Bankitalia: Bini Smaghi non sloggia, Sarko si infuria e il Cav trema

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Lorenzo Bini Smaghi

Roma – Qualcuno cacci Lorenzo Bini Smaghi dal board della Bce. E lo faccia in fretta perché il membro non-dimissionario della Banca centrale europea sta diventando il motivo di un incidente diplomatico di proporzioni epocali. Andiamo con ordine.

Bce – Nel giugno scorso, l’Eurotower ha designato il futuro successore alla presidenza della Banca centrale europea: l’italiano Mario Draghi al posto del francese Jean-Claude Trichet. Fin qui, il noto.

Il dettaglio che all’epoca era passato un po’ in sordina e che adesso si sta trasformando in una montagna, fu l’intervento del presidente francese, Nicolas Sarkozy, a proposito della nomina. Disse Sarko: la Francia vota per Draghi solo se l’altra poltrona italiana in sede Bce – quella di Bini Smaghi appunto – è liberata al più presto e data ad un francese. Scambio equo e solidale così da non dispiacere a nessuno e consentire a tutti di avere un rappresentante alla Banca europea. Seguirono rassicurazioni e promesse alla Francia da parte del Governo Berlusconi e dello stesso Bini Smaghi, il quale a Sarko in persona promise via comunicazione telefonica: sloggio entro la fine dell’anno.

Parevano tutti contenti, senonché nessuno aveva fatto i conti con la brutta abitudine tutta nostrana di arruffare anche le situazioni più lineari.

Bankitalia – Intorno a Draghi infatti – ufficialmente ancora preisidente della Banca d’Italia fino al 31 ottobre – si è alzato il polverone della successione. La questione si conosce: da una parte Berlusconi vorrebbe il suo prescelto, Fabrizio Saccomanni, già direttore generale dell’Istituto bancario, già fiduciato da Draghi e dal Consiglio superiore di via Nazionale e pure già benedetto dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che lo ritiene l’uomo giusto al posto giusto.

Dall’altra parte, il ministro dell’Economia più scocciato di stare il Parlamento che ci sia: Giulio Tremonti, il quale vorrebbe portare avanti la candidatuta del proprio Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro. Che c’entra tutto questo con Bini Smaghi?

C’entra, perché il lesto membro del board di Francoforte già da prima aveva poca voglia di scollarsi dalla seggiola della Bce, se non previa valida contropartita. Attualmente – dicono i ben informati – pare che l’uomo sia disposto a scucirsi dalla fodera della poltrona solo dopo aver tentato la volata alla Banca d’Italia.

Andate dietro a quel che sembra essere il Bini-pensiero: giacché i 2 contendenti non si mettono d’accordo e il posto alla presidenza bancaria resta vacante, l’uomo ne approfitta.

Dall’estate scorsa a oggi, Smaghi ha rifiutato (nell’ordine): la direzione dell’Antitrust, quella dell’Authority per i lavori pubblici e persino la direzione generale di via Nazionale al posto di Saccomanni.

Si dirà: cavoli suoi. Mica tanto. Perché Bini ha recentemente rilanciato la posta, facendo capire al presidente Sarkozy di non avere più intenzione di dimettersi creando, in tal modo, un cortocircuito diplomatico con la Francia al fine di costringere il Governo a metterlo sullo scranno di Bankitalia.

Francia – Che Bini Smaghi si illuda è possibile dirlo con una certa sicurezza. Fosse solo perché per sedersi a Banca Italia serve il bene placido del premier, del presidente Draghi, del Consiglio superiore e magari anche il buon occhio del Quirinale, al quale spetta l’onere di firmare il mandato. Difficile che tutte le istituzioni economico-nazionali si pieghino al Bini di turno.

Il compenso il Bini è riuscito nella prima cosa: far inferocire la Francia e gettare l’Italia nella melma del ridicolo internazionale.

Il più incavolato è il presidente francese, per 2 buone ragioni. Intanto, non è mai carino sapere di essere stati presi per il fiocco, soprattutto se sei un primo ministro. In secondo luogo, il

Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi

ministro in questione è nel pieno di una difficile campagna elettorale. Sarko è ai minimi storici di popolarità al punto che – dicono i media – i francesi sono a caccia dell’“anti-Sarkozy”. Che vale un po’ come dire “l’anti-Cristo”, il che significa che la Francia – pur di non votare Sarko – sarebbe disposta anche a vendersi al demonio. Poco incoraggiante.

Ora, l’ultima cosa che serve a Nicolas è una figuraccia sulle nomine della Bce e per evitarla è pronto anche a fare una sfuriata al Consiglio europeo in programma per il 23 ottobre prossimo, all’indirizzo di Berlusconi. Perciò, il premier teme e trema.

Torniamo a monte: qualcuno cacci Bini Smaghi entro questo mese, altrimenti, come si fa a dare torto alla Francia quando ci esclude dai tavoli istituzional-economici affermando che siamo inaffidabili? Per carità.

 

Chantal Cresta

Foto || lastampa.it; libero-news.it

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