Beppe Grillo garantista per l’amico Gino Paoli: ‘Indagato, non colpevole’

Beppe Grillo difende l'amico Gino Paoli dalle accuse di evasione fiscale: '80enne non pregiudicato, è soltanto indagato'. Ma gli attivisti M5s si infuriano

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Gino Paoli e Beppe Grillo (lostivalepensante.it)

Beppe Grillo si trasforma in garantista per l’amico Gino Paoli: dopo che diversi esponenti del Movimento 5 Stelle si erano scagliati contro il cantautore accusato di evasione fiscale, chiedendone le dimissioni dalla Siae, il leader del Movimento ha azzardato una retromarcia, che ha fatto arrabbiare non poco i seguaci. A poche ore di distanza dall’autosospensione dalla presidenza della Siae di Paoli, Beppe Grillo ha di fatto smentito le dichiarazioni di ieri del M5s Camera. Ma, soprattutto, ha di fatto smentito se stesso e la politica purista del Movimento 5 Stelle sugli indagati.

L’ATTACCO DEL M5S A GINO PAOLI E ALLA SIAE - In un trafiletto ospitato dal blog di Beppe Grillo, il M5s Camera aveva dichiarato: ”Aspettiamo che la Magistratura faccia il suo corso, ma le notizie riportate dalla stampa, che vedono il presidente della Siae, Gino Paoli, indagato per una maxi-evasione fiscale, ci inducono a chiedergli di valutare seriamente le dimissioni dalla sua carica. Un atto che, a nostro parere andrebbe compiuto in primo luogo per rispetto verso gli iscritti alla Siae: mentre la magistratura indaga su Paoli per presunto trasporto all’estero di denaro al fine di eludere il fisco italiano, migliaia di artisti non ricevono i compensi che gli spetterebbero, perché trattenuti dalla Siae, che li utilizza anche per compiere operazioni finanziarie “. Un duplice attacco alla figura di Gino Paoli e al controverso istituto di tutela del diritto d’autore che egli rappresenta come presidente, in perfetta linea con la politica del M5s. Sul quale però, incredibilmente, Beppe Grillo ha deciso di fatto di rimangiarsi tutto con un post pubblicato in homepage sul blog.

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La foto di accusa di Beppe Grillo: “Attendo la magistratura”

LA RETROMARCIA DI GRILLO: “GINO PAOLI È MIO AMICO, 80ENNE NON PREGIUDICATO” - “Premetto che Gino Paoli è mio amico da molti anni e che spesso le nostre famiglie si incontrano - questo l’incipit del post di Grillo intitolato #SaporeDiSale – vivendo nella stessa zona di Genova. Quindi potrei essere considerato poco obiettivo. Ma a questo gioco al massacro di una persona di 80 anni non pregiudicato, mai inquisito, per alcunché, che mi risulti, io non ci sto! I cittadini sono diventati vittime sacrificali, mostri da sbattere in prima pagina senza che possano difendersi in alcun modo”. Nel prosieguo del post sul blog Beppe Grillo attacca i giornali, colpevoli di non aver fornito notizie certe, ma aver utilizzato il condizionale. 

CONDIZIONALE D’OBBLIGO. MA GRILLO LO SA? - Quello che Beppe Grillo non sa - o dimostra di non voler comprendere – è che ovviamente in ambito giornalistico l’uso del condizionale è obbligatorio se si parla di una indagine in corso. Le conclusioni spettano alla magistratura, mentre i giornali possono solo riportare quanto diffuso dagli inquirenti senza trarre conclusioni arbitrarie, che trascinerebbero – giustamente – autore dell’articolo e direttore della testata in tribunale. Nello specifico Grillo attacca l’articolo del Secolo XIX, definendolo “Un articolo costruito su delle ipotesi che si para il culo con l’uso dei condizionali“. Un articolo semplicemente professionale, direbbe qualsiasi giornalista.

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Gino Paoli si è sospeso oggi dalla presidenza della SIAE (beppegrillo.it)

DUE PESI, DUE MISURE - Ma Gino Paoli è “amico da molti anni” ed “un 80enne non pregiudicato”. Quindi, improvvisamente, la politica aggressiva di Beppe Grillo che attacca e chiede dimissioni immediate di chiunque sia indagato (si veda qui per le indagini in corso sul padre del premier Matteo Renzi, oppure qui per 15 amministratori Pd indagati in una inchiesta locale, senza dimenticare La Notte dell’Onestà a Roma per protestare contro lo scandalo e gli indagati dell’inchiesta Mafia Capitale), si ferma e diventa garantista davanti alla figura di un amico. Come nella peggiore politica da Prima Repubblica, quella da sempre rigettata da Grillo e dai suoi parlamentari.

“Io non ho mosso i miei contro Gino Paoli” – replica Grillo alle accuse (in realtà fuori luogo) del Secolo XIX in un altro articolo. “Come ho scritto – conclude – aspetto la magistratura prima di emettere qualunque giudizio, alla faccia degli sciacalli dell’informazione”. Una mossa inaspettata, visto che Beppe Grillo e garantismo sono due cose che, politicamente parlando, vanno per linee parallele, destinate a non incontrarsi mai. La reazione dei fedelissimi del Movimento 5 Stelle è stata tutt’altro che scontata.

SOSTENITORI M5S INFEROCITI CONTRO GRILLO - Nel post pubblicato su Facebook, sostenitori e semplici lettori del capo politico del Movimento si sono scagliati in blocco contro la decisione di Beppe Grillo di difendere Gino Paoli: Eh no caro Beppe così fai due pesi e due misure, poi ci rompono i c******i se masterizziamo un cd ???? scrive Mario M. Ah mò sei garantista? attacca Gianni B. G. Con sta storia dell’amico l’Italia sta morendo, insinua Wt A. e così via. Un fiume di commenti tutti contro l’atteggiamento garantista di Beppe Grillo per l’amico Gino Paoli, definito un autogol assolutamente incoerente. Qualcuno calca la mano in maniera più decisa, inchiodando la scelta di Grillo di “aspettare la magistratura”. Fino all’1 agosto 2013, in Italia ce n’era anche un altro di 80enne non pregiudicato. Prima che venisse condannato con sentenza definitiva - proprio per frode fiscale – e finisse a scontare la pena in quel di Cesano Boscone. Il nome è persino superfluo citarlo. Quello che è certo è che il garantismo a due velocità è un’arma che rischia di ritorcersi contro troppo facilmente.

Francesco Guarino
@fraguarino

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