Beppe Grillo all’attacco: «Lo Stato ricompri la Telecom»

beppe grillo, napolitano

Beppe Grillo loda il passato tecnologico di Telecom e chiede che venga riacquistata dallo Stato

Roma – Dimostrando una certa ignoranza in materia economica, Beppe Grillo interviene attraverso il suo blog per cavalcare l’onda del caso Telecom, e chiedere “a gran voce” che l’azienda non venga ceduta alla compagnia spagnola Telefonica, attraverso un passaggio di proprietà graduale dei pacchetti azionari di maggioranza.

Per il leader carismatico del MoVimento 5 Stelle, la cessione della Telecom rappresenta «un disastro annunciato da un saccheggio continuato, pianitifcato e portato a termine con cinismo di quella che era tra le più potenti, innovative e floride società italiane».

Grillo ricorda la privatizzazione della compagnia di telecomunicazioni di Stato, avvenuta nel 1999 con la cessione a debito operata dal governo di Massimo D’Alema, e rimarca come questo passaggio abbia segnato «l’inizio della morte di Telecom», e si lancia poi in un riassunto della storia recente di Telecom, fatta di un debito sempre più grande, a suo dire “costruito” dall’ex presidente Marco Tronchetti Provera, e come i suoi successori non abbiano potuto fare nulla per salvare l’azienda.

E adesso? Chi ci ha rubato il futuro deve rispondere di fronte alla nazione di questo scempio. Chi ha guadagnato dalla distruzione di Telecom e del suo grande indotto? I consiglieri di amministrazione? Gli azionisti? I partiti? Per molti la Telecom è stato un grande affare, il migliore della loro vita. In questi anni invece di ridurre il debito si sono pagati dividendi agli azionisti, super stipendi ai manager e gettoni d’oro ai consiglieri di amministrazione (Beppe Grillo)

Grillo, di nuovo manchevole di ricordare che, in quanto azienda privata, la Telecom non può essere sottoposta a un regime esclusivo di controllo da parte dello Stato, chiede che l’esecutivo usi i fondi per la costruzione della Tav Lione – Torino per l’acquisto della quota di maggioranza della Telecom, e che su questa venga avviata una commissione d’inchiesta parlamentare per accertare eventuali colpe degli ex e attuali dirigenti.

Stefano Maria Meconi

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