Basket, 7a giornata: Venezia vince al Forum 100 a 105, buio pesto per Milano

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Clark protagonista della vittoria di Venezia pianetabasket.com

Banchetta anche Venezia in quel territorio di conquista che è diventato il Forum di Assago. Non importa se vi chiamate Clark o Spanoulis, Diawara o Papanikolaou: passate da Milano e vi divertirete. Perché questa è la triste realtà per una squadra che a inizio anno partiva con i favori dei pronostici: oggi non è una squadra, non ha gioco in attacco, non ha voglia di aiutarsi in difesa, non ha ritmo né intensità. A parte qualche rara eccezione, come la vittoria a Siena della scorsa settimana, la fragilità mentale e tattica di Milano ormai è cronica e a quanto pare nota a qualunque avversario. Che immancabilmente ne abusa.

Tutto questo rende anche difficile fare valutazioni sui singoli giocatori, indubbiamente quasi tutti sotto lo standard della tollerabilità. Hendrix è l’ombra di quello che era a Tel Aviv, Melli non riesce ad andare oltre l’impegno, Bourousis e Langford sono spesso determinanti in attacco, ma sono fatti di burro in difesa. Anche Fotsis , Gentile e Hairston vivono di sprazzi di talento, ma la sensazione è che non vengano mai sfruttati per le loro caratteristiche e che siano spesso costretti a improvvisare.

L’unico elemento su cui i dubbi stanno diventando certezze è Omar Cook: il capitano è un playmaker tecnicamente dimezzato e si sta trasformando in un punto debole partita dopo partita. Qualunque avversario sa che non cercherà penetrazioni in area e che in ogni caso non sarà un fattore al tiro, quindi può permettersi di lasciargli spazio senza correre rischi. Per quanto riguarda la fase difensiva, è sufficiente avere un atletismo superiore a quello di un panda per batterlo sistematicamente nell’uno contro uno: in questo momento gli aiuti dei compagni sono talmente deboli che, caso mai dovessero arrivare, si aprirebbero voragini per gli scarichi da tre punti.

Tutto questo l’ha letto molto bene l’Umana Venezia che ha aggredito da subito la partita con il playmaker Clark, dirimpettaio del malcapitato Cook, a spingere sull’acceleratore per i suoi punti e quelli dei compagni, si chiamassero Young, Szewczyk o Bulleri: gli ospiti chiudono in vantaggio il primo quarto 23 a 32, con Milano oscena in difesa e che in attacco ha qualcosa solo da Fotsis, Bourousis e Hairston. Da questo momento la partita diventa un elastico: Milano si riavvicina, Venezia torna in fuga, in una gara in cui gli attacchi hanno momenti esaltanti e le difese sarebbero inadeguate anche in prima divisione. Gli ospiti chiudono il primo tempo in vantaggio 59 a 53, ottenendo punti preziosi anche da Fantoni, Diawara e Williams.

Nel secondo tempo la discontinuità persiste: Venezia vola a +12 (63-75) dopo una palla persa da Milano su una rimessa dal fondo da minibasket, ma i padroni di casa rientrano con le iniziative di Hairston, Langford, Bourousis e uno Stipcevic finalmente positivo. Quando Melli segna il canestro del sorpasso a inizio ultimo quarto, subito dopo il quinto fallo del gigante Williams, Milano sembra aver ritrovato se non un gioco, almeno la dignità e la gara sembra cambiare padrone. Ma sarebbe troppo ingiusto per la volenterosa Umana Venezia e troppa grazia per l’inesistente squadra di coach Scariolo: Diawara con due canestri siderali rimanda Venezia in orbita.

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Sergio Scariolo: la sua Milano è in crisi nera www.marca.com

Il finale è ancora da manuale di masochismo per i biancorossi di un Giorgio Armani sempre più cupo in tribuna: Langford e una tripla di Cook, evento meno frequente della resurrezione di Lazzaro, riaprono di nuovo i giochi riavvicinando le due squadre. Ma poi lo stesso playmaker milanese rinuncia a due tiri in campo aperto, mentre il suo dirimpettaio Clark chiude i giochi segnando da tre e da due. La chicca finale è una schiacciata sbagliata dall’uomo più forte, Malik Hairston, quando tutto era ancora da decidere: negli occhi rassegnati e increduli di Malik si legge uno psicodramma tutto da decifrare.

Milano è allo sbando sotto tutti gli aspetti: non difende, non attacca, non lotta. Al presidente Proli e a Scariolo il compito di raddrizzare la rotta, anche a costo di decisioni drastiche. Prima che sia troppo tardi per puntare a uno scudetto che oggi sembra ancora una volta una chimera.

Le pagelle di Milano:

Cook 4: a fine partita ha smazzato 6 assist. Molto bene: il suo avversario ha realizzato 26 punti facili come spalmare la nutella sul pane, con 28 di valutazione. In difesa le penetrazioni contro di lui vanno sistematicamente a buon fine o con un canestro, o con uno scarico. Quando attacca qualunque avversario può andare ad ammazzarsi di aperitivi al bar del Forum, tanto non cercherà quasi mai né un tiro, né un entrata. Qualche assist possono anche concederglielo, tanto non incideranno sul risultato finale.

Langford 6,5: tra i migliori in attacco, perde qualche pallone pesante nel finale, ma almeno ci prova. Anche a rimbalzo tenta di saltare e di buttarsi.

Hairston 5,5: mezzo punto in meno perché ha sbagliato la schiacciata. In ogni caso, non è al meglio: soffre la convivenza con un altro accentratore come Langford? Sarà coach Scariolo a dover risolvere la questione, tanto più facile se si considera che sono due tra le migliori guardie del continente. Quindi si prega di farli coesistere quanto prima.

Fotsis 6,5: assieme al connazionale Bourousis è il più continuo. La sensazione è che per rendere al suo meglio, che è davvero notevole, debba integrarsi in un sistema di gioco che oggi non si vede.

Bourousis 6: mezzo punto in meno dell’altro greco perché in difesa non aiuta quasi mai. Se si aggiunge che Omar Cook viene stabilmente saltato, il suo apporto sotto le plance diventa ancora più prezioso. Certo, non è colpa sua se gli esterni superano la prima linea come se fosse burro fuso: ma deve dare di più.

Stipcevic 6,5: tecnicamente non è granché. Ma almeno sa cosa vuol dire impegnarsi e cercare di riscattare gli errori anche più banali.

Basile 5: gioca pochi minuti e lo fa male. Impalpabile.

Gentile 4,5: stecca la seconda di file dopo gli elogi contro Siena.

Melli 6: corre e prova a dare il suo contributo in difesa e a rimbalzo.

Hendrix 4: il fatto che oggi sia totalmente fuori squadra potrebbe non essere solo colpa sua. Che non corra e non salti invece si.

Coach Scariolo 4: il gruppo è ricco di talento. Ha qualche punto di domanda come Omar Cook, peraltro riconfermato dallo staff tecnico e promosso capitano. Certamente è difficile fare convivere Hairston e Langford. Senza dubbio è un insieme di giocatori più votati all’attacco che alla difesa. Ma detto questo il roster è uno dei migliori d’Europa. Ma soprattutto la squadra non attacca se non per iniziative individuali, non si aiuta in difesa e non ha voglia di lottare. Insomma non è una squadra.

Venezia: Clark 8, Bulleri 6,5, Diawara 8, Szewczyk 6, Young 7, Fantoni 6, Bowers 5,5, Magro 6, Williams 5,5, Marconato 5,5. Coach Mazzon: 6,5

Daniele Leone

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