Beppe Grillo fascista? Certo che no. Ma quanti riferimenti nel M5S…

Dopo aver definito sinistra e sindacati 'Peste Rossa', Beppe Grillo torna a essere additato come 'fascista'. E la comunicazione del M5S ha le sue colpe...

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Beppe Grillo in piazza (polisblog.it)

Uno dei principali epiteti che i detrattori di Beppe Grillo rivolgono al comico genovese, capo politico del Movimento 5 Stelle, è quello più diretto ed infamante: fascista. Accomunare la leadership indubbiamente autoritaria dell’uomo immagine del M5S a quella altrettanto autoritaria – ma la cui successiva deriva è ben nota – di Benito Mussolini, è il modo per etichettare con un eccesso una politica fatta anch’essa di eccessi. Eccessi verbali, eccessi di volume ed eccessi mediatici. Che piaccia o no, il Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo gestiscono in maniera sensazionalistica la propria comunicazione. Ma se l’etichetta di “fascisti” viene utilizzata a più riprese dai detrattori, chi ha deciso di cavalcare l’onda mediatica generata da un certo tipo di riferimenti a motti, espressioni o iconografia fascista non può non essersi accorto delle ridondanze. E se continua a giocare allo stesso gioco, evidentemente crede che gli convenga in termini elettorali.

1 DICEMBRE 2013, GRILLO: “VINCERE E VINCEREMO” - Dall’arrivo in parlamento delle armate del Movimento 5 Stelle, la battaglia mediatica con gli altri partiti si è inasprita. A suon di arrampicate sui tetti, cartelli in aula e dediche politicamente scorrette, i parlamentari grillini si sono ritagliati il proprio spazio sugli amati-odiati media. A dare il la ai riferimenti comunicativi fascisti, però, è stato proprio il numero uno, Beppe Grillo. Era il primo dicembre 2013 e a Genova piazza Vittoria era piena per il terzo V-Day. Prima di salire sul palco, Grillo si concesse brevemente ai giornalisti per regalare uno dei primi riferimenti al Ventennio: «Dobbiamo vincere e vinceremo» disse senza mezzi termini il comico. «Siamo entrati nel Palazzo e abbiamo tolto la finta sacralità del parlamento, dando quello spazio ai cittadini.

Alle accuse di s-fascismo Grillo rispose: «Non c’è più nulla da sfasciare, ci sono solo cadaveri che girano. Avete controllato se c’è sul marciapiede Casini che sta battendo? Non l’hanno visto. Sono mesi che parlano di Imu, Ici, Iuc e altro ma ormai si sono persi. Non sanno più neppure loro di cosa parlano. Sono degli zombi. Non non vogliamo più neppure inveire su di loro». A giudicare dalla sfilza di epiteti rifilati nei mesi successivi – l’ebetino Renzi docet – almeno su questo Grillo sembra non aver tenuto fede alla parola data.

Beppe Grillo in saluto fascista. Ma era solo un film: “Scemo di guerra” di Dino Risi, del 1985 (intoccabili.wordpress.com)

29 GENNAIO 2014, TOFALO: “BOIA CHI MOLLA” – Anno nuovo, vita nuova, riferimenti vecchi. Sono i giorni in cui il Movimento chiede a gran voce l’impeachment per Giorgio Napolitano (stoppato poi l’11 febbraio al primo passaggio in Comitato parlamentare per i procedimenti d’accusa). Il 28 gennaio il deputato del M5S Giorgio Sorial si rivolge così ai giornalisti in conferenza stampa parlando del Presidente della Repubblica: «È un boia che sta avallando una serie di azioni per cucire la bocca all’opposizione e tagliarci la testa». Indignazione generale, deputati che si alzano e abbandonano l’aula quando Sorial entra alla Camera e prende la parola. Il giorno dopo, a sottolineare il termine, ci pensa Angelo Tofalo, deputato campano membro del COPASIR e della Commissione Difesa.

Dopo aver citato “Vincenzino l’abusivo” (De Luca, il sindaco di Salerno, ndr), Tofalo ricorda di non aver aggiunto una postilla al suo precedente ordine del giorno. E si premura di sottolinearlo e scandirlo adeguatamente: «Boia chi molla, presidente Boldrini. Boia chi molla, e noi non molleremo fino alla fine». Tofalo si giustificherà poche ore dopo su Twitter: «Si tratta di un’espressione diventata famosa come un motto fascista; tuttavia fu coniata da Eleonora Pimentel Fonseca durante le barricate della Repubblica Partenopea nel 1799 e utilizzata anche nelle Cinque giornate di Milano del 1848». Un po’ come ricordare che il calcio lo hanno pur sempre inventato gli inglesi, anche se non vincono un mondiale da 48 anni.

14 APRILE 2014: “SE QUESTO È UN PAESE”, LA PARODIA DI PRIMO LEVI E IL CANCELLO DI AUSCHWITZ - Dopo quello delle Politiche 2013, il boom più grosso di Grillo è l’autogol del 14 aprile. Sul blog del capo politico del M5S appare Se questo è un Paese, una parodia della celebre Se questo è un uomo di Primo Levi, con l’intenzione di palesare l’attuale condizione della politica italiana. Con riferimento diretti (Dell’Utri e Berlusconi) o indiretti (Napolitano “vecchio impaurito che ignora la Costituzione, Renzi “volgare mentitore assurto a leader da buffone di provincia”, la Boldrini “usata per raccogliere voti, per raccontare menzogne su un trespolo televisivo, per rinnegare la sua dignità, orpello di partito vuoti gli occhi e freddo il cuore come una rana d’inverno”). Ad aprire il post, un fotomontaggio con il celebre cancello d’ingresso di Auschwitz con la scritta in ferro battuto Arbeit macht frei (“il lavoro rende liberi”) con la parola P2 a rimpiazzare Arbeit. Polemiche, nasi storti anche tra i parlamentari del M5S, indignazione della comunità ebraica e non solo. Ce n’era proprio bisogno?

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Il contestato fotomontaggio del post “Se questo è un Paese” (it.ibtimes.com)

26 APRILE 2014, GRILLO E LA #PESTEROSSAVisita elettorale per Beppe Grillo a Piombino, con il palco montato davanti ai cancelli della Lucchini, lo stabilimento siderurgico toscano che il 24 aprile ha visto lo spegnimento dell’altoforno lasciando senza lavoro 2500 operai, in attesa che vengano attuati gli ammortizzatori sociali e la paventata riconversione dell’area. Grillo sa di essere in “terreno nemico” ed attacca: «Non son qua per chiedere i voti. Se volete continuate a votare il Pd. Questo è il regno schifoso della “Peste Rossa”. Abbiate coraggio. Non voglio voti da voi se credete ancora nei sindacati, nella sinistra, in questo presidente della Regione che si è attivato 3 giorni fa quando ha saputo che venivo qua».

“Peste rossa” sa tanto di quel “comunisti” che Berlusconi amava utilizzare per catalogare senza distinzione partitica tutti gli oppositori del Pdl-Forza Italia. Ma in questo caso c’è qualcosa di più. Il termine Rote Pest fa parte di un canto delle truppe naziste Waffen SS durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel testo dell’inno, come riportato dall’HuffPost Italia, si legge: “I rossi non avranno mai tregua. Abbiamo già combattuto molte battaglie / A sud, nord, est e ovest: / E ora siamo pronti per l’ultima lotta / Contro la peste rossa. Le SS non riposano, distruggono!». E su Twitter con l’hashtag #pesterossa si scatena il delirio.

Quattro riferimenti a motti o espressioni fasciste o naziste in meno di cinque mesi. In più si aggiungano le manifestazioni di rispetto espresse da Grillo verso i militanti di Casa Pound («Antifascismo? Non mi compete. Se un ragazzo di CasaPound volesse entrare nel Movimento 5 Stelle e ha i requisiti per entrarci, ci entra»), gli incontri occasionali con parlamentari del M5S e la vicinanza espressa in passato da attivisti grillini locali a formazioni di estrema destra per completare il quadro. Un quadro che totalmente rassicurante non è per buona parte dell’elettorato, e che rinvigorisce gli attacchi mediatici degli oppositori del comico-capo politico a suon di “fascista“.

GRILLO: “NON SONO FASCISTA”. MA NEANCHE ANTIFASCISTA - La posizione ufficiale di Grillo e del Movimento 5 StelleÈ sul blog ovviamente, in poche righe sintetiche all’indomani del video in cui Grillo dialoga con alcuni rappresentanti di Casa Pound. Probabilmente righe troppo sintetiche. «Grillo ha aperto a Casa Pound, vuole allearsi con i fascisti… chi lo ha scritto è in totale malafede, un leccaculo del Sistema. Io non ho aperto a nessun partito e non sono fascista né simpatizzante del fascismo. Ma chi credete di prendere per il culo? Invece ho detto e ribadisco che il M5S non è un movimento ideologico, ma vuole ottenere la democrazia diretta. E’ un movimento al quale chiunque non sia iscritto a un partito e accetti il suo programma, può iscriversi. E’ ecumenico». Grillo, quindi, non è né fascista, né simpatizzante de fascismo. Ma la parola antifascista no, quella non la pronuncia davvero mai. Né davanti ai militanti di Casa Pound, né sul proprio blog. Anche l’estrema destra, l’Europa insegna, porta voti.

Francesco Guarino
@fraguarino

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6 Risponde a Beppe Grillo fascista? Certo che no. Ma quanti riferimenti nel M5S…

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    gianluca 28/04/2014 a 19:03

    bell’articolo da giornaletto di quarta lega, ma dove l’avete preso sto giornalista???

    Rispondi
    • avatar
      Francesco Guarino 28/04/2014 a 20:08

      La libertà di stampa e di opinione esiste ancora, grazie a Dio.
      Ci si può anche informare su siti che non siano La Fucina o TzeTze.it talvolta. E si può persino essere liberi di rimanere della propria opinione senza dover necessariamente screditare quella altrui, se non si hanno argomenti validi da addurre.

      Cordiali saluti

      Francesco Guarino

      Rispondi
  2. avatar
    Massimiliano Morosini 29/04/2014 a 14:11

    Quella della peste rossa è una citazione del poeta polacco Józef Szczepański che scrisse “la peste rossa” riferendosi all’esercito stalinista.
    In merito al “mancato antifascismo” di Grillo, il blog, oltre a riportare una intervista a Yanis Varoufakis (Si, abbiamo ripetuto gli errori degli anni ’30 e dovremo, dunque, non essere sorpresi se stiamo evocando gli stessi tipi di demoni. Per fortuna, Portogallo e Spagna non hanno visto l’ascesa di partiti nazisti. Ma i due Paesi non hanno neanche avuto, almeno non ancora, una perdita del 30% del loro Pil. Se le cose dovessero continuare a peggiorare non ho dubbi che i nazionalismi estremi infileranno le loro brutte teste anche lì. Nel frattempo, l’estrema destra, i partiti filo-nazisti stanno crescendo in Danimarca, Olanda, Austria, nella regione scandinava ed in Ungheria. L’Europa sta giocherellando con fantasmi molto pericolosi che si nutrono e si rinforzano con ogni atto di diniego della vera natura della crisi.) ha pubblicato un post in cui risulta scritto, riferendosi a chi governa: “Indifferenti a un mostro che si sta svegliando e che sarà difficile, quasi impossibile, rinchiudere nelle gabbie del suo passato se diventerà più forte. Per questi finti democratici, tutori dei loro interessi personali, collegati con la finanza e non con il popolo che disprezzano sta suonando la campana a martello. Purtroppo, oltre che per loro, rischia di suonare per le democrazie. Il fascismo sta avanzando grazie a questi sciagurati in tutta Europa. Un sondaggio di ieri dà Alba Dorata primo partito in Grecia con il 26%, in Francia il Front National di Marine Le Pen è dato come primo partito dalla sua nascita con il 24%, in Norvegia ha vinto il Partito conservatore insieme all’affermazione del Partito del progresso, nel quale militò Anders Breivik, responsabile dell’uccisione di 77 persone. In Ungheria il governo di estrema destra ha stilato una lista nera di personalità che avrebbero fornito ai media stranieri informazioni contro l’immagine dell’Ungheria. Viktor Orban, il primo ministro, ha cambiato la Costituzione minando l’indipendenza della Banca centrale, l’autonomia della magistratura e dell’autorità garante della privacy e ha come obiettivo la Grande Ungheria nazionalista. Quali sono le cause della nascita dei nuovi fascismi? Chi sono i veri responsabili? Chi ha tradito la democrazia?”.
    Grillo ha ragione quando afferma che il Pd è come la pesta ma ha torto nell’indicazione del colore in quanto di rosso tale partito non ha nulla se non il conto che vorrebbe però far ripianare a noi cittadini.
    Massimiliano Morosini
    referente diritti civili M5S Roma
    laboratorio sviluppo decrescita M5S Roma

    Rispondi
  3. avatar
    Francesco Guarino 29/04/2014 a 18:39

    Gentile Massimiliano Morosini,

    la cosa peggiore che il M5S possa fare – a mio parere, e non ho problemi a professare la mia apartiticità in questo momento – è mettere quelle che in Campania chiamiamo “pezze a colore”. Cioè sbagliare un comportamento o una espressione di tanto in tanto (e ci mancherebbe se ciò non fosse possibile), ma ripararsi dietro giustificazioni fantasiose piuttosto che dire “ok, cazzata”.

    Si può ricordare Eleonora de Fonseca Pimentel o rispolverare Szczepański, ma la eccessiva ricorrenza di simbologie e terminologie nazi-fasciste nella comunicazione del Movimento rimane una scelta decisamente fuori luogo. Se poi Grillo la adoperi volutamente – rinnegando com’è normale il fascismo, ma glissando sull’antifascismo – per calamitare elettorato di destra e ultradestra, è qualcosa che ovviamente non sarà mai chiarito. O forse è stato già chiarito dalla definizione del M5S come un “partito ecumenico”, e in quella chiacchierata con i ragazzi di Casa Pound. Uno vale uno anche se si parla di voti d’altronde.

    Che l’avanzata dei partiti nazionalisti in Europa risieda in massima parte nel fallimento dei sistema politici e partitici degli ultimi 2 decenni, è innegabile. D’altra parte, quando Lei mi ricorda però che nel blog si parla dell’esempio dell’Ungheria il cui governo “ha stilato una lista nera di personalità che avrebbero fornito ai media stranieri informazioni contro l’immagine dell’Ungheria”, io vedo pericolose analogie con la vergognosa rubrica “Il giornalista del giorno”. Gli attacchi a mezzo stampa esistono dall’invenzione dei caratteri mobili, credo. Mettere all’indice un giornalista e lasciare che gli iscritti al blog gli vomitino addosso insulti, non è probabilmente il modo giusto per rispondere. Ma rispondere argomentando, ora come ora, non è da Grillo.

    Al Movimento rimprovero una sostanziale mancanza di autocritica ed una campagna comunicativa troppo incentrata sugli errori altrui e poco sulle proprie intenzioni. Scelta probabilmente vincente in questa fase politica, ma la genericità dei contenuti che il M5S porta avanti (consapevolmente) dovrà presto fare i conti con quello che il Movimento vuole e quello che Grillo e Casaleggio vogliono. E non credo che le due cose, slogan a parte, collimino così tanto.

    FG

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  4. avatar
    gianluca 04/05/2014 a 20:10

    francè trovati un vero lavoro senti a me

    Rispondi
    • avatar
      Francesco Guarino 05/05/2014 a 03:14

      Caro Gianluca,

      purtroppo sono stato poco lungimirante. Mi fossi iscritto al M5S all’epoca, con qualche decina di voti online ora stavo in parlamento.

      FG

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