Bag of Bones: il ritorno degli Europe

La copertina di "Bag of Bones"

Gli Europe? Quelli di The Final Conudown! Ecco come questa band è ricordata dalla maggior parte dei non intenditori di rock. Famosissimi negli anni ’80 e idoli delle ragazzine grazie alle chiomona cotonata del belloccio singer Joey Tempest, gli Europe hanno raggiunto il successo planetario con l’album The Final Countdown del 1986, contenente il loro massimo cavallo di battaglia, divenuto la principale colonna sonora di ogni capodanno.

John Norum (virtuoso chitarrista della band) abbandona gli Europe all’apice della fama e viene sostituito dal bravo Kee Marcello. Ancora qualche anno di notorietà per la band svedese, fino allo scioglimento nel 1992. All’inizio del nuovo millennio gli Europe si riuniscono e sfornano nuovi ottimi album, fino al recente Bag of Bones, nono album in studio e probabilmente uno dei migliori della loro discografia. Messa da parte la lacca per i capelli e le ruffianissime tastiere anni ’80 che li contraddistinguevano, gli Europe post-reunion hanno proposto una nuova soluzione musicale, fatta di hard rock mescolato con una buona componente blues: un mix sincero, accattivante e di alta qualità. Il valore dei singoli musicisti non è mai stato oggetto di discussione. Joey Tempest, oltre alle sue qualità di seduttore e idolo delle ragazzine è sempre stato un ottimo cantante e John Norum uno ottimo chitarrista, virtuoso ma con grande gusto per la melodia ed il groove. Le critiche semmai sono sempre state rivolte al carattere catchy ed eccessivamente easy-listening delle loro canzoni. Questo nuovo album è forse l’apice del nuovo corso della band: 40 minuti di ottimo rock ben suonato, trascinante e vero. Ma analizziamo nel dettaglio questo Bag of Bones.

Il riffone blues di Riches to Rags apre le danze: un brano potente e granitico. Grandissimo il lavoro alle chitarre di John Norum, autore di un favoloso assolo, ben supportato dalla premiata ditta Leven-Haugland al basso e alla batteria. Un misto di anni ’70 alla Led Zeppelin unito alla potenza dei Gotthard più incazzati. Questa è la ricetta di questo brano e di buona parte delle composizioni di questo album.

Not Supposed to Sing the Blues, primo singolo estratto, è un altro ottimo brano rock a metà strada tra Led Zeppelin (massima ispirazione di questo album) e la carica dei Mr.Big, dotato di una ritmica accattivante ed un cantato potente del sempre bravo Joey Tempest.

Firebox possiede un tocco più moderno e sperimentale (soprattutto nella parte centrale) rispetto ai due brani precedenti, mentre con la titletrack Bag of Bones si torna sul classico: intro di chitarra acustica e slide guitar con un ritornello in crescendo sullo stile delle semi-ballate del Bon Jovi primi anni ’90. Da segnalare un altro bellissimo assolo di chitarra dell’ispiratissimo John Norum, concentrato di tecnica e melodia.

Requiem è una breve introduzione strumentale alla successiva My Woman My Friend, altro granitico mid tempo, potente e avvolgente, sostenuto da un ottimo riff portante, malinconico e sinistro. Demon Head, aperta dall’ennesimo gran riff di Norum, alza nuovamente i toni: travolgente la parte centrale con l’assolo. Plauso anche alla sezione ritmica che non perde un colpo ed al lavoro alle tastiere di Mic Michaeli, quasi invisibile ma che fornisce un tappeto ritmico originale e cremoso.

La breve Drink and a Smile è una bella chicca acustica che gronda sudore e southern rock. Una introduzione perfetta alla successiva Doghouse, potente brano blues rock ai confini con il southern, che vanta un arrangiamento oltremodo ricco e diretto. Uno dei migliori capitoli dell’album.

Mercy You Mercy Me è puro hard rock senza fronzoli e compromessi: gran riffing, ottima sezione ritmica. Potenza e sostanza. Conclude il disco Bring It All Home, la ballatona strappalacrime che ancora mancava e che non può mancare in ogni buon disco rock.

Joey Tempest e John Norum

Che dire. Un disco di valore assoluto: dieci ottimi brani suonati da musicisti con la “m” maiuscola che all’alba dei 50 anni hanno ancora voglia di mettersi in gioco e di proporre un prodotto di valore, sincero e diretto. I fan dei vecchi Europe potrebbero rimpiangere le tastierone ruffiane, i cori e la lacca che contraddistingueva questa band all’apice della fama negli anni ’80, anche se non potranno non essere soddisfatti al termine dell’ascolto di questo nuovo album, molto più orientato sui riff di chitarra e sulle corpose e massicce sezioni ritmiche.

Doveroso anche l’elogio alla grandiosa produzione di Kevin Shirley, uno che sicuramente ne capisce di rock di un certo spessore (ha lavorato infatti con Iron Maiden, Journey, Aerosmith, Mr.Big, Dream Theater).

La band ha appena annunciato il tour europeo, e in Italia son previste ben quattro date (25, 26, 27, 29 di ottobre), tra cui spicca quella di Milano all’Alcatraz. Prevendite disponibili già da qualche giorno sul circuito Ticketone.

Un evento sicuramente molto gradito il ritorno in Italia di una band in forma che sta vivendo una seconda giovinezza. La dimostrazione è questo nuovo Bag of Bones, uno dei lavori migliori che la band svedese abbia mai partorito e che difficilmente deluderà gli amanti del buon rock.

Alberto Staiz

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