Basket serie A EA7 Milano, un bilancio della crisi

Omar Cook

Basket serie A, Omar Cook ha rescisso il contratto con Milano basketnet.net

Nel campionato di serie A di basket, è già tempo di fare un bilancio sulla squadra favorita a inizio stagione: l’EA7 Milano arriva al Natale con ben pochi doni sotto l’albero, ma tanto carbone. L’ultima palata l’ha aggiunta la Cimberio Varese, sbancando il Forum domenica sera con il punteggio di 77 a 83: ora i punti che separano la squadra di coach Scariolo dalla vetta, saldamente occupata proprio dal team varesotto, sono dieci, a due giornate dal giro di boa dell’andata. Ma ciò che è peggio è che ad oggi Milano, oltre ad essere uscita prematuramente e in modo sciagurato dall’eurolega, sarebbe fuori anche dalle finali di Coppa Italia, organizzate quest’anno proprio al forum di Assago. Un autentico fallimento, considerate le aspettative di inizio stagione e il roster che i milanesi possono schierare.

Sono numerosi i problemi emersi in questo primo scorcio di stagione, il più grave dei quali è stato ancora una volta decisivo nell’ultimo quarto del derby di domenica scorsa: la mancanza di personalità di un gruppo di talenti che squadra non lo è ancora diventato. Quando la partita è diventata «calda» e i palloni hanno iniziato a essere pesanti, Banks e Green, stelline di Varese, hanno mantenuto i nervi saldi e hanno infilato i punti decisivi, non senza commettere alcuni brutti errori, alla fine ininfluenti, dal momento che alla squadra di Scariolo hanno cominciato a tremare le mani, come troppe volte si è visto in questi primi mesi. I padroni di casa hanno lasciato ogni responsabilità a Langford e al nuovo acquisto JR Bremer, rinunciando a tiri in campo aperto, aprendo squarci indecorosi in difesa e dimostrando incapacità a restare uniti in attacco.

Il ritorno di J.R. Bremer dunque: è stata la prima grossa novità della rivoluzione in corso in seguito all’eliminazione dall’Eurolega. La prima scelta, abbastanza originale, è stata l’allontanamento del vice allenatore Fabrizio Frates: normalmente di fronte a un disastro di queste dimensioni a pagare è il coach. Ma evidentemente Scariolo gode ancora della piena fiducia della società e resta saldo in panchina, mentre si può solo ipotizzare un rapporto deteriorato con il vecchio amico Frates. Altrimenti sarebbe una scelta incomprensibile.

Ma non sarà questo a incidere sul futuro di una squadra partita col favore dei pronostici e piombata in una crisi di cui non si intravede la fine. Potrà certamente pesare in modo positivo il sospirato taglio di Omar Cook, passato da leader tecnico e caratteriale designato a tavolino, a giocatore limitato sotto tutti i punti di vista, compreso quello professionale: va a giocare nel Caja Laboral, squadra aiutata proprio dagli errori tragicomici del play americano a superare l’EA7 in eurolega. Si può dire che si sia meritato il posto in squadra.

Al suo posto rientra, come detto sopra, J.R. Bremer, giocatore certamente più professionale, solido e completo, ma con il vizio di non passare la palla nemmeno quando va in bagno. Assieme a lui Milano sonda il mercato alla ricerca di un playmaker titolare e di quel pivot atletico e aggressivo che Hendrix non è mai diventato in casacca biancorossa, prima di essere messo fuori rosa assieme a Cook.

J.R. Bremer

J.R. Bremer

E’ necessario forse avere ancora un po’ di pazienza: al termine di questa mini rivoluzione che dovrebbe aver allontanato «frondisti» e sopravvalutati di ogni sorta, si potrà capire se Milano ha di nuovo le carte in regola per ripetere l’exploit della scorsa primavera e giocarsi lo scudetto a giugno, come nelle previsioni. Ma restano alcuni dubbi enormi su questa squadra, a partire dalle scelte di inizio anno: Cook poteva essere il play giusto con Hairston, Gentile e Langford, giocatori che troppo spesso dimenticano che il basket è uno sport di squadra e che il passaggio è uno dei fondamentali di un giocatore. Ma chi ha fatto capitano un giocatore così poco professionale e con un carisma paragonabile a quello di una decorazione natalizia, sarà meglio che rifletta sulla futura pianificazione.

Non solo questo: se Hendrix sulla carta valeva il sacrificio temporaneo di Radosevic, salvo poi rivelarsi anch’egli un acquisto sbagliato, vuoi per poca serietà, vuoi per un errore di valutazione, più rischioso è stato l’acquisto di Keith Langford. Non è in discussione il talento puro del texano: ma con Hairston e Gentile a disposizione, probabilmente sarebbe servita una guardia in grado di uscire dai blocchi e liberarsi della palla in pochi secondi.

Per concludere, un accenno doveroso alla conferma di Fotsis e Bourousis: il secondo è sempre decisivo in attacco, salva la gestione suicida di coach Scariolo in alcune partite tra cui la sfida con Varese, ma di certo poco aggressivo in difesa e a rimbalzo. Il primo invece è in grave crisi mentale: segna poco, sbaglia molto, rinuncia troppo spesso per paura, sensazione sorprendente per un campione del suo livello. Basterà il singolo impegno settimanale per ridargli energie e motivazioni?

Ora resta da attendere il girone di ritorno per capire se Milano avrà davvero buttato via un altro progetto, o riuscirà a rimettersi in corsa per il posto che la sua storia merita. Scariolo ha avuto fiducia, ancora una volta: ha sei mesi per dimostrare di aver avuto ragione, ammesso che sopravviva alle strettoie di una coppa italia che sembra scivolare dalle mani.

Daniele Leone

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