipare alle prossime elezioni europee. Il problema delle elezioni è molto importante per Berlusconi che teme di perdere voti non avendo il proprio cognome esposto sul simbolo, motivo per cui si pensa alla discesa in campo di uno dei suoi figli, nella fattispecie di Barbara, già vicepresidente e amministratore delegato dell’ A.C Milan.

CONFERMATA INTERDIZIONE, VIA IL TITOLO DI CAVALIERE – Ieri sera una sentenza della Corte di Cassazione ha confermato i due anni di interdizione dai pubblici uffici disposti dalla corte di appello di Milano lo scorso ottobre, per Silvio Berlusconi. Come richiesto in novembre dal Movimento Cinque Stelle con una mozione dedicata firmata da Gianluca Castaldi, Silvio Berlusconi perde il titolo di Cavaliere della Repubblica. La Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro stava esaminando la posizione di Berlusconi arrivando alla sospensione, l’ex cavaliere però li ha anticipati inviando al consiglio una lettera in cui si autosospendeva.

DAL 1977 CAVALIERE DEL LAVORO – Silvio Berlusconi era stato nominato cavaliere del Lavoro da Giovanni Leone nel 1977, la revoca della sua onorificenza avverrà probabilmente durante la cerimonia per i nuovi cavalieri del lavoro al Quirinale, con un decreto firmato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Mentre si attende, intanto, di sapere le modalità con cui l’ex cavaliere sconterà la pena attribuita dal tribunale di Milano, Silvio Berlusconi perde non solo un titolo ma un vero e proprio appellativo che ormai lo contraddistingueva da più di trent’anni. Il primo requisito per essere proclamato Cavaliere del Lavoro è infatti  «avere ottenuto una specchiata condotta civile e sociale e avere adempiuto agli obblighi tributari. Incorre nella perdita dell’onorificenza l’insignito che se ne renda indegno» (articoli 3-13 legge 194/1986). A Berlusconi resta il titolo di ‘Papi’, quello nessuna corte potrà mai portarglielo via.

Serena Prati 
@Se_Prati 

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